VERSO LE EUROPEE. Gardini (Fdi): Ora un nuovo centrodestra per un’Italia più forte nell’Unione

di Giorgio Gasco*

Una che arriva, una che va. Ritorni e addii. Per una, la lombarda Irene Pivetti, che torna alla politica scegliendo Forza Italia, c’è una, Elisabetta Gardini, che sisepara proprio dal partito di Silvio Berlusconi. Una scelta che non è stata indolore per la pluri-eurodeputata veneta, a Strasburgo dal 2008 quando entrò al posto di Renato Brunetta.

“Non condividevo più le scelte politiche del partito, che non sono più quelle che mi avevano spinto ad aderire nel 1994, a diventare parlamentare europeo e ad accettare di esserne il capo delegazione a Strasburgo”. Seguono ringraziamenti per il grande capo Silvio.

Ora la Gardini, che ha avuto un trascorso anche come consigliere regionale del Veneto, prova la riconferma all’europarlamento affidando le sue sorti a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni come candidata nella circoscrizione Nordest (Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia). Un partito dato in crescita in tutta Italia, che, grazie anche allo sfacimento di Forza Italia in consiglio regionale e sul territorio, ha recuperato due esponenti (Elena Donazzan e Massimo Giorgetti) confluiti a suo tempo nelle fila azzurre dopo, e sta generando interesse tra l’elettorato.

Elisabetta Gardini, ascoltando i primi messaggi elettorali, queste elezioni europee hanno assai poco di europeo.

“E’ vero, per ora assai poco, tranne in qualche incontro sporadico. Prevale sempre la politica nazionale, è una delusione. Tutti dicevano che in questa tornata elettorale il dibattito si sarebbe centrata sull’Europa. Invece…”.

Classico vezzo italiano: caricare qualunque elezione di valenza politica e ideologica sfuggendo dalla sostanza di quella elezione.

“Esattamente, e poi quando ti confronti con gli elettori che vogliono capire cosa si fa lassù, l’unica cosa che lamentano è di non sapere nulla di ciò che avviene a Bruxelles e Strasburgo”.

Lei è nell’Europarlamento dal 2008 quando è subentrata al sui ex compagno di partito Renato Brunetta e già nel 2004 è risultata prima dei non eletti. Qual è il bilancio dei suoi mandati?

“Il ruolo dei parlamentari è fondamentale perché dobbiamo, con il nostro lavoro e gli emendamenti che ne scaturiscono, rappresentare la singola realtà nazionale. E le assicuro che la realtà italiana è la più variegata, io la definisco biodiversità. Il lavoro più complicato è quello di adattare ai destinatari le regole generali che escono dalla Ue, al contrario quelle regole sarebbero penalizzanti”.

Un esempio?

“Penso all’emendamento sui fertilizzanti, approvato in questa legislatura. Finora le regole europee consentivano l’ingresso nel mercato comune solamente dei fertilizzanti organi, escludendo tutti gli altri anche nonostante l’obbligo ci applicare il principio dell’economia circolare. L’Italia è ricca di queste aziende, che ad esempio producono fertilizzanti dagli scarti della lavorazione delle pelli come nella valle del Chiampo: sarebbero rimaste fuori perché hanno dei contenuti considerati illegittimi. Alla fine, dopo con tre anni di lavoro siamo riusciti ad inglobare anche queste nostre aziende, eccellenze che si basano sull’economia circolare. Lavoro secondario, il nostro? Tutt’altro. Altro esempio, il settore della pesca che vede in Italia il dimezzamento di quella artigianale sia per l’idea di tutelare il mare e sia per la filosofia della Commissione Europea che vuole privilegiare l’acquacultura a danno della pesca artigianale. E poi ci sono gli olandesi che vorrebbero la pesca con l’utilizzo dell’elettricità… assurdo. Alla fine, abbiamo messo d’accordo i nostri pescatori con quelli croati per tutelare l’ambiente pur senza penalizzare l’economia”.

Questo per dire che la Commissione deve capire che c’è la possibilità di dialogo senza penalizzare le piccole realtà produttive?

“Infatti, perché se le cose si fanno in modo teorico nelle chiuse stanze, come purtroppo avviene oggi a Bruxelles, una burocrazia senza Stato, i danni non potranno che continuare ad essere enormi. Non si può più andare avanti così, l’Europa va ricostruita”.

Una bella fatica per abbattere il muro dell’euroburocrazia, E l’Italia continua ad essere considerato un Paese brutto, sporco e cattivo anche a causa delle divisioni interne.

“Vero, questa è la carenza dell’Europa che ha un Parlamento senza iniziativa legislativa anche se l’elezione dei deputati avviene in modo diretto da parte dei cittadini…”.

Un eurodeputato non può presentare una proposta di legge?

“E’ così. Poi questa Europa non c’è dove dovrebbe esserci: continuiamo ad occuparci dei millimetri delle vongole, delle curvatura delle zucchine ma non c’è una politica estera comune, sull’immigrazione, sulla spesa, sull’armonizzazione fiscale e si continua a tollerare paradisi fiscali all’interno dell’Unione. In due parole: è ancora l’Europa delle disparità”.

Sta evocando una sorta di autonomia?

“L’Europa dovrebbe lasciare ai Paesi ciò che sanno fare meglio, accollandosi solamente le responsabilità più generali. Invece siamo nel pantano che sta coinvolgendo negativamente tutti i sistemi politici. Anche la Svezia, fino a ieri Paese considerato stabile ha avuto un trauma politico dopo le ultime elezioni con la nascita di altri partiti con la conseguenza della instabilità e con un governo di minoranza”.

Qual è l’aggettivo denigratorio ricorrente usato in Europa nei confronti dell’Italia?

“Nei Paesi del Nord c’è la fissazione che non devono pagare loro per noi: una presunzione sbagliata. Semmai è il contrario come per la Germania: è stata l’Unione a pagare per loro abbonando i danni di guerra, quando le loro banche in difficoltà sono state supportate dalla Ue, quando per l’immigrazione abbiamo tutti pagato la Turchia perché si facesse carico dell’accoglienza. Ripeto spesso in modo ironico: mi dispiace che la Germania non abbia uno sbocco sul Mediterraneo, così avremmo risolto il problema dell’immigrazione. Stupisce che Berlino, anche alla vigilia del voto del 26 maggio, insista sull’accordo di Aquisgrana firmato quest’anno con la Francia e oggi annunci di averne sottoscritto un altro che coinvolge importanti aziende tedesche e francesi che di fatto avranno il monopolio sul mercato elettrico. E’ questa l’Europa che non può procedere così, con il monopolio di due nazioni che pretendono di essere uniche rappresentanti della variegata realtà di 28 Paesi”.

Il voto europeo avrà ricadute in Italia sulla tenuta della maggiorana di governo Lega-Cinquestelle? Si continua a parlare di elezioni anticipate.

“Tornare alle urne è uno scenario possibile, ma lo considero ancora più possibile se dalle elezioni europee venisse l’indicazione per comporre una maggioranza di centrodestra. Per questo mi auguro che la Lega confermi i sondaggi che le attribuiscono e che Fratelli d’Italia cresca in modo significativo come indicano le previsioni così da poter costituire insieme alleanza e maggioranza di centrodestra”.

Qual è il suo giudizio sulla politica economica del governo?

“Un disastro, ha tutto in mano Cinquestelle. Lo sblocca cantieri non sta partendo, anzi sono proprio loro a bloccarla nei fatti. E poi tutte quelle giravolte quotidiane… Non possono andare avanti. Il premier che dovrebbe essere mediatore tra le parti è oggettivamente il premier di Cinquestelle. Spero che si vada ad elezioni perché non vorrei rivedere il film di governi messi in piedi dal Quirinale e che siano soluzione dei Palazzi”.

La Meloni sta lavorando per un nuovo centrodestra con la Lega. Anche senza Berlusconi e Forza Italia?

“Certamente. Ancora di più ora, con Forza Italia che è allo sbando e senza più una linea politica, che sale sui barconi degli immigrati, che fa le prove per un nuovo Nazareno (l’accordo Renzi-Berlusconi di anni fa, ndr.) in Sicilia, che fa un apparentamento con la Svp in Alto Adige. Insomma, una grande delusione che, con i personaggi che oggi gestiscono il partito, rischia di diventare un tradimento nei confronti di Berlusconi e per chi l’ha votata in questi decenni”.

Un attacco diretto a Tajani, vicepresidente di Forza Italia?

“Che è il simbolo di quello che Forza Italia è diventata, una rincorsa ad interessi personali che nulla hanno a che fare con le esigenze dei cittadini. Lui ha costruito un club elitario”.

Tipo il cerchio magico di Renzi?

“Proprio così, che ha isolato Berlusconi diventato sempre più irraggiungibile… si pensi che da capogruppo del partito a Strasburgo, non riuscivo più a parlare con lui. Chi ora gli sta intorno racconta a Berlusconi ciò che vogliono loro, e poi forti della vicinanza con lui, raccontano agli elettori di essere loro i rappresentare della volontà del leader carismatico”.

Così lei ha sbattuto la porta salutando la compagnia.

“Ovvia conseguenza. Ma ciò che mi dispiace è constatare che in Veneto c’é ancora una base composta da amministratori e da qualche eletto che ha la volontà di fare politica, però non vengono messi nelle condizioni. Per quanto mi riguarda, e non è solamente un mio sentire, ho lavorato per quel partito in piena solitudine in piena assenza di collegamento tra i vari piani di rappresentanza dall’ambito comunale ai vertici. Il risultato è che anche il Nordest ha subito il più grande tradimento non potendo eleggere un rappresentante di Forza Italia perché Tajani ha regalato il seggio alla Svp altoatesina. E nessuno ha osato protestare”.

In Veneto la Lega è super favorita grazie anche al traino di Zaia. Per Fratelli d’Italia cosa prevede?

“Riscontro grande simpatia per il partito, poi vedremo se si trasformerà in consensi. Giorgia Meloni è una donna che piace, schietta, determinata, coerente, è quello che sembra… come siamo noi donne. Una persona normale, con grande competenza: con lei condivido l’orizzonte valoriale che è sempre stato il mio, non a caso eravamo insieme nel Pdl, dal quale io non mi sono mossa e non mi voglio muovere perché anch’io voglio essere conservatrice dei miei valori. In questo, il Veneto può dare molto. Come diceva De Rita anni fa, noi in Veneto abbiamo ancora il senso di appartenere ad una comunità”.

Ha votato il referendum sull’autonomia?

“No. Personalmente sono favorevole ma sono altrettanto convinta che con questo governo non verrà mai attuata, altro motivo per mandarlo a casa, nonostantel’autonomia delle regioni sia un istituto previsto dalla Costituzione. E ancora più è ridicolo che quelle forze di sinistra che ostacolano l’autonomia siano le stesse che poi vanno in brodo di giuggiole di fronte a Puigdemont che ha di fatto attuato un colpo di mano anticostituzionale dichiarando l’indipendenza della Catalogna senza neppure avere la maggioranza dei catalani. L’Italia necessita di una riforma costituzionale organica per ridefinire l’assetto del Paese. Come rappresentante del centrodestra auspico un’Italia presidenzialista con una forte autonomia”.


gasco*Giornalista

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