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Zaia attacca M5s e Pd: asse Lezzi-Provenzano contro l’autonomia

Luca Zaia, governatore del Veneto scalda i motori in vista dell’incontro di lunedì prossimo a Venezia con Francesco Boccia, neo ministro degli Affari regionali del governo Cinquestelle-Pd. Il dem non è molto convinto della proposta di autonomia presentato dal Veneto a seguito del referendum del 2017 e per questo intende andare alla fonte della cosa incontrando il direttore interessato. Autonomia, un tema che non ha pace da due anni, a causa del precedente esecutivo grillini-leghisti che di fatto ha subito la pressione pentastellata arrivando al nulla di fatto respingendo qualunque ipotesi di accordo con il Veneto.

Ora, però, l’aria sembra leggermente cambiata, un po’ più favorevole alle istante di Veneto e Lombardia. Ma restano ancora dei cascami di diffidenza, almeno così fa sapere il governatore, quando dice che “se esiste una regione che tiene in banca 180 milioni di euro dei fondi nazionali del 2000-2006 fermi e che non ha mai speso, i cittadini e gli amministratori hanno diritto di sapere subito qual è questo ente e perché li tiene ancora su un conto corrente”. La sottolineatura riguarda le affermazioni dell’ex ministro pentastellato per il Sud, Barba Lezzi la quale, nella dichiarazione ad un quotidiano nazionale ha svelato il particolare considerato per lo meno inqualificabile dal leghista veneto.

Per Zaia, “non è ammissibile che la Lezzi affermi candidamente che non rivelerà il nome di quell’ente (regione, ndr.); ha il dovere, non solo morale, ma istituzionale, di farlo. È una cosa del tutto inaccettabile, proprio nel giorno in cui il suo successore, Giuseppe Provenzano, del Pd, scopre gli altarini affermando che l’autonomia di Veneto e Lombardia è stata fermata proprio dall’ex ministra dei 5 Stelle, affermando inoltre di aver apprezzato la cosa”. Una situazione che fa dire al presidente del Veneto come “oggi ci viene rivelata appieno non solo la sostanza della nuova alleanza consolidata tra dem e pentastellati, ma anche la continuità tra Barbara Lezzi e Giuseppe Provenzano a scapito delle legittime richieste di autonomia”. E spiega, rimarcando come “l’attuale ministro se ne esce affermando che l’autonomia di Veneto e Lombardia è stata fermata dalla Lezzi e aggiunge che ha fatto bene. C’è dell’incredibile. Per noi autonomia è buona amministrazione e in nome di questo principio chiedo formalmente e pubblicamente che sia resa nota la Regione che, come la stessa Lezzi dice di aver verificato, conserva integri ben 180 milioni di euro di fondi erogati oltre dieci anni fa. Il nome deve essere fatto e devono essere date chiare spiegazioni. Chi non lo fa non ha alcun interesse per il riscatto del Meridione e non può dare lezioni di buona amministrazione a nessuno, tantomeno a noi”.

Insomma, tanto basta perché Zaia si convinca del fatto che “Provenzano continua anche adesso con l’eterna favola che l’autonomia significa creare cittadini di serie A e serie B. Una cantilena che alla luce delle dichiarazioni diventa anche offensiva per chi amministra con criterio?”. Parte la domanda: caro Provenzano “di che serie sono i cittadini di una regione che – se la denuncia della Lezzi, che speriamo sia rapidamente documentata, si rivelerà fondata – per anni non ha investito centinaia di milioni ricevuti?”. Infine il concerro ripetuto da mesi come un mantra: “Noi crediamo nel riscatto del Sud così come ci credono tanti cittadini del Meridione che, con quei soldi, avrebbero potuto avere servizi degni di tale nome. Ammesso e non concesso che non finissero nel grande calderone degli sprechi di spesa pubblica. E forse è per questo che la foresta cresce anche al Sud ma che è ancora senza voce e guarda con attenzione al nostro modello di autonomia”.

E tanto per tenere la questione in caldo, il governatore mette sul tavolo una pezzo da novanta, Carlo Messina che invita il governo Conte-bis a non entrare in contrasto con le Regioni del Nord. “In questo periodo storico, il richiamo fatto dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo – dice Zaia – non può restare inascoltato. È l’analisi fatta da un uomo di visione, che conosce molto bene l’economia e la finanza. Il messaggio è chiaro: le regioni del Nord sono ancora la locomotiva che traina il Paese. Sono, quindi, gli strumenti per la ripresa di tutta l’Italia ma vanno messe in condizioni di poterlo fare con gli strumenti necessari”. Il governatore padano mette in evidenza come “Messina invita chiaramente il governo a trovare temi comuni con le Regioni settentrionali se ha come priorità l’accelerazione della crescita”. L’ad di Intesa è stato chiaro, secondo il presidente veneto, quando “ha addirittura rimarcato come non si può andare contro a quello che è il motore del Paese. È un segnale che va nella direzione delle nostre istanze, autorevole e di grande valore che sarebbe grave passasse inosservato”. Insomma, per essere chiaro, Zaia ricorda a tutti che il Veneto è la regione delle 600.000 partite Iva e dei 150 miliardi di Pil”. Va da sé, che il Veneto “può essere ancora la locomotiva ma deve essere messo in condizioni di poter partire”. Ed è inammissibile che una regione con questi numeri debba “risentire del momento di anarchia” che si sta vivendo a livello centrale, al contrario “deve ricevere le necessarie competenze per decidere in proprio dove è possibile”. E sia chiaro, tutto “fermo restando la solidarietà, la sussidiarietà, il principio di coesione nazionale”. Già, perché ragiona Zaia “autonomia non significa portar via qualcosa a qualcuno; significa decidere in proprio. È necessario fare veloci perché rispettare i tempi dell’economia significa garantire occupazione e servizi ai cittadini. In poche parole la ripresa che tutti si augurano”.


Giorgio Gasco

Giornalista

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