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Porti del FVG. Protocolli di legalità per i lavori pubblici. Per Salvini “prevenire è meglio che curare”.

(LL) – Rafforzare le misure di prevenzione e contrasto ai tentativi di infiltrazione criminale e mafiosa nel settore degli affidamenti pubblici di contratti di appalti e di concessioni relativamente a lavori, servizi e forniture nei porti di Trieste e Monfalcone e nel Porto Vecchio del capoluogo giuliano.
Promuovere il rispetto delle discipline sull’antimafia, in materia di anticorruzione, sulla regolarità contributiva, sulla sicurezza nei cantieri e sulla tutela del lavoro in tutte le sue forme.
Migliorare l’interscambio informativo, anche attraverso l’interconnessione di banche dati e sistemi di videosorveglianza esistenti, tra le Pubbliche Amministrazioni interessate per assicurare una maggiore efficacia delle azioni di vigilanza, controllo e monitoraggio.

Sono questi gli obiettivi di due Intese per la legalità, sottoscritte oggi a Trieste alla presenza del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Due documenti che sostanzialmente presentano gli stessi contenuti, di cui uno riguarda appalti e concessioni di lavori pubblici relativamente agli interventi infrastrutturali nell’ambito del Porto di Trieste e di quello di Monfalcone, sottoscritto da Regione Friuli Venezia Giulia, Prefettura di Trieste e Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale.

L’altro entra nello specifico delle procedure per il recupero del comprensorio del Porto Vecchio, sempre a Trieste, finalizzate alla realizzazione di infrastrutture ricettive, museali e residenziali. Un’area dove, tra l’altro, si svolgerà fra un anno esatto l’Euro Science Open Forum, evento focalizzato su scienza, tecnologia, società e politica, per cui sono previsti rilevanti investimenti. Ad affiancare nella firma di questo seconda intesa la Regione e la Prefettura è stato il Comune di Trieste, a cui è stata trasferita la proprietà del Porto Vecchio.

Firmatari il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, il commissario di Governo di Trieste, Valerio Valenti, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, Zeno D’Agostino, e il sindaco del capoluogo regionale, Roberto Dipiazza.

La premessa alla base delle due intese è che la tendenza della criminalità organizzata ad affermare la propria presenza nei territori del Triveneto, comprovata anche da recenti inchieste giudiziarie, richiede l’innalzamento della soglia di attenzione da parte di tutte le istituzioni, con l’adozione di iniziative ed interventi preventivi, preordinati ad impedire eventuali infiltrazioni nell’economia legale, con il settore dei contratti pubblici tra le aree più esposte.

Da qui la volontà delle parti firmatarie di assicurare la realizzazione del preminente interesse pubblico alla legalità ed alla trasparenza nell’economia, esercitando i poteri di monitoraggio e vigilanza loro attribuiti e coinvolgendo in questo operatori economici ed esecutori dei lavori.

Sotto il profilo operativo, viene costituita una Cabina di regia tra i soggetti coinvolti; saranno condivise le strategie operative in un quadro di semplificazione delle procedure; vengono individuate forme di collaborazione tra sistemi informatici. Per tutto questo la Regione Friuli Venezia Giulia metterà a disposizione personale specializzato.

Per quanto riguarda le azioni previste, se la Prefettura si impegna ad indicare un interlocutore unico, Comune e Autorità portuale, per quanto di competenza, qualora operino quale stazione appaltante si impegnano ad acquisire le informazioni antimafia per appalti e concessioni a partire dai 400mila euro e per subcontratti per importi dai 20mila euro.

Sarà costituita una banca dati delle imprese aggiudicatarie di contratti di appalto e concessione lavori e sarà garantita la tracciabilità dei flussi finanziari. E’ previsto che le stazioni appaltanti possano avvalersi della clausola risolutiva nella eventualità che ex post sia emanata una informazione antimafia interdittiva.

Non manca la previsione di una stretta sulla legalità nei cantieri, per prevenire i tentativi di infiltrazione mafiosa, monitorando e registrando tutti gli accessi.

Se il ministro ha definito quella del Friuli Venezia Giulia una “comunità ricca, trasparente e sana” in cui si contano una sola interdittiva antimafia e un basso indice di confische, è anche vero, ha sottolineato Salvini, che “prevenire è meglio che curare” perché, ha ricordato il ministro, “la criminalità segue il denaro” e quindi “la guardia va tenuta alta”.


 

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