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Berlato (Fdi): dopo le europee elezioni e un nuovo centrodestra con la Lega

di Giorgio Gasco*

Come dare torto a Giorgia Meloni, che dopo il voto in Basilicata, in un’intervista al Corriere dice che “sono solo due le forse che crescono di elezione in elezioni: Fratelli d’Italia e la Lega”. Gli eredi di An sembrano aver intrapreso una strada in discesa come il partito di Salvini, entrambi parte, finora, del centrodestra ideato 25 anni fa da Berlusconi e Bossi. Ma nel quarto di secolo trascorso, Forza Italia ha perso smalto e oggi è relegata a terza gamba della coalizione, il cui posto è stato occupato proprio da Fdi grazie al 6% dei consensi incassati in Basilicata e il 7% in Abruzzo.

Questo combinato disposto, fa sì che la “giovane” Meloni (non va dimenticato dal 2006 al 2008 a 29 anni, è anche stata vicepresidente della Camera, raccogliendo consensi per il suo polso fermo nella conduzione dei lavori d’aula) lanci il sasso nello stagno, relegando a comprimario il ruolo degli azzurri aprendo le porte a chi volesse indossare una nuova casacca politica, e affiancando il nuovo “conducator” padano Matteo Salvini garantendogli il sostegno per creare un nuovo centrodestra. E non ultimo, ponendosi come “riferimento di ceti medi produttivi e imprenditoriali delusi dall’azione di questo governo”.

Il messaggio sta raggiungendo tutti i livelli territoriali. In consiglio regionale del Veneto, ad esempio, in pochi mesi il gruppo di Fratelli d’Italia è passato da uno (Sergio Berlato, che è anche coordinatore regionale) a tre rappresentanti con altri due big ed ex An (Massimo Giorgetti e Elena Donazzan) che usciti da Forza Italia gravitano attorno a Fdi pur non aderendo.

Sergio Berlato, Fdi ha messo il turbo. L’adesione di 35 amministratori locali del Veneto è un bel colpo, ancora di più considerando che sono quasi tutti provenienti da Forza Italia.

“Stiamo raccogliendo adesioni in tutto il Veneto, siamo in fase di crescita. Alle ultime politiche abbiamo triplicato i voti rispetto alle elezioni precedenti, siamo passati da zero parlamentari a 5, in consiglio regionale da un consigliere a tre, e continuano ad arrivare richieste di adesione di chi ha deciso di aderire al nostro progetto politico”.

La Meloni sta lavorando per creare la seconda gamba del centrodestra viste le enormi difficoltà di Forza Italia.

“Infatti, creare un contenitore alternativo ma alleato della Lega, un contenitore che ci permetta, appena dopo l’esito delle elezioni europee, di proporre a Salvini un nuovo governo per riportare la coalizione alla guida del Paese, al posto di questa alleanza innaturale Lega-M5S”.

Però, stando ai dati della Basilicata, la Lega è al 17% e Cinquestelle al 20%: riportando questi dati a livello nazionale non pare esserci alternativa numerica a questo governo.

“Tutte le ultime elezioni locali confermano il trend: l’evoluzione del centrodestra è in atto, c’è un calo generalizzato del centrosinistra, un calo dei grillini e un aumento dei partiti di centrodestra a dimostrazione che uniti vinciamo. Da qui parte il nostro progetto verso un’evoluzione politica della nostra area, sia localmente che a livello nazionale da concretizzare con nuove elezioni politiche dopo le europee”.

Una coalizione di centrodestra rivista e corretta, che tenga conto dei nuovi equilibri al suo interno, deve essere aperta, visto che, per ora, la sommatoria dei risultati delle ultime tornate elettorali raggiungere a malapena il 40%.

“Certo, una coalizione aperta che punti anche alla modifica della legge elettorale…”.

Un’altra legge elettorale?

“Sì, per reintrodurre il premio di maggioranza al fine di permettere alla coalizione vincente di governare”.

Ritorno al passato, cancellando il Rosatellum.

“Ricordo che l’attuale sistema è stato votato da Forza Italia, M5S e Pd non certo da noi, perché abolendo le preferenze si è impedito al cittadino di scegliere i propri rappresentanti e ai vincitori di governare”.

Perché non avete denunciato subito l’incongruenza del Rosatellum?

“Lo abbiamo fatto subito dicendo che la legge è stata fatta apposta per impedire la creazione di una maggioranza certa. Infatti, è accaduto che il centrodestra si è presentato insieme, che i leghisti sono stati eletti grazie ai voti di tutta la coalizione ma nelle stanze di governo c’é solo Salvini e i suoi, insieme ad una forza antitetica… questo è un tradimento del voto degli elettori”.

In questo momento il centrodestra non esiste più, ma nell’essenza della Lega trovate ancora lo spirito unitario tanto da considerare transitoria l’esperienza carroccio-grillini?

“Ricordo che all’origine del governo giallo-verde noi di Fdi abbiamo detto che ci saremmo posti all’opposizione ma con critica costruttiva: tutto ciò che sarebbe stato proposto per l’Italia e per gli italiani l’avremmo votato, decisione assai diversa da quella di Forza Italia, da subito contraria a prescindere…”.

Quindi?

“Non c’è alcuna incompatibilità tra noi e la Lega, anzi noi vogliamo rafforzare il rapporto…”.

Allora ha fondamento l’ipotesi di una lista unitaria tra Fdi e Lega per le europee, come suggerito Steve Bannon ec guru di Trump?

“A me non risulta: che interesse avrebbe la Lega a rinunciare a qualcuno dei suoi candidati a favore di qualcuno dei nostri?”.

Se non per le europee, può essere un progetto per il prossimo, immediato futuro.

“In ogni occasione la Meloni invita Salvini a rompere il contratto che lo lega a Di Maio che spesso ha contenuti che vanno contro gli interessi dell’Italia e dell’elettorato di centrodestra come nel caso dei provvedimenti che riguardano le imprese, approvati con i voti di Lega e Cinquestelle, nonostante Salvini a volte dica che non è colpa sua”.

L’impressione è che tra il contratto tra i due vice-premier si basi su ambiti reciproci ed esclusivi: io faccio questo e tu non mi disturbi, tu fai quello e io non ti contesto.

“Questo è il significato del contratto di governo. Lo si evince dai provvedimenti riguardanti l’economia”.

In che senso?

“Il decreto dignità ha creato un malumore pesante tra gli imprenditori perché in prospettiva genera disoccupazione e non certo lavoro. Poi il reddito di cittadinanza è fumo negli occhi soprattutto di chi vive alle nostre latitudini e in quelli degli imprenditori di tutta Italia, perché sottrae risorse che potrebbero invece essere investite a favore delle aziende tagliando il costo del lavoro, frena le infrastrutture e taglia la rivalutazione delle pensioni sopra i 1500 euro lordi che sono l’80% del totale delle pensioni. E tutto per quella che noi abbiamo definito paghetta di Stato che è il reddito di cittadinanza che genera sommerso. Non ci meravigliamo che siano i cinquestelle a fare queste proposte, che hanno un approccio ideologico di estrema sinistra, piuttosto è la Lega a sorprenderci per il voto favorevole alleiniziative che vanno contro gli italiani e gli imprenditori”.

Il progetto per un nuovo centrodestra, è stato presentato alla società civile, ai cosiddetti stakeholder del Veneto come li definisce il governatore?

“Non capisco i difensori del Veneto e dei veneti che usano questi inglesismi… noi preferiamo usare l’italiano o il veneto. Comunque, i portatoti di interesse sono costantemente informati sul nostro progetto. Come coordinatore regionale di Fdi mi sto muovendo per tutta la regione affinché sia conosciuto, condiviso e supportato perché tanto più forte avremo riscontro tanto più riusciremo a spostare baricentro del governo verso il centrodestra”.

Scusi, come sono i rapporti tra lei e il governatore veneto Luca Zaia?

“Normali, buoni. Amministriamo il Veneto assieme, nonostante a livello nazionale le posizioni siano molto distanti”.

Non sembra contraddittoria la coesistenza di Fdi con i sovranisti?

“Assolutamente no. Noi chiediamo una sovranità nei confronti dell’Europa, noi siamo contro il super Stato europeo che annienta le identità nazionali che invece vanno tutelate proprio per rendere più forte la stessa Europa. Alcuni Stati membri lo hanno già fatto: nella costituzione della Germania sta scritto che una norma europea può essere applicata a patto che non confligga con gli interessi nazionali. Questo è sovranismo, non anti europeismo, questa è sussidiarietà”.

Sussidiarietà… autonomia del Veneto. Cosa ne pensa?

“Chi l’ha vista? Come coordinatore veneto di Fdi ho aderito all’invito di portare i nostri elettori a votare convintamente al referendum del 2017. Ci è stato detto che il presupposto per motivare quel referendum non era la secessione ma una maggiore forma di autonomia nel rispetto della Costituzione e del principio per noi irrinunciabile dell’unità nazionale. Seguivano alcune promesse: padroni in casa nostra; i soldi prodotti in Veneto rimarranno in Veneto per essere reinvestiti in Veneto a beneficio dei veneti”.

Ebbene?

“Questo progetto di autonomia corre il rischio di essere un contenitore vuoto, senza una minima parte delle promesse fatte. E il governo cosa fa? Tutti i ministri da Matteo Salvini a Luigi Di Maio alla stessa Erika Stefani dicono che l’autonomia verrà fatta senza privare le regioni del Sud di neppure un euro rispetto a quelli che già lo Stato garantisce”.

Allora?

“Mi chiedo: dove pensano di trovare i soldi per completare l’operazione richiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, garantendo lo stesso flusso di fondi a tutte le Regioni? Questo mi fa pensare che l’autonomia sia una bandiera, un contenitore vuoto nel quale c’é assai poco per le regioni che hanno chiesto maggiore autonomia. Poi ci sono i tempi di approvazione…”.

Qualche giorno fa Salvini a Treviso ha garantito che il percorso sarà definito prima delle elezioni europee di fine maggio.

“Ripercorriamo il cammino iniziato dopo il referendum del 22 ottobre 2017. Ci era stato detto: dopo un anno da quel voto avrete l’autonomia. Personalmente, il 22 ottobre 2018 mi sono presentato a Venezia dove era stato organizzato un appuntamento ufficiale organizzato da Zaia con il ministro Stefani, nel quale si pensava ci fosse dato l’annuncio, per l’occasione mi ero comprato una cravatta nuova. Invece, ci siamo sentiti dire che era necessario aspettare Natale. Siamo arrivati a Natale 2018, abbiamo mangiato il panettone, il mandorlato, aperto le bottiglie di spumante ma l’autonomia non s’è vista. Ci dicono ancora che è solo questione di tempi tecnici e che bisognava aspettare il 15 di gennaio 2019, data superata. Nuovo annuncio: bisogna aspettare il 15 febbraio”.

Però, tutti dicono che c’è un documento condiviso con il governo.

“La verità è che esistono delle bozze sulle quali non c’è alcun accordo con il governo. Siamo arrivati al 15 febbraio e ancora nulla. Anzi, l’ultimo limite annunciato in questi giorni: della questione autonomia, non dell’autonomia, torneremo a parlare per fine anno. A dimostrazione che esiste il pericolo che questa chimera dell’autonomia si trasformi in un miraggio nel tentativo di guadagnare sempre più tempo per tirare a campare, senza risultato: sarebbe un tradimento nei confronti di chi ha votato convintamente, come il sottoscritto che si è speso per convincere Fdi a votare sì al referendum del 2017”.

Se la sua profezia si avverasse, cosa farete?

“Andremo casa per casa a dire che siamo stati presi in giro. Subito dopo le europee avvieremo una mobilitazione per chiedere al governo il rispetto degli impegni assunti nei confronti degli italiani e dei veneti in particolare. E se non ci sarà risposta, chiederemo ufficialmente che questo governo vadano a casa”.

Ipotizzate una scadenza?

“Vediamo cosa succederà entro fine anno, se sarà onorato l’impegno sulle 23 materie richieste dal Veneto e sui 9/10 delle tasse da trattenere in regione. Ma ripeto, pur sperando di sbagliarmi, mi pare di capire che non ci saranno scadenze ma solo miraggi. Come avvenuto per gli ipotizzati risarcimenti ai truffati nel fallimento di Veneto Banca e Popolare di Vicenza: sia Lega che Cinquestelle in campagna elettorale avevano preso l’impegno di risarcire tutti, ora, invece, spendono 6 miliardi di euro per finanziare la paghetta di Stato (reddito di cittadinanza) mentre per risarcire i clienti buggerati ne basterebbero quattro”.

Per i truffati dalle banche è stato stanziato un miliardo e mezzo.

“Agli inizi di febbraio Di Maio e Salvini, supportati da una claque organizzata ad arte, sono venuti a Vicenza per annunciare che di lì a una settimana sarebbero stati approvati i decreti attuativi ed erogate le risorse… per ora non si è visto nulla. Ci auguriamo che le cose si sveltiscano perché c’è disperazione tra tutti i truffati. Lo stesso vale per l’autonomia”.

Berlato, in tutte le elezioni lei era in prima fila inanellando record di preferenze. Sarà cosi anche per le europee?

“Come sempre, quando sono chiamato a combattere sono in prima linea. Credo nel progetto di Fdi e tutti ci sentiamo mobilitati”.

Le hanno già chiesto la disponibilità?

“Sì, e ho risposto che farò quello che il partito mi chiede di fare. Si deciderà entro il 5 aprile, ho già pronti tutti i miei strumenti di battaglia”.

Altri compagni di lista?

“Ho chiesto alla Meloni di fare una lista forte”.

Forte in che senso?

“Con personaggi rappresentativi del territorio, senza paracadutati da altre aree del Paese”.

E la Meloni?

“Sarà capolista in tutte le circoscrizioni, ma non ha velleità di andare a Strasburgo”.

Che risultato ipotizza per Fdi del Veneto?

“Visto il trend positivo delle ultime regionali in giro per l’Italia, confidiamo di ripete il risultato delle elezioni politiche di marzo 2018. Ovviamente, contiamo di fare un eurodeputato in ognuna delle cinque circoscrizioni…”.

E chi passerà nella circoscrizione Nordest che comprende Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Emilia Romagna? Per l’alternanza di genere (uomo, donna, uomo oppure donna, uomo, donna) e rinunciando la Meloni, lei potrebbe tornare a Strasburgo a mani basse.

“Se prenderò più preferenze voti degli altri”.

Lei è un abitué delle elezioni e può sempre contare su migliaia di cacciatori, di cui lei è strenuo difensore.

“Posso dare il mio contributo”


gasco.jpg*Giornalista

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