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Swm: Italia, Cina e un po’ di Venezia

di Gigi Fincato*

Un marchio italiano storico per gli appassionati di moto, Swm, capace di vincere tra gli altri un mondiale nel trial, un europeo nella Regolarità, un Vaso d’Argento alla Sei Giorni ed un tricolore nel cross. Ma capace anche di essere per anni al primo posto dei sogni a due ruote degli appassionati. Oggi Swm è di nuovo al top e vede ai suoi vertici tecnici italiani di  esperienza internazionale uniti all’imprenditorialità del colosso motoristico cinese Shineray Group.

Il direttore commerciale di Swm è un ingegnere veneziano, Alessandro Caparelli, che ci ha raccontato la sua esperienza personale e quella di Swm.

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Per lei tutto iniziò anni fa con l’idea di importare scooter e quad dall’India e da Taiwan, come andò?

Ero arrivato nel mondo delle due ruote in Francia con Aprilia, un’azienda veneziana molto importante. Forte di quest’esperienza sono rientrato in Italia ed ho aperto la mia azienda per importare scooter e soprattutto i quad Avm. Andò molto bene, all’epoca avevamo preso fino al 10 per cento della quota di mercato, dando quindi un bell’indotto sia ai nostri concessionari del Triveneto che di tutt’Italia. Successivamente il mercato di questi mezzi a quattro ruote si era ridotto, per nuove leggi ed omologazioni e sono quindi rimasto nel mondo delle due ruote entrando in Swm. Un’azienda nuova, che ha ripreso un marchio storico.

Swm è una sigla importante, perchè negli anni Settanta era fra le più ambite, con i suoi ciclomotori, le moto da cross e regolarità….

In effetti ha avuto il massimo splendore a cavallo fra gli anni Settanta ed Ottanta. Abbiamo preso questo marchio perchè era ancora forte nella mente degli appassionati e potenziali clienti. L’azienda, che faceva appunto fuoristrada e stradali, ha recuperato la fabbrica e tutto il know-how di una fabbrica che era a Biandronno, in provincia di Varese, l’Husqvarna, e con il nuovo nome abbiamo rilanciato questi prodotti e stiamo andando davvero molto bene.

Ma le vostre ambizioni  varcano anche i confini nazionali e con quali prodotti?

Personalmente mi occupo anche delle vendite internazionali ed andiamo molto bene nei fuoristrada, per esempio anche in Australia e negli Stati Uniti. Per le moto stradali invece i nostri mercati principali sono Italia, Francia e Germania.

E come stanno andando le cose nel Nordest?

Per Swm vanno molto bene. Mi fa molto piacere che il Triveneto ci dia tantissime soddisfazioni, anche perchè così ho l’occasione di tornare più spesso a casa, anche se per lavoro. Abbiamo una rete molto fitta; molti concessionari hanno aderito alle nostre proposte commerciali ed il Veneto è oggi la nostra regione più forte, insieme alla Lombardia, proprio come accadeva negli anni Settanta.

Come si divide in pratica la produzione di Swm?

Il grosso del mercato riguarda le moto stradali, è diviso in due parti, una è il 125, per quelli che non hanno la patente moto o i giovani dai 16 anni in su, e l’altra invece le cilindrate un po’ più grosse come 500 e 600, per quelli che hanno già la patente per la moto.

In occasione del Motor Bike Expo di Verona avete puntato molto anche su quelle che ora si definiscono linee vintage, è così?

Assolutamente, c’è una grossa richiesta di prodotti che sono più classici nel design, anche se con contenuti moderni. Abbiamo proprio scelto Verona per lanciare il 125, con linee classiche e tecnologie attuali, con motori con raffreddamento a liquido, destinati a giovani che possono usare la moto con la patente A.

Qualche cenno sul futuro del marchio Swm?

La nostra gamma diventerà sempre più importante. La produzione è quasi al 100 per cento made in Italy, sia per i motori che per i mezzi. L’anno scorso abbiamo superato le 5000 unità di produzione e per il 2019 contiamo di incrementare del 20 per cento per superare le 7000 unità uscite dalla fabbrica.

E’ vero che oltre alle moto vendete anche motori e a chi?

Fabbrichiamo e vendiamo motori anche per altre case, come CCM, AJP. Sono molto richiesti, perchè non ci sono molti costruttori di motori, se si esclude la Cina e pochi italiani.  Ed a proposito di motori, fino a oggi la nostra produzione è stata equipaggiata da motori monocilindrici, ora puntiamo anche sui bicilindrici, per espandere la gamma verso i bisogni di un utilizzatore sempre più competente.


 *Giornalista

 

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