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La politica ridotta a satira e avanspettacolo

di Corrado Poli*

Chi ricorda Aldo Biscardi e il suo mitico “Processo del lunedì”? Fu una trasmissione tanto “trash” quanto innovativa per l’Italia degli anni Ottanta. Era divertente: il dramma è che ha fatto scuola anche per gran parte dei talk-show politici.

Era un programma geniale per quei tempi dal punto di vista dell’audience: volgare e confusionario, deliberatamente scorretto, con urla, parlate sulla voce, spesso insulti e dichiaratamente privo di ogni obiettività come si conviene tra tifosi. Alla fine, piaceva a tutti, anche agli intellettuali compassati e ai radical-chic i quali vi ravvisavano con supponenza l’anima schietta e popolare delle “classi subalterne” liberata dai rigidi schemi della buona educazione. Si partecipava senza vergognarsi di fare emergere il settarismo calcistico che rappresenta un innocuo sfogo per tutti. L’obiettivo del Processo del lunedì era di portare in TV la dialettica da bar dove vince chi interrompe di più, chi grida più forte e chi si propone con una propria identità non importa se da macchietta o apparentemente seria e rigorosa.

I tempi sono cambiati e Biscardi è morto; i processi al calcio sono diventati più seri, vi si invitano specialisti non tifosi e si discute di statistiche e geometrie, strategie, tattiche e psicologia. L’eredità di Biscardi è stata invece raccolta da gran parte dei talk-show politici che seguono lo stesso modello del Processo del lunedì.

Nei talk-show politici (che oggi fanno molta audience) sono invitati a esprimere la loro opinione cantanti, nani e ballerine nonché scrittori noti e spesso mediocri, affiancati da scienziati accreditati nel loro settore, narcisisti e bravi comunicatori che si prestano a fare da macchietta senza capire nulla di politica. Non avendo nulla da dire, ma dicendolo bene, ripetono luoghi comuni di una parte o dell’altra a seconda del soldo a cui si prestano spesso senza nemmeno rendersene conto. Sono così sprovveduti da non accorgersi nemmeno di essere strumenti di altri mentre orgogliosamente credono di esprimere la propria autonomia intellettuale. E i politici che vi partecipano si adeguano a questo contesto piuttosto che sollevarne il livello al punto che raramente si azzardano a contestare nani, ballerine, scrittori mediocri e scienziati in cerca di visibilità.

A questo si aggiunga l’ipertrofia della satira politica. Una volta si imitavano gli attori e i cantanti, oggi si prendono costantemente in giro i politici fino al vero oltraggio senza alcun timore di censura. La cosa non è affatto innocua: ci sono cose su cui non è opportuno ridere: “scherza con fanti e lascia stare i santi” e se anche i nostri rappresentanti sono tutto fuorché santi, il ruolo che ricoprono meriterebbe rispetto. Per rendere più interessanti i talk-show politici, si assegna “l’articolo di fondo” alla satira che ormai detta la linea politica. Basta un’imitazione o una battuta di Crozza (da anni il più efficace) per stigmatizzare un politico: quanto più la sua posizione politica è complessa e articolata, tanto più si presta a essere svillaneggiato. Va bene semplificare il linguaggio, ma non tutto è semplice e bisognerebbe fare passare il messaggio che gran parte dei problemi di cui si tratta non possono essere compresi se non con studio approfondito. Invece, si finisce per lodare chi “vince” perché comunica meglio. Il fenomeno non è solo italiano: gli Stati Uniti hanno fatto come sempre scuola anticipando i tempi, in Ucraina è stato eletto presidente il “Crozza” del Don e in Italia abbiamo Grillo, padre della satira politica.

Alla politica si può partecipare con due atteggiamenti estremi: con fede o come avvocato di parte. Le posizioni intermedie, ondeggianti tra l’uno o l’altro atteggiamento, sarebbero le più degne. Ad alcuni principi radicati nella propria coscienza e cultura non si può né si deve rinunciare, ma abbracciare una fede che impedisce di vedere le ragioni degli altri è un atto di intollerabile superbia e stupida rigidità. Difendere in modo assoluto le posizioni della propria parte rinunciando a qualsiasi principio e tentativo di pensiero autonomo è miserabile e inibisce allo stesso modo l’intelligenza. Nei talk-show di oggi imperano questi due atteggiamenti estremi perché fanno spettacolo come nel Processo di Biscardi. Così, ormai da molto tempo, si parla senza dialogare. Finché si tratta di calcio io mi ci diverto un sacco…


yU_FaYi5_400x400.jpeg*Scrittore – Docente

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