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“E un successo personale di Matteo Salvini ma è un voto che consacra anche la Lega di governo”. Intervista al Governatore del Veneto Luca Zaia

di Lucio Leonardelli*

La Lega con il 49,9 % è volata al punto di diventare la regione più “leghista” d’Italia, toccando il suo massimo storico con un risultato incredibile se si pensa che alle europee del 2014 ottenne il 15,2% che divenne il 40,9% nelle regionali dell’anno successivo per ritornare al 32,2% alle politiche dello scorso anno.

Nel giro di cinque anni ha più che triplicato i suoi consensi, frutto sicuramente del “boom” a livello nazionale ma certamente anche del buongoverno  a livello regionale, tant’è che Luca Zaia è risultato essere anche di recente il Governatore più amato d’Italia.

Governatore, partiamo naturalmente dai risultati che hanno decretato, con quasi il 50 % di percentuale, il Veneto come la regione più leghista d’Italia. Se l’aspettava un esito di tale portata?

L’ho detto a urne ancora calde, non avrei mai pensato di arrivare a toccare il 50%. Quello ottenuto è stato un risultato strepitoso, che consacra la mia regione la più leghista d’Italia. Ma un simile successo penso non si possa disgiungere da una considerazione almeno in parte determinante. I Veneti credono fermamente nel progetto dell’autonomia e sanno che è un progetto della Lega, che la sicurezza di portarlo avanti c’è se rimane in queste mani. C’è stato un referendum per chiedere l’autonomia e sono andati a votare oltre due milioni di cittadini. Non può spaventarci un simile consenso politico.

Per quanto riguarda invece la Lega, generalmente chi governa il Paese rischia sempre di perdere consensi. A cosa è stato dovuto secondo lei il successo elettorale ottenuto e, soprattutto, quali sono ora i rischi da considerare per far sì che non succeda quanto accadde al Pd di Matteo Renzi cinque anni fa?

Una simile affermazione della Lega nelle consultazioni europee è una vittoria personale di Matteo Salvini per la sua determinazione e la sua voglia di fare. Ma in questo momento il voto consacra anche il successo della Lega nelle sue responsabilità di governo.  È stata riconosciuta la coerenza; le cose che abbiamo promesso di fare le abbiamo fatte e i cittadini sanno che faremo anche quelle che ci mancano ancora da fare come l’autonomia. La dobbiamo fare per tenere fede a questo mandato.

Qualche osservatore politico ha affermato che quanto uscito dalle urne il 26 maggio è segno di una forte deriva a destra come mai era avvenuto. A suo avviso è proprio così?

 In Italia è vista come deriva a destra ogni situazione in cui viene messa in difficoltà la sinistra. In Veneto, il PD ha perso 187 mila voti rispetto alle politiche di un anno fa. Solo il crollo dei 5stelle gli ha fatto guadagnare i numeri per essere il secondo partito. Non credo che la gente si sia svegliata di colpo attratta da un’idea di destra. È chiaro, invece, che tante persone non si sono più sentite corrisposte dalla sinistra.

Ritornando al Veneto, l’autonomia a questo punto è davvero vicina o i veneti dovranno attendere ancora a lungo perché si dia concretezza al referendum del 2017? 

Si deve fare subito. Il referendum del 2017 è un fatto veneto e lombardo, ma in queste elezioni sono i cittadini da Nord a Sud che hanno dato l’ultimatum. La lega esce forte anche in zone dove praticamente non esisteva, superando i 5stelle anche in molte regioni del Sud. L’autonomia non è più, quindi, una partita nostra ma nazionale: su venti, cinque regioni la hanno già e dodici la hanno chiesta.

E il tema delle infrastrutture, con riferimento soprattutto alla Pedemontana, per non parlare di Tav, come verrà affrontato ora in cui si sono invertiti, quanto meno in termini di risultati, i rapporti di forza tra Lega e 5 Stelle, tenendo conto però che i Pentastellati hanno una maggiore rappresentanza numerica in Parlamento? 

Gli attacchi su Tav e Pedemontana, quest’ultimo in particolare, sono stati episodi disdicevoli.  Abbiamo lavorato e lavoriamo nella piena legalità con il coinvolgimento di Anac, Corte dei Conti, Avvocatura dello Stato. Noi siamo per dare ai Veneti le infrastrutture che servono alle imprese e all’economia. Non lavoriamo pensando che dietro ogni carriola ci debba essere per forza un ladro.

A suo avviso, al di là dei tempi di durata, è un matrimonio quello tra Lega e 5 Stelle che ha ancora senso?

Non sono un consulente matrimoniale ma come politico dico che ci sono tutti i presupposti per portare avanti il contratto di governo. L’importante, ripeto, è che nessuno entri nella logica del regolamento di conti e finirla con quella del ‘dagli all’untore’. I cittadini ci chiedono senso di responsabilità. I 5stelle devono dimostrare di essere forza di governo. Gli elettori li hanno penalizzati sulle manfrine, sulla Tav, sulle Olimpiadi, sull’autonomia perché non puoi stare al governo e allo stesso tempo all’opposizione”.

Lei è soddisfatto della rappresentanza veneta e, più in generale del Nord Est, che la Lega porterà in Europa dal prossimo 1 luglio? E cosa chiede il Veneto ai suoi europarlamentari? 

Sono persone preparate e che conoscono bene il rapporto coi cittadini. Sicuramente non hanno bisogno di raccomandazioni da parte mia, sanno già che è necessario lavorare per sostenere il Veneto. Cominciando dalla partita dell’autonomia.

C’è chi continua a ritenere che lei possa essere il futuro Commissario europeo che sarà proposto dall’Italia, considerato che probabilmente spetterà alla Lega indicarlo e servirà senza dubbio una figura di spessore e nello stesso tempo capace di prendersi i voti dell’Europarlamento. C’è del vero in questa ipotesi oppure è prematuro parlarne oggi?

Il mio nome viene fuori per i ruoli più vari prima o dopo ogni elezione. Non andrò a fare il Commissario in Europa, sono concentrato sull’Autonomia, sulla Pedemontana, sulle Olimpiadi invernali, sui dossier Unesco, sulla questione Pfas, il più grande inquinamento che abbiamo in Veneto ma anche a livello nazionale ed internazionale, e sul rilancio dell’economia: di questo ho le carte sulla mia scrivania, non di altre cose”.

Come esce comunque il centrodestra in Veneto dopo questa tornata elettorale e, soprattutto, quali saranno i rapporti all’interno della coalizione in Regione? Cambierà qualcosa o, a questo punto, si andrà avanti così fino alla scadenza della legislatura prevista per il prossimo anno? E la Lega cosa farà, correrà da sola? 

Ho ottimi rapporti con gli alleati con cui condivido il governo regionale. Per me le dinamiche non cambiano. Il voto dei cittadini del 2015 merita rispetto, la maggioranza è solida e la Lega ha il ruolo di azionista di riferimento. Quindi: non penso a rimpasti e i compagni di viaggio restano quelli.

Per chiudere, a proposito di Lega, il vostro Segretario Toni Da Re è stato eletto europarlamentare. Chi prenderà il suo posto?

A Toni posso fare solo i complimenti per il suo gran bel risultato elettorale. La scelta del segretario spetta alla Lega.

(Per gentile concessione di Obiettivo Territorio)


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