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Verso il voto europeo. Feltrin: Lega e M5S momento della verità per il post elezioni

di Giorgio Gasco*

Venti liste, 254 candidati per 14 posti all’europarlamento di Strasburgo. Questa la fotografia della circoscrizione Nordest che comprende Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Si vota il 26 maggio, dalle 7 alle 23 ma le operazioni di voto in altri Paesi Ue avranno già inizio il 22 maggio, i risultati verranno comunque resi noti solamente con tutte le urne chiuse.

Contrariamente a quando immaginato, al voto parteciperanno anche gli elettori britannici visto che a Londra è stata concessa una proroga fino all’ottobre prossimo per concordare l’uscita dalla Unione Europea. Per questo, i 73 seggi previsti per la Gran Bretagna non potranno essere distribuiti agli altri Paesi membri, particolare che avrebbe permesso all’Italia la possibilità di eleggere tre eurodeputati in più.

La partecipazione inglese a questa tornata elettorale potrebbe provocare un ulteriore rafforzamento dei tre gruppi euroscettici, penalizzerebbe il maggiore europartito, i popolari del Ppe, e forse la la discesa in termini di consensi del secondo gruppo, quello dei socialisti S&D nonostante il supporto dei laburisti britannici. Nonostante tutto, però e due grandi famiglie politiche di centrodestra e centrosinistra potrebbero mantenere la maggioranza alleandosi con i liberali.

In Italia la Lega, che aderisce al gruppo Enf, dovrebbe risultare il primo partito con una forbice compresa tra il 30 e il 32% che equivale a 26 seggi, e il secondo n Europa dopo i probabili 30 posti della Cdu di Angela Merkel che fa parte del Ppe. Cinquestelle, accasato nel gruppo Efdd, sta cercando un nuovo approdo i sondaggi indicano il movimento in leggera ripresa (21,5%) con 18 euroseggi. Quanto al Pd, che aderisce al gruppo socialista S&D sarebbe ancora penalizzato con 20% e 16 seggi, ma in questi giorni le rilevazioni lo darebbero con il fiato sul collo di Cinquestelle con potenzialità di sorpasso. Dovrebbe essere poco sopra il 10% (al di sotto di questa soglia sarebbe la catastrofe) Forza Italia con 8 deputati, mentre è dato in crescita Fratelli d’Italia della Meloni che dovrebbe superare lo sbarramento del 4% con 4 seggi.

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Professore Paolo Feltrin, in Italia chi vincerà le elezioni europee?

“La graduatoria è nota…” risponde il politologo, docente all’università di Trieste.

Lega, Cinquestelle e Pd?

“Al tempo, potrebbe accadere che il Pd superi i pentastellati”.

Una notizia. Da cosa potrebbe dipendere?

“Dalla partecipazione al voto”.

Variabile incontrollabile.

“Gli elettori del Pd hanno sicuramente motivazioni per andare alle urne:: orgoglio di partito; perché c’è voglia di esprimere il giudizio negativo sul governo; per poter dire ci siamo ancora e confidiamo nella rivincita. Tutti aspetti che portano i simpatizzanti di centrosinistra a non avere i problemi vissuti nel marzo 2018. Con motivazioni diverse, anche gli elettori della Lega non diserteranno i seggi”.

E chi ha votato Cinquestelle?

“Il numero dei delusi dalle promesse di Di Maio e compagni è dato in aumento, con il rischio di defezione”.

Azzardi una percentuale nazionale.

“Potrei dire, un testa a testa dem-cinquestelle attorno al 20-22% con possibile sorpasso dei primi sui secondi, la Lega dal 30 al 32%”.

E in Veneto?

“La circoscrizione Nordest pareggerebbe le previsioni nazionali, perché lì la Lega è forte in Veneto e Friuli mentre il Pd lo è in Emilia Romagna e va aggiunto il Trentino Altro Adige. La circoscrizione mette insieme di tutto e di più e il risultato finale è quasi sempre vicino a quello nazionale. Se guardiamo al solo Veneto è chiaro che la Lega distaccherà tutti”.

E i seggi in Veneto?

“Tutto dipende dai resti. Alla circoscrizione spettano 14 seggi che verosimilmente possono essere suddivisi in 6 per la Lega, 3 ciascuno per Cinquestelle e Pd, uno per l’Svp che a chiuso l’accordo con Forza Italia che dunque rischia di non avere neppure un rappresentante a Strasburgo. L’ultimo posto utile è a disposizione di tutti grazie al recupero dei resti su base nazionale”.

Delusione degli elettori grillini, per cosa in particolare?

“Ovviamente per come il movimento sta agendo nel governo, la disaffezione è molto marcata soprattutto al Sud, dove nel marzo 2018 Cinquestelle aveva fatto il pieno di voti proponendo il reddito di cittadinanza, un maggiore sviluppo e conseguente crescita delle opportunità di lavoro”.

E al Nord?

“Già lo scorso anno l’ascesa si era fermata, segnando all’incirca i valori del 2013. Ecco perché per il movimento il vero problema è riuscire a convincere simpatizzanti ed elettori ad andare a votare. Annoto che questa campagna elettorale per le europee è molto strana…”.

Strana in che senso?

“Per la prima volta non c’è il finanziamento pubblico e la campagna elettorale risulta molto depressa”.

Non solo per mancanza di fondi, ma forse anche per candidature alquanto evanescenti, sconosciute salvo in qualche caso.

“Forse escluderei il Pd, che ha una lista competitiva seppure al suo interno sarà uno scannatoio: tutti contro tutti, all’ultimo sangue. In tutta la circoscrizione”.

L’unica che va a nozze è la Lega?

“Infatti, perché il suo elettorato ha molte meno delusioni rispetto a quelle riscontrabili in Cinquestelle. All’elettore leghista non piace l’accordo fatto da Salvini con Di Maio, ma piuttosto di tornare a prima… meglio così”.

Prima quando?

“All’epoca del centrosinistra, ma anche del centrodestra…”.

Però, non sono pochi i nostalgici della coalizione originaria.

“Non è così, tanto è vero che è proprio l’ostilità che Salvini dimostra ad una riproposizione del centrodestra a dargli forza, perché sa che i suoi elettori non sono attratti dal ritorno al passato con Berlusconi”.

Se fosse così, allora verrebbe meno l’ipotesi del voto anticipato dopo le europee: a chi potrebbe rivolgersi il leader padano per fare un nuovo governo?

“Per futuro è un altro discorso: Salvini pensa ad un centrodestra rinnovato sia con Fratelli d’Italia sia con Forza Italia ma senza Berlusconi. Ed è per questo che, secondo me, non stacca subito la spina che sta tenendo in vita il governo giallo-verde”.

E cosa aspetta?

“Il risultato delle europee e il declino definitivo del Cavaliere. Salvini non può permettersi di presentarsi in ticket con Berlusconi. In pratica, attende che il ciclo della prima Forza Italia si concluda e dalle ceneri nasca qualcos’altro con cui dialogare”.

Semplificando?

“Prendo spunto dalla caduta del fascismo: tutti sapevano che Mussolini sarebbe finito ma nessuno sapeva quando e come, però si è iniziato a ragionare sul dopo. Stessa cosa è avvenuta con Churchill e Gorbaciov. Salvini sa che prima o poi la situazione ti porta a scollinare, nel frattempo ti devi preparare, elaborando ipotesi, possibili alternative. Berlusconi è stato il soggetto nuovo della cosiddetta Prima Repubblica, ed è evidente che il suo tramonto porti alla ristrutturazione completa del sistema politico come anche nel caso che alle europee Forza Italia vada sotto le due cifre percentuali”.

Nel centrodestra il cantiere è aperto, e nel centrosinistra?

“Il problema per il Pd è legato alla tenuta o meno di Cinquestelle. Nel senso che, come per qualsiasi movimento, l’esperienza di governo genera sempre rotture, scissioni. Se i pentastellati non avranno uno choc, una crisi interna è ovvio che il centrosinistra non sarà competitivo visto che i due elettorati sono confinanti”.

In caso di crisi della squadra capitanata da Di Maio?

“Si apre anche il cantiere del centrosinistra”.

Si può dire che il voto europeo, seppure con logiche diverse, è un referendum sull’attuale governo e una indicazione dell’elettorato sul futuro della politica nazionale?

“Come sempre in tornate europee, che sono elezioni di medio termine, si misura il gradimento di chi regge le sorti del singolo Paese. A scrutinio avvenuto, inizia, soprattutto in questo periodo storico con la Ue al centro delle critiche, il dibattito sul futuro dell’Europa, sulla collocazione dei partiti nelle grandi famiglie presenti all’europarlamento e sulla rivisitazione interna ai spggetti politici di ogni nazione”.

Stando alle sue previsioni, lo schieramento di centrodestra si attesterebbe attorno al 45%, tanto quanto il campo opposto comprendendo anche Cinquestelle. Stando così le cose, potrebbe essere ipotizzabile un’alleanza Pd-Cinquestelle?

“Tutto è possibile in politica, ma credo che sarebbe difficile. Più innaturale di quella attuale, poiché i due soggetti hanno una diversa collocazione internazionale, le grandi scelte”.

Altra ipotesi, un uovo patto del Nazareno rivisto e corretto assai, firmato da Lega e Pd?

“Vedo la cosa assai improbabile. Aggiungo che non è più il tempo di riproporre un governo tecnico, i Ciampi e i Monti di turno. In caso estremo, cioè che dopo eventuali elezioni anticipate non si riuscisse a formare una maggioranza certa, soluzioni politiche alternative, di emergenza possono sempre essere individuate per salvaguardare il Paese, come già avvenuto, da altre speculazioni del mercato finanziario”.

Vuol dire che, in caso estremo, potrebbe essere riproposto un governo del Quirinale?

“Certo, anche perché in caso di emergenza una risposta va data sia al Paese che all’Europa. Le redini potrebbero essere affidate ad un esponente, sottolineo politico e non tecnico, della vecchia guardia per formare un governo di minoranza e di larghe astensioni”

Sul voto europeo avrà influenza l’annosa questione dell’autonomia del Veneto?

“No secco. Perchè possa incidere sul voto ci sarebbe bisogno di qualcuno che quotidianamente prendesse di petto la vicenda usando la gran cassa dei media: non mi pare che qualcuno lo stia facendo né abbia intenzione di farlo”.

Domandona: secondo lei, tra Salvini e Di Maio chi è il più in ostaggio dell’altro?

“Secondo me, Salvini ha più margini di manovra: sa che ormai Fi è in prossimità del capolinea; c’è una prateria aperta nell’area di centrodestra; Salvini ha più carte sullo scacchiere internazionale, può spaziare dal Ppe ai sovranisti. Da parte sua Di Maio sa che deve fare i conti con l’elettorato e le scelte del Pd”.

La Lega entrerà nel Partito Popolare Europeo?

“Dipende se il Ppe ne avrà bisogno per rimanere la più grande famiglia politica dell’europarlamento insieme a quella dei socialisti”.


gasco*Giornalista

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