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Mostra del Cinema: i selfie con l’astroeroe e con le dive ignote

di Maurizio Cerruti *

VENEZIA – La Mostra del Cinema aveva bisogno di un eroe e l’eroe è entrato in scena la sera dopo l’inaugurazione: è Brad Pitt,  protagonista di “Ad Astra” – “Alle stelle” in latino – il film del regista americano James Gray atteso nei cinema di tutto il mondo il prossimo settembre. Pitt è l’astroeroe che, lottando contro tutti, salva il mondo da un disastro provocato involontariamente dal padre – Tommy Lee Jones, il “duro” di tanti polizieschi – un folle eremita spaziale in orbita da trent’anni tra gli anelli di Nettuno.
PROFONDO BUIO. Lo spazio profondo è il deserto sconfinato dove si combatte l’ennesima sfida mortale tra umani, con scene ad alta tensione e spettacolari effetti speciali. Il nuovo Far West, l’ultima frontiera, è un nulla buio, freddo, senza vita. In questo film  non ci sono presenze o minacce aliene. Questo lo rende originale, anche se ricorda un po’ altri film di fantascienza come “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick. In “Ad Astra” tutto, il male e il bene, viene da noi terrestri e ritorna a noi terrestri. Soli, disperatamente soli, in un cosmo meraviglioso e incomprensibile: noi, incapaci di migliorare, ma soltanto di allargare il raggio delle brame di conquista.
EROE CELIBE. Sono così rari i veri eroi in circolazione – pronti a rischiare tutto, compreso l’onore, pur di vincere per una giusta causa – che si comprende l’entusiasmo suscitato, non solo fra le ragazzine, da un eroe come questo, costruito con grande professionalità negli studios di Hollywood: nervi d’acciaio e cuore tenero, introverso e solitario, bello e single.
CHE SAUNA. L’attesa per fare un selfie con Brad Pitt, o per stappargli un autografo, è cresciuta di ora in ora dopo il tramonto fino a notte inoltrata. La folla ha tenuto duro un intero pomeriggio sul lungomare del Lido di Venezia sopportando l’afa canicolare, da sauna a cielo aperto, alimentata dallo scirocco di giorno e alleviata solo ad ora tarda da un po’ di brezza marina.
IL PIU’ ATTESO. Chi ha avuto la tenacia di aspettare ha potuto vedere la versione elegante e rilassata di Brad, fisico imponente, pizzo brizzolato e sorrisetto accattivante: niente a che fare con l’astronauta smagrito, stressato e corrucciato che interpreta. Tra i divi attesi alla 76ma Mostra del Cinema solo Johnny Depp e Robert De Niro potranno lontanamente aspirare a tanto interesse del pubblico del red carpet. E, fra le attrici, Meryl Streep, Sharon Stone e Scarlett Johansson che ieri ha sfilato qualche ora prima di Brad Pitt firmando autografi ai fan, alla prima del film “Marriage Story” di Noah Baumbach: lei interpreta un’attrice alle prese con un drammatico divorzio da un regista interpretato da Adam Driver, spilungone dall’aria dura ed altro mito delle giovanissime.
ROSSO ANTISCIVOLO. Cosa sarebbe il Festival del Cinema senza il red carpet, ovvero la moquette rossa da pochi euro al metro quadro che ricopre la passerella di legno dove sfilano i divi per entrare nel Palazzo del Cinema? Ve lo dico io: sarebbe un gigantesco multisala. Il tappeto dei divi è messo a scopo ornamentale, ma anche per non farli scivolare – soprattutto le signore coi tacchi a spillo – in particolare se piove. La sfilata è un  rito che si ripete tutti i giorni nel tardo pomeriggio-sera, prima delle proiezioni di gala in Sala Grande. I Vip vengono fatti salire in lussuose macchine con autista fornite da Lexus, sponsor della Mostra, passando per una porticina secondaria del grand hotel Excelsior; percorrono qualche centinaio di metri tra ali di folla tenuta a bada da poliziotti e vigilantes ed entrano nel recinto transennato del red carpet.
SCATTI A RAFFICA. Gli ultimi 50 metri li percorrono a piedi fino all’ingresso del Palazzo del Cinema, superando due file di fotoreporter e teleoperatori sistemati sopra gradinate contrapposte. Per soddisfare la folla troppo fitta per vedere cosa succede sul red carpet, un maxischermo proietta le immagini in diretta con sottofondo musicale delle colonne sonore dei film in programma. Più il personaggio che arriva è famoso, più a lungo deve sottoporsi al bombardamento di scatti. I paparazzi lo chiamano per nome, da destra e da sinistra, gli gridano di girarsi, di mettersi in posa, di fermarsi ancora un po’, di tornare indietro. Il divo o la diva  vanno avanti solo quando l’assalto fotografico si ferma.
DELUSIONI. Più in là è il turno dei cacciatori di autografi che affollano le transenne per ore, anche dalla mattina, tenendosi il posto a turno. I divi di solito non si sottraggono al rito della firma, dei selfie, delle strette di mano. Ma ci sono eccezioni. Catherine Deneuve, co-protagonista del film francese “La Veritè” insieme con Juliette Binoche, a differenza della più giovane collega ha preferito tenersi a distanza dalla gente. Delusione. D’altronde nel film fa la parte di un’attrice famosa antipatica ed egocentrica. Dev’essersi sentita perfettamente a suo agio nel ruolo.
NOT IMPORTANT. La sfilata sul red carpet dovrebbe riguardare il cast dei vari film: registi, attori, produttori, sceneggiatori. In realtà sfilano non solo Vip ma anche Nip (Not important persons). Illustri sconosciuti o quasi. Ogni tanto c’è un revival: è il caso di Sandra Milo, 86enne ex attrice felliniana, che è riuscita a farsi notare sul red carpet anche perchè era a braccetto di un 50enne ristoratore di Salgareda (Treviso), dicono che sia un nuovo fidanzato (sarà vero?). Immancabile ogni anno in passerella la coppia inossidabile Rutelli-Palombelli (“Rutelli? E chi è, un regista?”, ho sentito chiedere).
AUTOGRAFO IGNOTO. Sfilano anche migliaia di sconosciuti: giovanotti e “cummenda” in abito scuro col bottone tirato sullo stomaco come si usa adesso; belle signorine e robuste matrone  scollate, piumeggiate, paillettate, scampanate, ingioiellate, tatuate, plasticate, con tacco 15 e anche oltre. Siano bionde e siano more – per non dire delle rosse – è una gara delle vanità fra chi più riesce ad apparire grazie ad abiti, calzature, trucchi e acconciature. Sono famose? Saranno famose? Nel dubbio i fotoreporter, quelle belle, le fotografano tutte, non si sa mai. Il tempo dirà chi merita di restare in archivio. Il pubblico che assiste alle passerelle si fa una domanda frequente ma per lo più senza risposta: “Ma quella (o quello) chi è?”. Ma i veri cacciatori d’autografi rispettano una regola d’oro: niente firme dagli sconosciuti. Semmai un selfie.

Nicole Kidman fa autografi sul red carpet (archivio Asac, Biennale)


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