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Mostra di Venezia: quanti bei film, però non si ride mai

di Maurizio Cerruti*

VENEZIA – La Mostra del Cinema quest’anno va a gonfie vele. I film piacciono – i critici  “cattivi” sono in crisi! –  il pubblico riempie le sale, non si lamenta troppo neanche di fare le code, applaude soddisfatto i finali e, a notte fonda, ancora affolla la passeggiata accanto al red carpet sperando di veder sfilare qualcuno di famoso: l’ultima “superstar” sarà Johnny Depp atteso alla prima del film “Waiting for the Barbarians” (venerdì 6 alle 19,30 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido).

L’organizzazione Biennale è inappuntabile: vigilanza capillare e veloce, personale gentile, nessuna rissa o disturbo rilevante, tanto che i cronisti a corto di notizie succose hanno dovuto trovare uno scoop con la rottura di una vetrata nella ressa per Brad Pitt.
MONDO TRISTE. Nessuna nuova, buona nuova. C’è però una cosa di cui in effetti si sente la mancanza: non c’è niente da ridere e neppure da sorridere. Il direttore della Biennale Cinema Alberto Barbera aveva detto che il filo conduttore dell’edizione numero 76 sarebbe stata la realtà nelle sue infinite sfaccettature. Ben detto; in effetti, nel mondo reale, quello in cui viviamo, c’è poco su cui scherzare. Il mondo triste e preoccupato si riflette nel cinema.
RISO MALATO. L’unica risata – per nulla liberatoria – risuonata alla Mostra è l’irrefrenabile, patologico e sinistro riso isterico di Joker, un clown fallito che sprofonda nell’abisso della follia, fallimento dopo fallimento: una vittima della società e della propria famiglia che si trasforma in assassino e che infine diventa il mito di una gioventù inferocita, scatenata contro il sistema.
ROMA SCASSONA. Qualcuno, nella povera Gotham City – la degradata metropoli di Batman dove si svolge la storia –  ha trovato curiose rassomiglianze con Roma. Scatafascio sociale, microcriminalità, violenza insensata, cumuli di spazzatura, pantegane giganti, abitanti esasperati e incattiviti. Alla sindaca Raggi saranno fischiate le orecchie? E poi c’è Joker, un comico che non fa ridere con lunghi capelli arruffati, che catalizza attorno a sé l’ira popolare e diventa il simbolo di una disastrosa e sgangherata rivolta generale. Come si chiama il personaggio? No, non Beppe, è Arthur Fleck.
MASCALZONI GLOBALI. Leggeri sorrisi conditi di amarezza riesce a strappare qua e là il film di Steven Soderbergh “Laundromat” (lavanderia automatica) con protagonista la grande Meryl Streep: una vedova che perde il marito in un incidente, subisce una truffa assicurativa e indagando tenacemente, pressoché da sola, scopre – nella finzione del film – il maxi scandalo (autentico) dei “Panama papers” con al centro lo studio legale panamense Mossack Fonseca: una centrale mondiale del riciclaggio nei paradisi fiscali dei tesori segreti di narcos, politici corrotti, cinici finanzieri ed altri mascalzoni senza frontiere.
IL DRAMMA TI SIA LIEVE. I due titolari dello studio interpretati con elegante e surreale leggerezza da Gary Oldman e Antonio Banderas, con la propria autodifesa fanno da collante ad una serie di episodi emersi dalle indagini, con contorno di omicidi, ricatti, imbrogli. L’intento del regista è di fare luce sul complesso e drammatico scandalo finanziario in modo lieve, denunciando il malaffare ma divertendo lo spettatore. Il film è gradevole, però c’è davvero poco da ridere.
CUPO MEDIOEVO. Per il resto, cosa mai potrebbe esserci di buffo e divertente nel film “The King” dei registri australiani David Michod e Joel Edgerton: un mix di due tragedie di Shakespeare in cui un giovanissimo re medievale si destreggia fra gli intrighi di corte e le minacce esterne. Oppure nel film dell’italiano Pietro Marcello “Martin Eden”: ascesa e caduta di un giovane arrampicatore sociale, il tutto ispirato da un celebre romanzo dell’americano Jack London, ma ambientato a Napoli.
NUOVO PAPA DANDY. Bella e sofisticata, ma costituzionalmente cupa, è la nuova serie tv Netflix “The New Pope” firmata da  Paolo Sorrentino (Oscar 2014 con “La Grande Bellezza”) che racconta l’ascesa al soglio di un cardinale-dandy inglese chiamato a salvare la Chiesa dal naufragio. L’interprete è John Malkovich.
SUPER MATTONE. Con “Guest of Honour” dell’egiziano-armeno Atom Egoyan (intricato dramma psicologico tra padre e figlia, sullo sfondo di un processo contro la ragazza per abuso sessuale) ci avviciniamo ai massimi della serietà. Per non dire poi di “Om det Oandliga” dello svedese Roy Anderson. Un supermattone indescrivibile. Per digerirlo senza crampi bisogna avere stomaci da intellettuali impegnati.
ZEROZEROZERO RISATE. Persa ogni speranza? No, mai! Fino all’ultimo giorno, sabato 7 settembre, un colpo d’ali della risata è sempre possibile. Certo, però, non c’è da aspettarselo da “Zerozerozero” di Stefano Sollima, da un romanzo-inchiesta di Roberto Saviano sul narcotraffico; e neanche  da “A Herdade” del portoghese Tiago Guedes, saga familiare di ricchissimi proprietari terrieri, che parte dagli anni ’40 del secolo scorso.
SORRISI DI MAFIA. Il titolo “State Funeral”, film del regista russo Serghiei Loznitsa parla da solo: cosa può esserci di più serio di un collage di documenti da cineteca sulle esequie di Stalin? Potrebbe promettere risate il titolo “La mafia non è più quella di una volta” di Franco Maresco (il 6 settembre). Vedremo se e come il barbuto regista palermitano noto per la vena grottesca, riuscirà a stemperare nell’ironia un tema così impegnativo.

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1 – Dicitura foto sopra:  Meryl Streep nel film “Laundromat”

2 – Un’immagine del film “Aspettando i Barbari” con protagonista Johnny Depp, atteso al Lido venerdì

3 – Jude Law, i “due Papi” della serie tv di Paolo Sorrentino

4 – Il film “The King” è  un cupo dramma medievale

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