“Dottore voglio fare un check up completo”. Cosa è utile e cosa no

di Stefano Chiaramonte*

“Brutta cosa diventare vecchi!” ripeteva mio nonno (aveva 95 anni…beato lui!). Era lucidissimo, mentalmente attivo e pieno di entusiasmo ma, seppur in buona salute, ogni giorno doveva fare i conti con l’inevitabile declino fisico della sua età.

Gli Antichi consideravano l’invecchiamento una perdita progressiva, continua ed irreversibile della “forza vitale” che oggi sappiamo derivare dalla somma complessiva delle modificazioni delle strutture cellulari, subcellulari e molecolari che si accumulano in un individuo nel corso della vita.  In condizioni di salute un organismo si adatta e mantiene nel tempo prestazioni proporzionali alle richieste: un giovane corre la maratona, un adulto marcia con un buon passo, un anziano cammina, piano, ma cammina. Questo è il processo di invecchiamento che progredisce fisiologicamente.

Diverso è quello che si verifica quando tempi e meccanismi sono condizionati da una patologia che, iniziando generalmente in maniera subdola, innesca quello che sembra un vero e proprio processo di invecchiamento precoce e che, a livello di un singolo organo, si traduce nel progressivo esaurimento della sua riserva funzionale fino allo sviluppo di una malattia conclamata.

La riserva funzionale rappresenta la differenza fra il lavoro massimo di cui un organo è capace ed il lavoro che fornisce normalmente in condizioni di riposo. Il suo progressivo deterioramento non si riflette immediatamente in un deficit funzionale evidente, perciò un soggetto può presentare tutti i parametri perfettamente in ordine salvo poi manifestare, in determinate situazioni, gravi problemi. Si può fare l’esempio di un’automobile: quando è nuova, per correre a 100 all’ora, basta che il motore faccia 3000 giri al minuto. Con gli anni per mantenere la stessa velocità si deve aumentare a 4000 giri, poi a 5000, poi a 6000 fino a quando, affrontando un cavalcavia, rallenta a 90 all’ora.

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morbilità e di mortalità nei paesi industrializzati. Sono stati identificati vari fattori di rischio cioè condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare una patologia e sono stati sviluppati algoritmi per la quantificazione del rischio cardiovascolare totale che utilizzano età, sesso, fumo, pressione, glicemia, colesterolemia.

Attenzione però, non basta monitorare i fattori causali e calcolare l’indice di rischio. E’ anche necessario ricercare la presenza di un Danno d’Organo asintomatico cioè le modificazioni asintomatiche della struttura e/o della funzione di uno o più organi, risultato dell’azione di tali fattori.  Si chiamano marcatori surrogati di danno d’organo. La diagnosi deve essere fatta ancora nelle fasi iniziali perché il monitoraggio regolare della loro evoluzione consente di gestire le misure preventive o terapeutiche in maniera molto più efficace.

Nel cuore le prime modificazioni riguardano lo spessore del setto che separa i due ventricoli e lo spessore delle loro pareti. Come avviene in tutti i muscoli in seguito all’allenamento, anche il cuore quando sottoposto ad un lavoro più intenso, si ipertrofizza, aumenta di volume.

Nei vasi arteriosi le prime alterazioni si realizzano nello strato più superficiale della parete che aumenta di spessore e perde le caratteristiche di normale ecogenicità. Le carotidi, per sede, calibro e struttura, sono le più agevoli da indagare e forniscono l’informazione più precise.

La caratteristica più importante dei grossi vasi arteriosi è l’elasticità della parete che favorisce la progressione regolare ed armonica dell’onda del sangue sulla spinta di ogni singola contrazione cardiaca. L’aterosclerosi determina una progressiva alterazione della parete dei vasi che perde elasticità. Questo si riflette in un ritardo nei tempi e modalità di conduzione dell’onda.

Nei reni un esame ecografico consente di documentare alterazioni del profilo, delle dimensioni, della struttura interna che precedono di molto la riduzione della funzionalità renale.

La misurazione ripetuta della pressione arteriosa consente di cogliere l’aumento dei valori rispetto all’ottimale 130/80 mmHg, l’aumento della differenziale fra sistolica e diastolica e la perdita del fisiologico abbassamento dei valori che si verifica nel corso della notte.

Per soddisfare la fatidica richiesta “Dottore, voglio fare un check-up completo. Mi faccia fare tutte le analisi” è necessario programmare un ampio set di indagini che consenta di fare una valutazione non solo dei fattori di rischio ma anche dei marcatori di danno cardiovascolare e che comprende: esami bioumorali, ecocardio, ecodoppler dei tronchi sovraortici, ecografia renale, ecodoppler dei vasi addominali, densitometria total body con tecnica DXA (per la valutazione della composizione corporea e del grasso viscerale).

Questi esami sono in grado di fornire risposte riproducibili e confrontabili che consentono di monitorare nel tempo l’andamento della situazione.

Il programma dovrebbe essere rivolto a soggetti di età superiore a 35 anni in buona salute, a soggetti con fattori di rischio già noti o a soggetti con segni di danno d’organo asintomatico.

Tutti gli esami dovrebbero essere concentrati in un tempo ristretto, in modo da avere un impatto minimo su orari di lavoro, attività lavorative o impegni famigliari che spesso possono costituire un ostacolo ad un’attività di prevenzione efficace.

La diagnostica deve essere considerata uno strumento fondamentale per mettere in atto tutte le misure di prevenzione, prima ancora che di terapia, secondo la logica di …chiudere la porta del pollaio prima che le galline siano scappate!


IMG_7430* Nefrologo – Coordinatore del Programma di Prevenzione del Rischio Cardiovascolare

 

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