Civibank, espansione in Veneto e l’utilizzo delle opportunità del Porto Franco. Riconfermata la presidente Del Piero

di Lucio Leonardelli*

“Che cosa vogliamo diventi la nostra banca?”. Così ha esordito Michela Del Piero nell’aprire i lavori in quanto presidente dell’assemblea di Civibank che alla vigilia era stata battezzata “l’assemblea del rilancio” in considerazione del fatto che all’approvazione doveva esserci il piano strategico varato dal Cda da qui fino al 2022 sul quale doveva “giocarsi” il confronto con i circa 16 mila soci – azionisti dell’istituto con sede a Cividale del Friuli.

E che l’appuntamento fosse particolarmente sentito lo si è visto dalla numerosa partecipazione tenuto conto hanno partecipato oltre mille soci – azionisti portatori in proprio o con delega di 2494 voti e alla domanda posta dalla presidente hanno risposto approvando il piano con 2008 voti favorevoli, mentre 440 sono stati quelli contrari e 38 gli astenuti.

Un piano che ha come obiettivo imperativo, come si legge, quello di “rimanere indipendenti per essere il punto di riferimento per le famiglie e gli operatori economici di Friuli VG e Veneto, e promuovere la crescita economica, sociale e culturale del territorio in cui opera”.

Per far questo è stata data delega al consiglio per deliberare un aumento di capitale per un importo massimo di 65 milioni di euro, anche in più tranches, oltre all’assegnazione di un warrant agli attuali azionisti. Dopo 12 anni è peraltro la prima volta che Civibank ricorre ad un aumento di capitale finalizzato al rafforzamento patrimoniale in funzione di una nuova tappa del proprio sviluppo che guarda all’ulteriore espansione in Veneto (“la regione più dinamica e imprenditorialmente vivace del Paese”) e ad utilizzare al meglio le opportunità offerte dal Porto Franco di Trieste, “mettendo al centro il Friuli quale territorio di congiunzione e di ricadute positive”.

Uno “scoglio” che non pareva essere facilmente superabile, anche alla luce di diverse obiezioni rispetto al piano strategico emerse nei giorni scorsi soprattutto in relazione all’aumento di capitale e alla necessità di trovare i relativi investitori interessati (ci sarebbe comunque, a quanto pare, alcuni imprenditori friulani già pronti per aderire a tale progetto, mentre si sarebbe defilata l’ipotesi circa il possibile ingresso della Finint, la finanziaria trevigiana pareva potesse essere della partita, anche se il condizionale rimane comunque d’obbligo), e che consente comunque alla Civibank di poter mantenere quella indipendenza e quella autonomia che è riuscita a consolidare nel tempo, confermando ulteriormente il ruolo di “banca di comunità”, legata fortemente al territorio.

Al riguardo la presidente Del Piero  ha sottolineato che “nel corso del 2018 CiviBank ha generato un “valore economico” di oltre 83 milioni di euro. Insieme a tale valore economico, la Banca genera inoltre “valore sociale e ambientale” di cui beneficiano tutti gli stakeholder, direttamente o attraverso le ricadute positive delle numerose attività sul territorio e le comunità di riferimento. Dal punto di vista operativo, con le due nuove aperture di Oderzo e Castelfranco Veneto e la chiusura di cinque sportelli nel 2018, la rete commerciale di CiviBank dispone oggi di 64 filiali, dislocate nei principali centri di 7 province del Nordest. Padova e Vicenza saranno le prossime tappe di espansione commerciale”.

Da parte sua il direttore generale Federico Fabbro ha illustratiìo nei dettagli gli

obiettivi finanziari del piano che prevedono una progressiva crescita della gestione che punti a conseguire un utile lordo di 30 milioni di euro a fine 2022, un rafforzamento del capitale fino a raggiungere un CET1 Ratio a 14,5%, una riduzione dell’incidenza dei crediti deteriorati dal 17,5% al 2018 a 9,6% al 2022, un incremento degli impieghi netti verso la clientela di 500 milioni di euro e un ritorno alla remunerazione degli azionisti con il dividendo già con il bilancio 2021.

Tali obiettivi saranno perseguiti cogliendo le nuove opportunità di business offerte dal Bancassurance, Wealth Management e dall’ampliamento dell’offerta commerciale; inoltre, attraverso la crescita delle quote di mercato soprattutto a Trieste e nel Veneto, una sensibile riduzione dei costi e delle spese amministrative e un efficientamento degli organici rendendo più snella la struttura di direzione e più razionali i processi di rete; infine con l’ottimizzazione della gestione del credito e del capitale.

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Nella parte ordinaria l’assemblea dei soci ha pure approvato a grande maggioranza (solo 148 i contrari) il bilancio 2018 corrispondente al 132° esercizio della banca i cui dati più significativi sono:

raccolta diretta da clientela: 2.579 milioni; raccolta indiretta: 1.029 milioni;  crediti alla clientela: 2.673 milioni; proventi operativi netti: 100,9 milioni;  oneri operativi: 63,9 milioni;  risultato netto della gestione operativa: 36,9 milioni;  tasso di copertura dei crediti in sofferenza: 65% utile d’esercizio: 2,0 milioni.

Sulla solidità della banca cividalese è tornata più volte la presidente Del Piero ricordando come il livello di solidità patrimoniale dell’Istituto è indicato dal coefficiente CET1 Ratio al 13,4%..

I nuovi finanziamenti erogati nell’anno a favore delle imprese e delle famiglie di CiviBank ammontano a ben 531 milioni di euro (+ 33% sul 2017), e portano a 2.673 milioni di euro il livello degli impieghi totali della Banca (+ 3,2%). I crediti deteriorati sono stati ridotti del 25,6% su base annua, in linea con il piano di riduzione e de-risking previsto.

Significativa è stata pure l’azione di contenimento dei costi, che a fine esercizio evidenzia un calo dell’8,3% sul 2017.

“Sui conti della Banca – ha fatto presente Del Piero – permane il pesante condizionamento della contribuzione obbligatoria che nel 2018 ha pesato per 3,6 milioni di euro lordi (negli ultimi 4 esercizi, purtroppo, abbiamo destinato complessivamente ben 21,6 milioni di euro lordi al Fondo Nazionale di Risoluzione ed al Fondo di Garanzia dei Depositi)”.

Inoltre, gli accantonamenti ai fondi rischi comprendono quest’anno 4,8 milioni di euro destinati a favorire le uscite volontarie dal lavoro ed il ricambio occupazionale e si è provveduto alla rettifica integrale dell’avviamento iscritto per 2,2 milioni di euro.

Il risultato dell’operatività corrente al lordo delle imposte si attesta quindi a 4,1 milioni di euro, mentre l’utile netto è pari a 2 milioni di euro, contro i 0,8 milioni dello scorso esercizio.

L’assemblea era pure chiamata al rinnovo di 5 amministratori, tra cui la stessa presidente Del Piero, per il prossimo triennio. Alla lista presentata dal consiglio di amministrazione (Alberto Agnoletto, Manuela Boschieri, Michela Del Piero, Franco Sala e Semolic Livio) si è aggiunta la candidatura spontanea di Michele Picco che non ha ottenuto i voti sufficienti per essere eletto (597). La presidente uscente, la più votata dai soci, ha raccolto 1597 consensi, e rimarrà dunque ancora in sella all’istituto anche per il prossimo triennio.


IMG-20180515-WA0026-1*Giornalista

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