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Nuovo Piano Trasporti del Veneto: 19 miliardi. E c’è anche la TAV

di Giorgio Gasco*

Vent’anni dal primo Piano Trasporti nel quale si metteva nero su bianco, con tanto di grafici e stime di traffico, quello che doveva essere il domani della mobilità in Veneto.

Nel 1990 si parlava di Passante di Mestre nelle più varie ipotesi, largo e stetto, si parlava di anello stradale nel quale circoscrivere l’area vasta composta dalle province di Venezia, Padova e Treviso, con a Nord la Pedemontana (si ipotizzava un’autostrada), a Sud con il combinato stradale A4-Passante, a Ovest con la continuazione della Pi-Ru-Bi, la A-32, verso Trento e verso la Transpolesana. Si parlava di alta velocità prima ancora che il nuovo sistema diventasse di interesse europeo. Si parlava dell’idrovia Padova-Venezia, la grande incompiuta del ventennio.

Questo 20 anni fa. Ora la Regione Veneto, guidata da Luca Zaia, ha preparato il nuovo Piano Trasporti con respiro decennale, con tanto di strategia trasportistica e relativi finanziamenti per realizzarlo.

In tutto otto obiettivi da raggiungere attraverso altrettante strategie che si concretizzano con 32 azioni che vanno da progetti infrastrutturali a quelli di innovazione del trasporto pubblico locale, da interventi di riorganizzazione dei servizi a quelli di governo del settore.

 Una mole di investimenti, fino al 2030, superiore ai 19 miliardi di euro, di cui oltre la metà già disponibili, il 62% dedicati alla mobilità e al trasporto su ferro e il 35% all’adeguamento e manutenzione stradale.

Questa la sintesi del Piano presentato   dal governatore, dall’assessore Elisa De Berti e dal coordinatore del comitato scientifico del Piano, il professore Ennio Cascetta.

Chiaro l’obiettivo del Piano: garantire una mobilità sostenibile, in un Veneto moderno, più competitivo e connesso con il mondo, ma al tempo stesso attento all’equità sociale, all’inclusività e all’accessibilità dei propri territori. Un Veneto, è l’estrema sintesi di Zaia, “dove muoversi, trasferirsi e viaggiare sia più semplice, per le persone, siano essi cittadini, lavoratori, studenti o turisti, e per le merci”.

Un minuzioso lavoro, ha spiegato il governatore regionale, “che  abbiamo voluto affrontare anche se non porta consenso,  ma che chi ha responsabilità di governo del territorio non può trascurare, anche se si tratta di programmare qualcosa che è difficilmente programmabile. Programmare la mobilità di una regione oggi è mille volte più difficile rispetto a trent’anni fa: allora eravamo in un mondo analogico, oggi siamo in un mondo digitale che ci riserva sorprese tutti i giorni, dal treno supersonico Hyperloop alle nuove supremazie nell’intermodalità.”.

E le risorse? Ci sono, garantisce Zaia, anzi “sono già disponibili”. Quante? Il presidente:”12 miliardi di euro sui 19 previsti per il Piano”. Precisazione ambientalista: “Non ci sarà devastazione ma la conferma di opere strategiche come la TAV, l’impegno di mantenere in sicurezza una rete viabilistica di base ampia e solida, il compito di connettere al territorio il terzo scalo aeroportuale italiano (Venezia, ndr.) e sta arrivando un ‘neonato’ che risponde al nome di Pedemontana Veneta, 94 chilometri e mezzo di strada che interessa 35 Comuni ed è l’opera cantierata più grande d’Italia”.

 Doveroso l’approfondimento sul tema della portualita’ capitolo caldo, che vede ancora Venezia e Trieste ai ferri corti: “È un aspetto fondamentale perché per noi significa competitività – dice Zaia – parliamo di un via di comunicazione naturale per questa regione ed è una grande sfida”. Sulle granì navi in Laguna di Venezia: “ Bisogna risolvere il problema ma per noi è irrinunciabile anche il tema della crocieristica. Pensare di rinunciare alle crociere non è solo cedere il passo, ma significa perdere l’home port a livello nazionale e regalarlo a qualcuno nel Mediterraneo. Se perdiamo questa partita, se perdiamo Venezia quale porto di arrivo e di partenza delle crociere, diciamo addio non solo ai turisti, ma anche all’occupazione e a tante opportunità. Venezia deve essere rispettata, ma non può prescindere da questa realtà e da questi servizi”. 

 OBIETTIVI DEL PIANO

1. connettere il Veneto ai mercati nazionali e internazionali, per la crescita sostenibile dell’economia regionale, fortemente orientata alle relazioni internazionali; è prioritario, quindi, completare il disegno infrastrutturale di connessione con le principali capitali europee e i relativi mercati di riferimento;
2. potenziare la mobilità regionale per un Veneto di cittadini equamente connessi, superando i problemi di congestione e i limiti di coordinamento tra le diverse modalità di trasporto e riducendo le disparità territoriali, anche al fine di contrastare lo spopolamento dei centri periferici;
3. promuovere la mobilità in funzione dello sviluppo dell’offerta turistica,  ampliando la rete infrastrutturale, migliorando la connessione intermodale tra offerta pubblica, privata e mobilità debole (percorsi pedonali, cicloturismo, escursionismo) e lo sviluppo aeroportuale;
4. sviluppare un sistema di trasporti orientato alla tutela dell’ambiente e del territorio, prevedendo di ridurre le emissioni nocive nell’aria, anche con interventi finalizzati a una maggiore fluidificazione del traffico, al cambio modale da gomma a modalità più sostenibili, al rilancio del trasporto pubblico, allo sviluppo dei carburanti green e dei veicoli ibridi ed elettrici;
5. accrescere funzionalità e sicurezza delle infrastrutture e dei servizi di trasporto, tutelando maggiormente la mobilità debole e assicurando il monitoraggio e la manutenzione programmata delle reti e dei percorsi; 
6. promuovere il Veneto come laboratorio per nuove tecnologie e paradigmi di mobilità, specie per l’accesso da parte dell’utenza ai servizi pubblici di trasporto;
7. completare ed efficientare la spesa pubblica per i trasporti e promuovere forme di finanziamento in grado di attrarre capitali privati; 
8. sviluppare una nuova governance integrata della mobilità regionale: rientra in tale contesto il sistema delle concessioni autostradali e della rete stradale ordinaria, la gestione della rete ferroviaria, il coordinamento del sistema degli interporti, il riordino nelle competenze del TPL.
 
LE 32 AZIONI
L’elenco prevede, oltre ai progetti infrastrutturali, anche le attività di gestione, la riorganizzazione dei servizi, l’innovazione tecnologica in particolare nel settore del trasporto pubblico locale. Tra le priorità  il completamento delle linee TAV Milano-Venezia, Padova-Bologna e Venezia-Trieste; lo sviluppo di un programma di accessibilità all’area interessata ai Giochi Olimpici invernali del 2026 di Milano-Cortina, attraverso un rinnovamento infrastrutturale complessivo dell’area bellunese e la riorganizzazione dei servizi di mobilità pubblica basata sull’interscambio ferro/gomma; un programma di manutenzione straordinaria per la viabilità di connessione e per la riduzione dell’incidentalità: per la sola rete stradale si valuta in oltre 100 milioni di euro il fabbisogno per la manutenzione annualeinterventi sulla viabilità di accesso ai comprensori turistici e sviluppo di un piano di itinerari, piste ciclabili ed ippovie, con priorità agli itinerari di accesso ai nodi urbani; l’integrazione tariffaria del trasporto pubblico regionale con l’attuazione del progetto del “biglietto unico”; il rafforzamento della governance e della gestione dei trasporti regionali, anche con istituzione/revisione del ruolo delle società regionali per la gestione diretta di infrastrutture e servizi di interesse regionale.
“È un piano che guarda con molto realismo alla nostra situazione – ha detto l’assessore De Berti –, che considera le inadeguatezze e i ritardi accumulati negli anni sul fronte delle infrastrutture e dei trasporti e individua le soluzioni per recuperare il divario che oggi il Veneto paga rispetto ad altre regioni europee, alla cui crescita economica ha contribuito uno sviluppo dei loro sistemi di mobilità. Cosa che da noi, purtroppo, non è avvenuta. In verità, alcune grandi opere infrastrutturali realizzate negli ultimi decenni nel nostro territorio hanno dimostrato tutta la loro utilità e importanza e il nostro obiettivo è completare quelle iniziate, come la Superstrada Pedemontana Veneta. Ma è con questo PRT che segniamo di fatto un passaggio  epocale dalla programmazione del 1990, data del Piano in vigore, che sul piano delle innovazioni tecnologiche e dei cambiamenti sociali e comportamentali intervenuti in questi trent’anni, appare quasi antica”.
Il nuovo Piano Traporti sarà ora oggetto di consultazione nei territori con le organizzazioni economiche e sociali. Sette incontri nelle sette province venete sono già stati programmati fino al 19 luglio, poi ci saranno i passaggi burocratici e in fine il voto dell’assemblea regionale.

gasco*Giornalista

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