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Stati e religioni, la storia in un saggio di Raffaele Carcano

di Gigi Fincato*

“Se fosse un giallo, il valore di questo libro sarebbe irrisorio. Il crimine è dichiarato fin dal titolo. I due grandi sospettati sono indicati nel sottotitolo. Per trovare il colpevole sarà dunque necessario scavare innanzitutto nel loro passato. Anche perchè della vita della vittima si conosce pochissimo”. E’ l’incipit di “Storia dell’antilaicità – cinque millenni di rapporti tra stati e religioni”, libro che affronta una questione tornata di recente e prepotentemente alla ribalta, quella dei rapporti fra religione e politica.

A firmarlo è Raffaele Carcano, che sta girando l’italia per presentare il suo libro di stringente attualità, pubblicato dalla casa editrice dell’Uaar, Nessun Dogma. L’autore, milanese e laureato in scienze storico-religiose, ha già realizzato diversi articoli e libri sull’argomento ed è stato per anni segretario della storica associazione che raggruppa atei ed agnostici razionalisti e della quale è attualmente il coordinatore culturale.

Intanto come è nata l’idea di scrivere questo saggio dal taglio giornalistico?

le ragioni sono molto semplici, cioè cercare di ricostruire la storia dei rapporti fra politica e religioni, spaziando attraverso cinque millenni, quindi dall’inizio della Storia e nei cinque continenti, esaminando la questione da vari punti di vista possibili, cercando di individuare delle tipologie di correnti, sia nel rapporto fra religione e stati, che nel modo in cui gli stati hanno gestito questo fenomeno.

Dovendo fare una sintesi estrema, cosa balza più all’attenzione da questo studio?

Emerge soprattutto il fatto che i rapporti fra religione e politica di norma solo molto stretti. Emerge però anche che non sono gli unici, ma per fortuna da una parte ci sono anche dei margini di laicità che emergono e sono in via di espansione e dall’altra emerge anche che le tipologie con cui questi rapporti si concretizzano sono molto diverse, cioè non c’è solo una formula standardizzata, anzi purtroppo ce ne sono tante e talvolta si sommano tutte quante in un solo momento.

Parlando invece nello specifico del nostro paese, siamo a note dolenti o no?

Facendo un paragone con gli stati vicini sì, ma se vediamo la questione da un punto di vista temporale non è così perchè i passi avanti li abbiamo fatti. Ovviamente bisogna ancor impegnarsi per garantire quello che abbiamo ottenuto ed ottenere ancor di più.

Questo suo ottimismo le deriva anche dai molti anni passati come segretario dell’Uaar?

Sicuramente anche da questo, perchè, avendo conosciuto le difficoltà che aveva l’Uaar vent’anni fa, rispetto a quel periodo qualche passo avanti si è ottenuto; poi noi laici, me compreso, siamo perennemente insoddisfatti e quindi ci sembra sempre di restare indietro, di non riuscire ad ottenere tutto quello che vorremmo, ma qualcosa riusciamo ad ottenerla.

Ritiene che in questo periodo in Italia si stia correndo il rischio di andare verso una sorta di deriva ideologia sempre più lontana dal concetto di laicità?

In teoria no, perchè se si guarda i voti dei partiti politici che hanno opinioni laiche, questi sono comunque votati dalla maggioranza degli elettori. Il problema è che chiunque sia al governo i compromessi politici fanno sì che comunque la laicità sia uno dei temi che viene accantonato o addirittura bistrattato.

Infine, riguardo all’educazione sul concetto di laicità, quale può essere il ruolo della scuola?

In Italia purtroppo la scuola è uno dei temi su cui le confessioni religiose si impuntano maggiormente, proprio perchè è un tema caldo, un mezzo grazie al quale possono imporre la propria morale e sono quindi disposte a cedere su altro, ma non sulla scuola e quindi trovare politici che le ascoltino diventa purtroppo più facile ed è quindi uno dei temi su cui la battaglia laica dovrebbe soffermarsi maggiormente. Inoltre in Italia non c’è un partito che prenda la bandiera della laicità, ma per fortuna ce ne sono diversi che all’interno dei loro programmi hanno istanze laiche e questo ci da un po’ di speranza.


gigi fincato *Giornalista

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