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Tassa rifiuti, soffrono di più Ortofrutta, Pescherie, Ristoranti e Supermarket. Zanon: “Chi più inquina paga”

Tassa rifiuti TARI: Veneto in controtendenza rispetto alla media nazionale grazie a livelli di efficienza superiori sulla raccolta differenziata. Basti citare l’esempio di Treviso, il più virtuoso tra i capoluoghi di provincia citati nell’Osservatorio Tasse locali di Confcommercio, dove il tasso della differenziata supera l’83%.

Il Veneto è infatti tra le 5 regioni che si collocano ben al di sopra del livello di sufficienza. Le altre quattro sono l’Emilia Romagna, la Lombardia, le Marche, il Piemonte.

Ciononostante, la tassa continua a rappresentare un peso consistente per le imprese, se si considerano le iniquità che la caratterizzano, soprattutto in alcune province.

Dai dati raccolti dal portale Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it – strumento permanente dedicato alla raccolta e all’analisi di dati e informazioni sull’intero territorio relative alla tassa rifiuti (TARI) pagata dalle imprese del terziario – si conferma la continua crescita della tassa sui rifiuti, nonostante una significativa riduzione nella produzione dei rifiuti stessi, e i divari di costo tra medesime categorie economiche, sempre a parità di condizioni e nella stessa provincia. In particolare si evidenzia come tra le categorie più sofferenti ci siano l’ortofrutta, le pescherie, i bar, le pasticcerie, gli alberghi, i ristoranti, le macellerie, i panifici e i negozi di abbigliamento.

Dall’elaborazione dei dati di OpenCivitas (sito promosso dal Dipartimento delle Finanze e dalla SOSE per determinare i fabbisogni standard delle amministrazioni locali) la gran parte dei Comuni capoluogo di provincia continua a registrare una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni e anche il nostro territorio conferma il trend, anche se in misura decisamente minore. A Belluno lo scostamento fra la Tari pagata nel 2018 e il fabbisogno standard è solo dell’1%; a Padova del 3%, a Rovigo del 2%, a Verona del 5%. Fanno eccezione, con verso opposto, il capoluogo di Regione, Venezia, con uno scostamento di ben il 67%, e Vicenza, l’unica in cui la TARI del 2018 è risultata inferiore al fabbisogno standard (-6%).

Dal 1° gennaio 2018, i Comuni avrebbero dovuto avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard nella determinazione dei costi relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti, ma non è stato così dappertutto.

“La situazione fotografata ci invita a proseguire sulla strada del principio europeo ‘chi inquina paga’. Confcommercio ha già avviato in alcune realtà territoriali accordi a carattere locale per equilibrare il rapporto tra costi e rifiuti prodotti. Nel Coneglianese, in provincia di Treviso, grazie a un accordo con l’azienda Savno (che gestisce la raccolta integrata), Ascom-Confcommercio ha ad esempio potenziato la raccolta del vetro che, grazie a questa intesa, viene ritirato 2 volte al giorno anziché una – commenta il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon – Nella nostra regione le percentuali di raccolta differenziata sono tra le più alte d’Italia (le più virtuose, dopo Treviso, sono Belluno e Vicenza ndr), ed è questo il senso di marcia giusto, che va incentivato prima di tutto per salvaguardare l’ambiente, in secondo luogo per una effettiva riduzione dei costi a carico dell’utente. Ma soprattutto servono azioni concrete ed efficaci affinché si limiti la libertà fino ad ora concessa ai Comuni di poter determinare il costo dei piani finanziari includendo voci di costo improprie. A Venezia ad esempio, il capoluogo veneto dove si paga di più, il turismo di massa ha il suo peso, ma una voce consistente di iniquità è rappresentata dai costi del personale legati anche un altissimo numero di addetti”.

 

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