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Berlato (Fdi): ora basta con i rinvii sull’autonomia. Pronti a scendere in piazza

Berlato (Fdi): ora basta

di Giorgio Gasco*

Ci ha creduto al punto di convincere tutto il suo partito a votare per il referendum sull’autonomia. Adesso, però, Sergio Berlato, riconfermato da Giorgia Meloni come coordinatore veneto di Fratelli d’Italia dopo l’esperienza di candidato alle elezioni europee (non è stato eletto, lui per anni frequentatore dell’Europarlamento), si dice indispettito dal valzer del rinvio e annuncia la possibilità di una mobilitazione di piazza a favore dell’autonomia del Veneto.

Conferma la lealtà, sua e del partito, nei confronti del centrodestra, Lega compresa, ma come la sua leader nazionale non perde l’occasione per puntualizzare sulle cose che non condivide dell’azione del governo Lega-Cinquestelle. E il successo elettorale di Fdi in tutta Italia è di conforto al partito, che sta lavorando per la ricostituzione di un centrodestra basato sulle gambe di Lega e Fratelli d’Italia.

Sergio Berlato, Fratelli d’Italia ha messo il turbo e lei è tornato al vertice di Fdi veneto.

“Non sono più importante, continuo ad essere quello che ero”.

Ma c’é la nomina a coordinatore veneto firmata dalla leader Giorgia Meloni.

“Dal 2015 sono coordinatore regionale. In base ad una regola interna al partito., nel caso un coordinatore, a qualunque livello, dà la disponibilità a candidarsi ad una competizione elettorale viene automaticamente sospeso dal ruolo per il periodo della campagna elettorale, anche per garanzia nei confronti degli altri candidati”.

Lei si è candidato alle ultime europee, non è stato rieletto e ora torna ad occuparsi del partito veneto.

“Proprio così, con la riconferma da parte di Giorgia Meloni anche alla luce dei risultati ottenuti da Fdi finora. Ricordo che in Veneto siamo passati dall’1,5% delle politiche del 2013, al 2,3% delle regionali 2015, al 4,4% alle politiche del 2018, al 6,8 alle europee del 2019”.

Un crescendo, dovuto a cosa?

“All’impegno del partito. Il 6,8% ottenuto in Veneto, che è al di sopra della media nazionale, vale doppio considerando che l’abbiamo acquisito in una regione dove la Lega ha più del 50%. Anche per questo la Meloni mi ha confermato alla guida di Fdi del Veneto”.

Cosa farete per capitalizzare il risultato ottenuto in Veneto?

“Riteniamo il 6,8% una percentuale transitoria…”.

Pensate in grande.

“Avevo scommesso con la Meloni che da noi avremmo superato il 6% alle europee”.

Scommessa vinta, la segretaria nazionale le ha offerto una cena?

“Nessuna cena, di più. mi ha confermato la sua fiducia. E ho lanciato subito un’altra scommessa”.

Quale?

“Alle elezioni regionali del prossimo anno andremo oltre il 10%. Vede, noi non siamo abituati ai picchi e alle cadute repentine, cresciamo con gradualità avendo obiettivi chiari con l’obiettivo di arrivare a percentuali tali da renderci indispensabili per qualunque coalizione di centrodestra”.

Questa sicurezza da cosa discende?

“Prima cosa, dalla sempre maggiore condivisione del nostro progetto da parte di un numero crescente di amministratori che provengono da esperienze civiche o da Forza Italia, partito che abbiamo superato nella tornata europee: nel centrodestra sono in tanti a vedere Fdi come il riferimento alternativo alla Lega, in Veneto e nel Nord Italia non tutti vogliono morire leghisti”.

Soprattutto lei.

“Esattamente. Continueremo a garantire la nostra lealtà al centrodestra, siamo diventati il secondo contenitore politico della coalizione e ora vogliamo favorire una ri-aggregazione di quest’area per tornare a governare il Paese e la regione Veneto. Abbiamo aperto le porte a chi condivide il progetto senza richiedere passaporti, salvo quello dell’onestà, per guardare con fiducia ai risultati che conseguiremo alle regionali 2020 e probabilmente alle elezioni politiche anticipate se il governo cadrà a luglio”.

Un nuovo centrodestra che non potrà prescindere dalla Lega al comando.

“Ripeto, non tutti vedono nel Carroccio il punto di riferimento. Per questo ho il dovere di dimostrare che Fdi è un partito credibile per chi non sceglie la Lega come punto di riferimento in prospettiva. E sia chiaro, non ci vergogniamo di essere alleati di Salvini, non abbiamo mai avuto tentazioni di fare il patto del Nazareno come Forza Italia ha fatto e cerca di rifare oggi con Micciché contro l’altra parte del partito guidato da Toti che punta ad una alleanza con noi e la Lega. Noi abbiamo già fatto la nostra scelta, aspettiamo dove Forza Italia deciderà di andare”.

Avete già incassato qualche adesione dal campo degli azzurri.

“Elisabetta Gardini che si è candidata alle europee, l’assessore Elena Donazzan e tanti amministratori”.

Anche il consigliere regionale Massimiliano Barison che poi ci ha ripensato tornando sui suoi passi.

“Ha lasciato a causa di un contrasto politico a Padova”.

C’é dialogo con i forzisti veneti?

“Certo, con il coordinatore regionale Davide Bendinelli, con i deputati, con i dirigenti forzisti con quanti condividono la necessità di arrivare ad aggregare nuovamente tutto il centrodestra”.

Dopo il successo alle europee è aumentata la predominanza dei leghisti nei vostri confronti?

“Direi di sì, hanno atteggiamenti che denotato una forte influenza del vento che soffia nelle loro vele. Però non bisogna mai farsi prendere troppo né dai sondaggi né dai risultati conseguiti nelle competizioni elettorali: bisogna avere i piedi per terra”.

Sono già passati quattro anni della legislatura regionale, nel 2020 si vota. Qual è il giudizio sul secondo mandato del governatore Zaia?

“Bilancio positivo del governo del centrodestra. Il compito di Fdi è quello di contribuire a migliorare le cose migliorabile”.

Cosa considera positivo della gestione Zaia?

“Le risposte date alle attività produttive, alla sanità, al sociale in termini di infrastrutture sono positive. Certo, ci sono zone d’ombra che vanno chiarite ma complessivamente il giudizio è positivo”.

E’ fresca la decisione del Cio di assegnare le Olimpiadi invernali 2026 a Milano e Cortina.

“Dice il vecchio detto: aiutati che il ciel ti aiuta. Ci vuole bravura e anche fortuna, il mix è elemento di successo”.

Per le Olimpiadi, è stata più bravura o fortuna?

“Più bravura, anche se la fortuna è stata importante”.

Non si smentisce, resta la sua anima critica della maggioranza di centrodestra.

“Nella lealtà, ho sempre avuto il coraggio di dire su cosa la maggioranza sbaglia e può fare meglio”.

Cosa non è stato fatto per rendere più qualificante questa legislatura regionale?

“Qualche intervento in più per la famiglia anche con incentivi alla natalità si poteva fare; iniziative più incisive per dare prospettive ai giovani; per il lavoro spingere con iniziative nuove”.

Fratelli d’Italia ha nel suo DNA l’unità del Paese. E’ soddisfatto dei rinvii sul tema dell’autonomia del Veneto?

“Al contrario, sono incazzatissimo, rettifico indispettito per questo balletto…”.

Perché?

“Nonostante le ritrosie al nostro interno, mi sono adoperato affinché tutto il mio partito andasse a votare SI’ al referendum del 2017 sulla base di alcune garanzie che la Lega ci aveva assicurato al di là dello slogan “paroni in casa nostra”, come la promessa del riconoscimento dell’autonomia entro e non oltre un anno dal referendum… ora siamo a inizio luglio di due anni dopo”.

E’ stato un lavoro difficile convincere tutti i suoi?

“Ci è stato garantito che le maggiori forme di autonomia nel rispetto della Costituzione richieste con il referendum non avrebbero significato indipendenza o secessione. Di qui l’adesione convinta che ha portato ad un plebiscito in Veneto. Visto il risultato ed essendo la Lega al governo del Paese, ci saremmo aspettati che Salvini avrebbe messo l’autonomia tra le sue priorità. Invece non è stato così, sono prevalsi reddito di cittadinanza, quota 100 e altro”.

Forse ha dovuto cedere per il bene dell’alleanza di governo?

“L’alleanza di governo si basa su un contratto il quale prevede che una delle due forze propone una cosa e l’altra vota a favore anche se non è totalmente convinta. A questo punto, la seconda forza, in questo caso la Lega che non credo abbia votato convintamente il reddito di cittadinanza, il decreto dignità che ha massacrato le imprese creando disoccupazione, la fatturazione elettronica, la riduzione delle pensioni oltre 1530 euro lordi per fare cassa e pagare le marchette elettorali di Cinquestelle…”.

Quindi?

“Visto che la Lega ha accettato tutto questo per il bene del contratto, ora dovrebbe fare valere gli equilibri parlamentari anche se i pentastellati in maggioranza”.

Cosa vuole dire?

“Nel rispetto di questi equilibri, se il Carroccio accetta due provvedimenti di Cinquestelle questi devono dire sì ad una proposta leghista. E allora se Salvini tenesse veramente all’autonomia, avrebbe votato, come ha fatto, le due schifezze volute da Di Maio ma poi avrebbe dovuto pretendere la contropartita sull’autonomia”.

Perché non è andata così?

“Semplicemente perché la Lega non ha messo l’autonomia tra le sue priorità”.

Eppure il tema fa parte del contratto di governo.

“Così dice Salvini. Guardi, l’autonomia è un contenitore vuoto nel quale ognuno ci mette la propria interpretazione. Tutti sono a favore, ma quando si affronta il merito, quale autonomia quanti soldi trattenuti in Veneto (particolare che ha entusiasmato i due milioni e mezzo di SI’) il palco casca. Tanto che, non solo i ministri pentastellati ma anche quelli della Lega dicono che le Regioni del Sud continueranno a ricevere gli stessi fondi ottenuti finora. Allora, questo come si concilia con il cardine della proposta referendaria, cioé che i soldi restano in Veneto e saranno investiti in Veneto?”.

Le cose dovrebbero cambiare con i costi standard.

“Un discorso che mi ricorda la carota davanti all’asino”.

Prego?

“Per farlo camminare, si lega un bastone sul dorso dell’asino e dall’altra parte una carota che oscilla sui suoi occhi e lui per raggiungere la carota, cammina con un basto sempre più pesante”.

Berlato, cosa propone Fdi?

“Bisogna andare al vedo”.

Facendo cosa?

“Se fossi un leghista forzerei la mano: se entro una data certa, non più rinviabile come è stato fatto finora, Cinquestelle non scioglie i dubbi, agirei anche in modo eclatante. Invece…”.

Invece?

“L’orientamento è di portare il testo sull’autonomia al vaglio del Parlamento. Ma perché questo possa accadere, occorre un testo approvato dal Consiglio dei ministri, cosa alla quale non si è ancora provveduto per mancanza di condivisione da parte del Governo. Ciò dimostra che il problema è politico, non tecnica come si continua a dire. E poiché entrambe le forze di governo vanno a caccia di voti al Sud, non vorremmo che la strategia di mettere la carota davanti all’asino serva per non arrivare mai ad azzannare la carota stessa”.

Da coordinatore veneto di Fratelli d’Italia e da indispettito per le promesse mancate, ha in mente qualcosa per smuovere le acque?

“Se in Italia si tende a dare ragione a chi urla di più, forse è il caso di farlo”.

Pronto a scendere in piazza?

“Ricordo che sono barricadero. Quindi, si definisca una data invalicabile, a breve, ci dicano con cosa riempiono il contenitore dell’autonomia oppure sono pronto a chiamare i veneti, tutti, a manifestare in modo inequivocabile il loro dissenso per un trattamento ingannevole, una presa in giro”.

Mette sotto accusa Zaia e Salvini?

“Non faccio mai distinzione tra i vari soggetti all’interno dei partiti, è compito loro mettersi d’accordo sul cammino da fare. Il mio è un richiamo alla Lega che ha preso un impegno con veneti e lombardi e da veneto di Fdi pretendo che la parola data venga onorata”.


gasco*Giornalista

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