Pillole e sciroppi? Se siete sani lasciate che sia il cibo la vostra medicina

di Stefano Chiaramonte*

Qualcuno sicuramente ricorda le “belle curette ricostituenti” che venivano propinate agli adolescenti, generalmente in primavera ed in autunno.  Una vera sferzata di energia per sostenerli nelle delicate fasi dello sviluppo psico-fisico. Non è stato ancora chiarito se giovavano maggiormente all’organismo degli adolescenti oppure alla tranquillità dei loro premurosi genitori.

Oggi quei preziosi presidi sono stati soppiantati dagli integratori alimentari che, però, vengono utilizzati da tutti, senza restrizioni per età, stagionalità o altro.

Gli integratori alimentari sono definiti dalla normativa (Direttiva 2002/46/CE, recepita DL 21 maggio 2004, n. 169), come “prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate“.

Il risultato finale è la proliferazione di una miriade di preparazioni contenenti le sostanze più disparate, provenienti dalle fonti più varie, utilizzabili per le indicazioni più fantasmagoriche. Un elenco interminabile che annovera circa 4500 sostanze (definiti “nutrienti”) commercializzate in svariare formulazioni. Sul sito Web del Ministero della Salute è riportato “L’elenco degli integratori, in ordine alfabetico per prodotto”. E’ un documento di 624 pagine (circa 30 prodotti per pagina).

Ed ecco allora che vengono proposti integratori per lo sport, antiossidanti, creatine, energetici, integratori per dimagrire, per l’apparato digerente, probiotici, fermenti lattici, prodotti studiati per l’apparato respiratorio, per i danni del fumo, per l’apparato genito-urinario, libido, disfunzione erettile e disturbi mestruali, per la pelle, unghie, capelli, per la cellulite, per il colesterolo, per ansia, stress, insonnia, depressione, per l’invecchiamento, ecc. Un bel business, non c’è che dire!

Se da una parte viene genericamente sottolineato il problema dell’uso e dell’abuso, di potenziali effetti collaterali e controindicazioni, quello che colpisce maggiormente sono i messaggi promozionali, veri e propri proclami, che giocano sulla convinzione diffusa che trattandosi di “sostanze naturali” non siano dannose ma anzi particolarmente efficaci per salute, benessere, longevità. La pubblicità recita “Formula specificamente studiata per…” oppure “Scientificamente testati”. Purtroppo, non è dato sapere come, da chi, sulla base di quali evidenze. Siamo al limite della pubblicità ingannevole.

La Comunità Europea ha emanato una serie di regolamenti che disciplinano il dosaggio, le indicazioni nutrizionali e gli effetti sulla salute che possono essere scritte sulle confezioni dei prodotti alimentari e sugli integratori. In realtà, se qualcuno va a spulciare questi documenti trova un lungo elenco di sostanze cui, per ciascuna, corrispondono definizioni assolutamente generiche: “Contribuisce al normale funzionamento del….” “Contribuisce alla normale funzione del……” “Contribuisce al mantenimento di normali livelli di….”. E’ come dire che un mattone contribuisce alla normale stabilità di un edificio, è utile ma non indispensabile.

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Un soggetto apparentemente sano, normopeso che segue un regime alimentare vario ed equilibrato comprendente soprattutto frutta e verdura, secondo lo schema classico e collaudato della dieta mediterranea, non avrebbe necessità di integrare alcunchè. La natura è generosa e mette a disposizione tutto il necessario, nelle proporzioni migliori.

Le vere indicazioni all’uso di integratori sono costituite da situazioni anomale dove lo stato carenziale deriva da problemi strutturali ambientali, da regimi dietetici troppo restrittivi, alimentazione vegana estesa a bambini o donne gravide, malnutrizione, malattie croniche invalidanti, alimentazione non adeguata specie nel soggetto anziano.

Alla fine, i Paesi più ricchi, ipernutriti (con il più alto tasso di sovrappeso, colesterolo, ecc), paradossalmente, sono quelli in cui si registra il maggior consumo di integratori. E così si passa dal banco del fruttivendolo a quello della parafarmacia. L’importante è non confondere la scienza con il business o la moda.

“Lascia che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo”. Diceva Ippocrate…ma intendeva i frutti dell’orto non le pillole!


IMG_7430* Nefrologo – Coordinatore del Programma di Prevenzione del Rischio Cardiovascolare – Casa di Cura Villa Berica – Vicenza

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