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Rapporto Pfas: l’intervento sulla rete ha ridotto l’esposizione. Ecco il dossier

La popolazione a che rischi è stata sottoposta in seguito all’esposizione ai Pfas? La Direzione Prevenzione dell’Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto ha ricevuto dall’Istituto Superiore di Sanità il documento dal titolo “Valutazione dell’Esposizione Alimentare e Caratterizzazione del Rischio – Pfoa e Pfos”.

NOTE METODOLOGICHE

La valutazione dell’esposizione:

  • è relativa alla popolazione generale appartenente a 5 fasce d’età  (bambini, adolescenti, adulti, anziani e molto anziani), in 3 zone (zona rossa A, zona rossa B, Veneto/Nord-Est) ed è rappresentata attraverso 9 scenari;
  • è relativa all’assunzione per via alimentare, mediante la dieta, di acqua ed alimenti;
  • fa riferimento ai valori di assunzione tollerabile settimanale (TWI) identificati da EFSA nel 2018, relativa al PFOA ed al PFOS, considerati singolarmente.
  • utilizza i dati del monitoraggio della regione Veneto, effettuato nel 2016-2017, sugli alimenti di origine vegetale e animale “locali”, campionati nell’area rossa A e B;
  • per stimare l’esposizione alimentare della popolazione del Veneto sono stati utilizzati i dati di contaminazione degli alimenti presenti nel database EFSA.

In sintesi:

Nella valutazione dell’ISS si sottolinea che l’acqua è il principale veicolo dell’esposizione e a tal proposito evidenzia che l’intervento sulla rete acquedottistica ha prodotto una drastica diminuzione dell’esposizione e oggi l’esposizione stimata è indistinguibile da quella di baseline (popolazione del Nord-Est) anche per l’area rossa A.

Per le famiglie dell’area rossa A che fanno uso di pozzi autonomi a scopo idropotabile l’esposizione permane elevata.

Negli scenari che considerano il consumo nell’area rossa A di prodotti alimentari di produzione locale, le uova ed i prodotti a base di uova rappresentano una percentuale importante dell’esposizione, seguiti dalla carne bovina; per la zona rossa B invece i contributi percentuali dei vari alimenti sono sovrapponibili allo scenario 1 cioè quello di baseline.

Il consumo di alimenti di origine locale, determina per gli adulti un avvicinamento alle TWI che comunque non viene superato nell’esposizione media, mentre per quei pochi soggetti che evidenziano un consumo molto elevato di alcuni alimenti, è 1,6 volte superiore al TWI. L’impatto è minore nel caso dei bambini.

Il rischio è stato calcolato confrontando i dati di esposizione con i TWI di PFOA (6ng/kg p.c./settimana) e PFOS (13 ng/kg p.c./settimana), per tutti gli scenari di esposizione  e i gruppi di popolazione.

RISULTATI per PFOA

Nello Scenario 1 baseline (Consumi del Nord-Est),  i livelli di PFAS negli alimenti e nell’acqua potabile corrispondono a quelli medi europei utilizzati da EFSA nel 2018: la principale fonte di esposizione per bambini ed adolescenti è il latte vaccino, seguito da acqua, uova e prodotti a base di uova; la principale fonte di esposizione negli adulti e negli anziani è l’acqua seguita da latte vaccino, uova e prodotti a base di uova e pesce. L’esposizione della popolazione adulta è pari al 40% circa del TWI (arriva all’80% nel 95° percentile); nei bambini l’esposizione è 1,2 volte il TWI.

Scenari 2, 3 e 5: la principale fonte di esposizione al PFOA in zona rossa A è l’acqua in maniera più marcata per gli adulti rispetto ai bambini.

Scenario 4 (popolazione della zona rossa A e B che consuma alimenti come da medie europee e acqua di acquedotto): l’esposizione è indistinguibile da quella stimata per la popolazione del Veneto/Nord-Est (scenario 1); per tutte le fasce d’età tutti gli alimenti contribuiscono all’esposizione come nello scenario 1.

Per la popolazione della zona rossa (scenario 5) che consuma alimenti come da medie europee e acqua di pozzo a scopo idropotabile: l’esposizione è elevata nella zona rossa A (2,5 volte il TWI negli adulti e 5,4 volte il TWI per i bambini).

Scenario 8 (popolazione della zona rossa che consuma alimenti locali e acqua di rete): per la zona rossa A l’esposizione media negli adulti si avvicina al TWI ma non lo supera (è 1,6 volte nel 95° percentile).

RISULTATI per PFOS

Gli alimenti contribuiscono in maggior percentuale all’esposizione ai PFOS, specialmente il pesce ed i prodotti ittici e le uova. L’acqua contribuisce meno.

Sia nella zona A che nella zona B: l’uso di acqua di rete non fa superare il TWI.

Nello scenario 6 prima dell’intervento dei filtri l’esposizione media degli adulti eguagliava il TWI. Successivamente nello Scenario 8: con l’uso di acqua di rete insieme al consumo di alimenti locali l’esposizione media degli adulti è  inferiore al TWI.

In tutti gli scenari:  l’esposizione dei bambini è inferiore a quella degli adulti.

CONCLUSIONI

Il PFOA è il composto più importante, specialmente per la popolazione in zona rossa A, per l’esposizione ed il rischio. Il principale veicolo di esposizione è l’acqua ad uso idropotabile, gli alimenti prodotti localmente contribuiscono in maniera inferiore. I gruppi di popolazione in cui permangono esposizioni elevate di PFOA sono quelli della zona rossa A che consumano acqua di pozzo: in questo caso i livelli di esposizione dei bambini sono circa il doppio di quelli degli adulti.

Nel caso del PFOS, l’esposizione alimentare complessiva vede un maggiore contributo in termini percentuali degli alimenti e minore dell’acqua, ma in termini di esposizione media in rapporto al TWI si rilevano meno criticità, l’esposizione media dei bambini è inferiore a quella degli adulti.

Il sottogruppo di popolazione con esposizione più elevata è rappresentato dai soggetti che consumano alimenti locali/autoprodotti, soprattutto alimenti di origine animale e contemporaneamente consumano a scopo potabile acqua di pozzo autonomo: in tal caso si possono raggiungere livelli espositivi elevati, soprattutto di PFOA, nella zona rossa A.

PROPOSTA DI ULTERIORI ATTIVITA’ A TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA

La Regione del Veneto intende riprendere la collaborazione con IZS Venezie, Arpav e ISS, sviluppando metodiche analitiche più sensibili, al fine di ridurre l’incertezza e fornire elementi di conoscenza per controllare la filiera produttiva e consentire un immediato rapporto con il TWI; si stanno valutando le seguenti azioni:

  • un Piano di monitoraggio degli alimenti, non trasformati e trasformati, anche di provenienza extra-regionale, che compongono la dieta tipica della popolazione del Nord-Est e sono in commercio nella Regione Veneto; questo consentirà di ottenere stime più veritiere della contaminazione delle matrici alimentari in commercio nel territorio regionale e nazionale e di raffinare quindi le stime di esposizione della popolazione veneta (attualmente basate sui valori di contaminazione medi europei, che non necessariamente sono rappresentativi di quelli del Veneto).
  • un Piano di sorveglianza focalizzato sulle zone dell’Area Rossa che erano risultate più critiche nel precedente Piano di monitoraggio, esaminando nel dettaglio le pratiche agrozootecniche in relazione alla contaminazione delle matrici alimentari e prevedendo anche un monitoraggio protratto nel tempo al fine di valutare il variare della contaminazione con i cambiamenti delle pratiche agrozootecniche.

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