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La comunicazione deviata (ma solo per gli altri) e la fine della verità

di Corrado Poli*

Nel dibattito politico di oggi imperano due mostri. L’uno sembrerebbe
l’opposto dell’altro, ma in realtà si somigliano in modo sconcertante: essi
sono il “complottismo” e il “comunicazionismo”.

Il complottismo, stretto
parente del “dietrologismo” nega che quello che appare e viene riportato
sia vero perché sarebbe il frutto di depistaggi, menzogne, poteri occulti.
Nulla è come appare, anzi tutto è diverso da quello che sembra al popolo
ignorante che prende per buono quello che legge, ascolta e vede. Del
comunicazionismo, invece, le vittime sono sempre gli altri e mai noi che ci
consideriamo più intelligenti. Infatti, gli altri non capiscono come stanno
le cose in profondità e si lasciano suggestionare da abili manipolatori
della comunicazione. I quali si sono moltiplicati come conigli e si
propongono in ogni occasione dichiarandosi senza vergogna di essere
spin-doctors. Questa definizione americana, *nata come insulto e diventata
professione*, altro non significa che essere specialisti nel diffondere
sterco (metafora per notizie false) con un ventilatore. Il termine
“spin-doctor” pare sia stato creato da Saul Bellow nel 1977 durante una
conferenza ed entrò nel linguaggio comune dei media americani (New York
Times) nel 1984.

La conseguenza è che, anziché giudicare un dibattito per quello che è stato
detto, promesso e compreso, si commenta dicendo che “dal punto di vista
comunicativo” quel tale politico ha vinto o ha perso. Esiste persino il
neologismo “comunicativamente”. Tradotto significa che: “io ho capito che
diceva sciocchezze, ma gli altri poveri idioti l’hanno creduto perché
comunicava bene”. Non si pensa che anche noi siamo o potremmo essere
manipolati senza accorgercene, perché, per definizione, se siamo manipolati
ovviamente non ci accorgiamo; almeno tanto quanto noi pensiamo non se ne
accorgano gli altri. Nessuno di noi è immune dal fatto che le nostre
convinzioni contengono sempre e per tutti una dose di opportunismo. Tutti
noi tendiamo a credere a quello che ci conviene credere. Sapendolo ci
dovremmo sforzare di verificare i fatti con maggiore scrupolo e
obiettività. Ma spesso non lo sappiamo e ci limitiamo a *parlare di
comunicazione invece che di fatti*. Una verità oggettiva talora è
impossibile, ma è dovere di ciascuno, e dei comunicatori in particolare,
ricercare la verità a costo di smentire noi stessi. La frase “*amicus Plato
sed magis amica veritas*” è passata di moda.

Tra coloro che mentono sapendo di mentire e chi mente credendo alle proprie
bugie, i secondi sembrerebbero meno colpevoli. Invece, è vero il contrario!
Perché a chi sa di mentire è concesso redimersi o trovare giustificazioni
oggettive alla propria mala condotta. Ma chi mente senza accorgersene
guidato solo dal tornaconto,non vale nulla ed è irrecuperabile. Nemmeno
quando si troverà a bruciare all’inferno si renderà conto del perché. Anche
tra le fiamme continuerà a sostenere di avere solo comunicato male quel che
pensava e non che ha mentito perché non ha capito nulla.

I complottisti condividono con i comunicazionisti la presunzione di non
essere vittime di pregiudizi, di depistaggi e di emozioni allo stesso modo
in cui le vittime dell’informazione, secondo loro, credono.


yU_FaYi5_400x400.jpeg*Docente – Scrittore

 

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