Solidarietà Veneto: patto per il risparmio previdenziale contro i cambiamenti del clima

di Giorgio Gasco*

Dopo le devastazioni della tempesta Vaia, che alla fine dell’ottobre scorso ha devastato 41mila ettari di boschi del Nordest e 8,6 milioni di meti cubi di alberi abbattuti, il fondo pensione territoriale Solidarietà Veneto lancia un patto per il risparmio previdenziale in grado di contrastare i cambiamenti climatici. Da quella catastrofe, la riflessione sul clima e sulla sostenibilità dell’attività economica si è sviluppata con crescente intensità. Oggi ci si interroga: succederà ancora? Cosa possiamo fare? Qual è il ruolo della finanza e del Fondo pensione?

Il fondo pensione territoriale Solidarietà Veneto, la cui assemblea è formata da 200 delegati, equamente divisi tra rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, si prefigge di acquisire un ruolo chiave al fine di scongiurare la crisi climatica in cui versa tutto il pianeta Terra. Di qui l’idea di avviare un nuovo “percorso sostenibile”, presentata nella sede di Confindustria Veneto al Vega di Marghera, dove si sono condivise le esperienze e gli eventi che hanno contribuito a risvegliare negli ultimi mesi molte coscienze sopite. “Siamo sull’orlo di una crisi climatica mondiale, per scongiurare la quale occorrono misure concordare a livello globale”. Queste le parole presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la sua visita nei luoghi del Vajont e nelle aree colpite da Vaia. E ovviamente condivise dai sindaci di Rocca Pietore e Auronzo di Cadore, rispettivamente Andrea De Bernardin e Tatiana Pais Becher, che durante l’appuntamento organizzato da Solidarietà Veneto hanno ripercorso i terribili momenti vissuti durante la violenta tempesta, e affrontato le tematiche di più stretta attualità legate all’impatto ambientale, alle energie rinnovabili e alle strategie di investimento.

L’obiettivo del fondo territoriale è guardare oltre alla tempesta, per costruire il patto per un nuovo “risparmio previdenziale” che abbracci i cosiddetti criteri ESG, acronimo di impatto ambientale (Environmental); prospettive di sviluppo sociale (Social); qualità dei principi, delle regole e delle procedure che riguardano la gestione e il governo (Governance). Un diverso approccio che, pragmaticamente, tende a privilegiare i modelli di business sostenibili nel tempo e, dunque, più efficaci rispetto all’obiettivo della redditività nel lungo periodo. È il modello che Solidarietà Veneto da qualche anno già adotta con riferimento al comparto “prudente” e la cui estensione appare irrinunciabile. L’azione di chi gestisce il risparmio generato dall’attività economica non può restare sorda davanti a tutto ciò. Occorre agire. Subito. E così ha fatto Solidarietà Veneto con un primo passo simbolico, “un albero per ogni bambino”: attraverso la piattaforma Treedom si sta sostenendo un piccolo progetto agro – forestale, in pratica per ogni bambini che ha partecipato all’annuale concorso “Secondo me il Natale è…” sarà piantato un albero nelle aree della provincia di Belluno devastate dalla tempesta Vaia. Un punto di partenza che si innesta in un percorso strategico, di portata ben più ampia: il Consiglio di amministrazione del Fondo Pensione, con il rinnovo del Documento sulla Politica di Investimento, ha assunto un importante impegno: integrare l’analisi e gli investimenti del Fondo proprio con i criteri ESG, in modo tale che possano avere caratteristiche di sostenibilità finanziaria nel lungo periodo. L’approccio, già adottato da molti anni nel comparto Prudente e che ha permesso al Fondo di maturare una prima importante esperienza in merito, nei prossimi mesi, dopo le necessarie analisi, potrà essere attivato trasversalmente su tutti i comparti.

Con questi presupposti, è stato ricordato durante l’incontro in Confindustria, il consiglio di amministrazione di Solidarietà Veneto ha definito una innovativa linea strategica che andrà a caratterizzare la gestione finanziaria per i prossimi anni. Tre le parole chiave: diversificazione, sostenibilità, tecnologia. Ogni tre anni i fondi pensione sono tenuti ad aggiornare la propria strategia di gestione finanziaria, formalizzando la cosiddetta asset allocation strategica nel Documento sulla Politica di Investimento (DPI). Un passaggio che Solidarietà Veneto ha affrontato, nel 2018 appena concluso, cogliendo la necessità di innovare profondamente il modello di gestione, adeguandolo alle mutate esigenze di una platea di associati (quasi 90.000) completamente diversa da quella di tre anni fa (49.000 associati), quando venne confezionato il penultimo “DPI”. Il consistente flusso delle nuove adesioni (25% rispetto agli associati di 3 anni fa) e l’iscrizione “contrattuale” nel settore dell’artigianato (oltre 30.000 nuovi aderenti), hanno imposto una rivisitazione profonda, per dare risposta alle rinnovate aspettative ed agli obiettivi previdenziali degli aderenti. Tutto ciò mentre lo scenario finanziario, caratterizzato da tassi bassi per gli asset obbligazionari ed elevata volatilità nei mercati azionari, diventa sempre più sfidante.

Per 12 mesi il Consiglio di Amministrazione, partendo dai fabbisogni previdenziali degli iscritti, ha sviluppato un lungo lavoro di composizione, finalizzato a modellare una risposta moderna ed efficace, in linea con le “best practice” internazionali. Il nuovo Documento, giunto a compimento nel dicembre scorso, condensa diversi ed interessanti aspetti innovativi, riconducibili a tre ambiti: ampliamento dell’universo investibile: piùdiversificazione, specialmente nell’ambito dell’economia reale; sostenibilità a lungo termine, soprattutto in chiave ambientale: un nuovo approccio, in affiancamento al consueto “filtro” rischio/rendimento; pPercorso previdenziale ideale: con la tecnologia, per neutralizzare i rischi derivanti dall’irrazionalità delle scelte combinata con la volatilità dei mercati.

L’economia reale è un progetto che ha radici consolidate; come non ricordare infatti che Solidarietà Veneto è stato, nel 2013, il primo fondo negoziale italiano ad investire in questo segmento (private debt a focus geografico e private equity Italia). Oggi, grazie anche all’esperienza maturata, è possibile estendere il modello in un’ottica di diversificazione internazionale, selezionando fondi chiusi operanti, ad esempio, nel settore delle infrastrutture e in quello del “real estate”. Per giungere, con gradualità, ad una più efficace allocazione delle risorse, che possa ridurre il rischio.

D’attualità il secondo punto le manifestazioni di questi giorni sul cambiamento climatico, accendono l’attenzione e l’emotività dell’opinione pubblica rispetto al tema degli investimenti socialmente responsabili, soprattutto dal punto di vista dell’ambiente. La sfida che il consiglio di amministrazione ha lanciato, nel tentativo di superare le normali metriche rischio/rendimento, punta ad un obiettivo ancor più ambizioso: abbracciare nella loro interezza proprio i cosiddetti criteri “ESG”. Un diverso approccio che, pragmaticamente, tende a privilegiare i modelli di business sostenibili nel tempo e, dunque, più efficaci rispetto all’obiettivo della redditività nel lungo periodo. E’ il modello che Solidarietà Veneto da qualche anno già adotta con riferimento al comparto “prudente” e la cui estensione appare irrinunciabile. Nella stessa direzione va, tra l’altro, anche la normativa europea che, già oggi invita gli investitori istituzionali (come i fondi pensione) ad adottare un approccio sostenibile nelle politiche di investimento.

Gli attuali quattro comparti del Fondo (Dinamico, Reddito, Prudente e Garantito TFR) consentono di sviluppare un percorso di investimento che comincia con il Dinamico(pensiamo ai ventenni al primo impiego), attraversa ilReddito a metà carriera, transita sul Prudente quando il traguardo si inizia a intravedere, riservando al Garantito TFR la gestione degli anni immediatamente precedenti al pensionamento. Lo schema contempera la necessità di accumulare rendimento con l’esigenza di mitigare l’esposizione al rischio finanziario, man mano che si accorcia l’orizzonte temporale. L’imprevedibile volatilità potrebbe però limitare l’efficacia del modello, specialmente se i cambi di comparto dovessero avvenire nei momenti di debolezza dei mercati. Un esempio che ci è vicino temporalmente: pensiamo alle differenze di performance che avrebbero ottenuto due iscritti con un identico percorso di investimento, ma che, semplicemente, avessero deciso di effettuare il cambio finalizzato a mitigare il rischio (un esempio: da Dinamico a Reddito), uno a dicembre 2018 e l’altro dopo la ripresa di gennaio 2019. La questione è stata lungamente analizzata dalla Funzione Finanza del Fondo, anche prendendo a riferimento l’esperienza internazionale. Il Cda, al termine del percorso, ha deciso di introdurre un’opzione che permette di attivare i cambi di comparto con gradualità, in un arco temporale anche molto lungo. Lo schema comporta notevoli complessità tecniche, ma la tecnologia mette oggi a disposizione dispositivi che ne consentono il superamento. Nasce quindi il “Percorso previdenziale ideale”, che si prefigge di neutralizzare il rischio di incorrere nei picchi negativi di mercato, ma anche quello legato all’emotività che, in tali frangenti, potrebbe viziare i processi di decisione dell’aderente, peggiorando ulteriormente la situazione.


gasco*Giornalista

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