Header Ad

Most Viewed

Ma il calcio è per uomini o per donne?

di Corrado Poli*

Quarant’anni fa, negli Stati Uniti, il calcio era uno sport prevalentemente giocato
dalle donne. Gli uomini preferivano basket, baseball e football che sono i giochi
tradizionali d’oltre oceano. Anche allora alcuni ragazzi – spesso di origine straniera
– giocavano a calcio ma erano una minoranza e tuttora la nazionale femminile
rimane più popolare di quella maschile.

In Europa, invece, il calcio è nato come sport esclusivamente maschile e solo in seguito si è aperto alle donne. Il campionato che si sta giocando in queste settimane in Francia sta trasformando il calcio femminile in un fenomeno mediatico importante e seguito anche in Italia. Il processo è in corso da qualche tempo e oggi, con l’aumento della popolarità, solleva alcune discussioni sulle questioni di genere. La presenza di molte giocatrici dichiaratesi lesbiche è una di queste e ne abbiamo parlato in un altro articolo. Un altro aspetto da trattare riguarda lo spettacolo che il calcio femminile offre. Dal punto di vista tecnico non c’è (ancora) confronto con il calcio maschile, ma lo spettacolo è assicurato dalla maggiore spontaneità di un gioco spesso impreciso e per alcune ancora dilettantesco nonostante i progressi e il professionismo di fatto di molte atlete. Lo spettacolo nello sport (per gli spettatori profani che sono la gran parte) consiste nell’agonismo e nell’imprevedibilità del risultato, persino negli errori.
Per questo il calcio femminile appare più genuino di quello maschile ed è pronto a
riscuotere l’interesse dei media e il giro di denaro che comporterà.
La questione di genere e quella sessuale sono più complesse. Da una parte di
tratta di un gioco di lotta molto maschile, a differenza per esempio della pallavolo e
ancor più di sport propriamente femminili quali la ginnastica artistica, il pattinaggio, il nuoto sincronizzato e altri. Lo spettacolo può essere generato anche dal voyerismo dei maschi i quali amano vedere donne che agiscono senza inibizioni.
Questo non significa che alle donne non debba piacere giocare a calcio e che non
lo possano fare liberamente. D’altronde questo avviene ormai da tempo anche in
Europa. Il film “Sognando Beckham” è del 2002 e in realtà trattava di integrazione
etnica e solo in secondo luogo di “accettabilità” del calcio femminile. Oggi, nello
sport alle donne è consentito fare tutto quello che fanno i maschi e i pregiudizi sono
quasi scomparsi, mentre permangono quelli sui maschi che vorrebbero praticare
sport recepiti come “femminili”. Questa è la nuova frontiera delle pari opportunità.
Da un punto di vista fisico invece ci sono delle differenze che implicano un modo di
praticare il calcio in modo diverso tra maschi e femmine. Le regole sono uguali per
entrambi, ma i corpi sono diversi. Nella pallavolo, per esempio, la rete è più bassa
per le femmine: nel calcio non c’è differenza alcuna.
Le femmine sono mediamente più basse, meno veloci e hanno riflessi più lenti dei
maschi. In compenso, hanno una maggiore elasticità muscolare e una migliore
coordinazione. Queste qualità consentirebbero alle femmine di essere molto più
abili in spazi ristretti, ma non possono essere del tutto sfruttate a causa delle
dimensioni del campo.
Le femmine sono inferiori quanto a resistenza, ma in misura minore che rispetto
alle altre qualità per cui il problema della durata della partita non si pone, se non
per il fatto che le femmine sono costrette a correre di più. Poiché le dimensioni del
campo e le regole sono le stesse per i due sessi, l’aspetto atletico è più importante
per le femmine che per i maschi, soprattutto dal punto di vista della distribuzione
delle energie. Quello tecnico di conseguenza conta di più per i maschi.
Queste osservazioni, che richiedono approfondimenti, non devono condurre alla
conclusione che si devono cambiare le regole del calcio femminile. Volendo c’è il
calcio a cinque in sala. Piuttosto a considerarlo uno sport diverso da quello
maschile con le proprie caratteristiche tecniche e atletiche su cui sarebbe ora di
soffermarsi abbandonando le stantie e ormai superate disquisizioni sulle questioni
di sesso, genere e pari opportunità.


yU_FaYi5_400x400.jpeg* Docente – Scrittore

    Lascia il tuo commento

    Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.*