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Autonomia, si riparte Zaia consegna a Boccia la proposta del Veneto

Si riannoda il filo che si era interrotto un anno e sette mesi sull’autonomia del Veneto. Diciannove mesi sono trascorsi da quando, nel febbraio 2018 l’allora governo di centrosinistra, guidato da Paolo Gentiloni siglava una pre-intesa con il governatore regionale Luca Zaia. Poi le elezioni politiche e il susseguente caos per la formazione del nuovo esecutivo che è sfociato nel contratto siglato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio che sanciva la nascita di una alleanza, da molti definita innaturale, durata 14 mesi durante i quali il Carroccio ha cercato di insistete con il compagno di governo sulla necessità di attribuire al Veneto la competenza delle materie che erano state oggetto del referendum dell’ottobre 2017, voluto da Zaia, che ha visto il sostegno di 2 milioni 300mila veneti. Di lì inizio un continuo stop and go quotidiano, per l’ostilità costante da parte dei ministri cinquestelle, Di Maio compreso, per la paura che il progetto targato portasse alla spaccatura tra Nord e Sud, “tra ricchi e poveri”, nonostante le rassicurazioni di Salvini e Zaia. Il tempo passava e di autonomia neppure l’ombra. Ha avuto un bel da fare la ministra Erika Stefani, vicentina e leghista, per sfondare il muro del “no”. Tutto inutile, si susseguivano annunci e smentite, addirittura accuse di millantare testi di progetto che non esistevano.
E si è arrivati alla deflagrazione del rapporto Salvini-Di Maio e alla formazione del nuovo governo che vede la Lega uscire dal Palazzo, sostituita dal Pd. Qualcosa cambierà per l’autonomia del Veneto? si interrogavano i fans di un cambio del sistema dei rapporti tra Stato e periferia, più vantaggiosi a favore di quest’ultima. Le enunciazioni dei nuovi democratici al governo non facevano ben sperare. Neppure quelle di Francesco Boccia, il dem che ha preso il posto della Stefani: “Riscriveremo tutto perché il Paese non può essere spaccato”. Poi un’apertura: “Incontrerò Zaia e i presidenti di tutte le Regioni per definire un testo condiviso…”

Il ministro ha mantenuto la promessa e ieri, proprio partendo dal Veneto ha iniziato il pellegrinaggio in tutte le regioni e non soltanto nelle undici che hanno richiesto maggiori forme di autonomia. “Sono venuto qui da solo” ha fatto notare Boccia, e infatti è arrivato a Palazzo Balbi, sede del governo del Veneto, quasi in incognito, con un taxi acqueo, senza corteo ministeriale, solamente con la sua assistente e un paio di funzionari. Ad attenderlo il governatore Luca Zaia e la delegazione trattante messa in piedi dal leghista che ha voluto sostenere il suo progetto con esperti costituzionalisti così da pararsi le spalle da qualunque contestazione da chissà quale leguleio.

Dopo quasi un’ora di confronto a porte chiuse, Boccia si è concesso ai giornalisti prima di tornare a Mestre per incontrare una delegazione di consiglieri regionali del suo partito e di Cinquestelle, di fatto la nuova maggioranza che regge il governo nazionale ma che in regione è all’opposizione. Già aleggiavano due novità di quello che poteva essere l’esito del faccia a faccia tra i due: l’inversione della filosofia che supporta la bozza presentata a suo tempo dal Veneto; nel testo sarebbe messa in evidenza la rassicurazione che nel testo in salsa veneta compariranno cinque parole irrinunciabili dall’accoppiata Cinquestelle-Pd: unità, solidarietà, perequazione, coesione sociale.

Così è stato. Zaia ha consegnato a Boccia un fascicolo di 84 pagine con in copertina la bandiera del Veneto e il titolo: “L’autonomia del Veneto, in attuazione dell’articolo 116 terzo comma della Costituzione”. Un vero e proprio testo di legge, composto da 68 articoli che “se il governo approvasse, sottoscriverei subito” confessa il governatore. Nel primo articolo del testo compaio le cinque paroline magiche che possono rincuorare chi temeva e teme una secessione: “L’attribuzione alla Regione Veneto di ulteriori forme e condizioni di autonomia… è realizzata… nei principi della Costituzione e nel contesto di unità ed indivisibilità della Repubblica, nonché nel rispetto dei principi di solidarietà, perequazione coesione sociale…”. Più chiaro di così aggiunge il governatore per buona pace di chi ha gridato (“non perdonerò mai Di Maio & C. di aver messo il Nord contro il Sud”) alla separazione, alla volontà di creare cittadini di serie A e serie B, alla lotta tra ricchi e poveri.

Da parte sua Boccia, ha ricevutole le 84 pagine considerandole “un buon inizio del dialogo”, ma ha altresì confermato quanto era nell’aria. La prende alla lontana: “L’autonomia differenziata resta un punto fermo del programma del nostro governo. Vogliamo farla, e farla bene, ma in maniera coerente e deve diventare lotta alla diseguaglianze, tra Nord e Sud, tra Nord e Nord, tra Sud e Sud”. A questo punto cala l’asso: “Proporremo un modello che capovolge il meccanismo che finora è stato seguito. Un meccanismo che prevedeva: si parte, si definisce dopo un anno un percorso con i fabbisogni standard, e dopo tre anni si definiscono i livelli essenziali di prestazioni. Questo per me è un meccanismo inaccettabile. Lo Stato ha la forza, le competenze e i numeri, per definire subito i livelli essenziali di prestazioni. Vogliamo costruire un meccanismo che diventi subito una lotta senza quartiere alle diseguaglianze”. Zaia abbozza: “Bene, basta che facciano presto”. Replica il ministro: “Entro 45-50 giorni concludo il giro di tutte le regioni…”. Poi, ovviamente ci sarà il confronto bilaterale ministero-governatori, poi si dovranno siglare tutte le intese, infine bisognerà passare per le due Camere… il che significa che la maggioranza giallorossa ha tutta l’intenzione di concludere la legislatura. Una cosa è sicura, Zaia ha confermato la volontà di non recedere sul numero delle materie da trasferire al Veneto: sono e restano 23. Per ora, poiché, forse, anche il leghista è consapevole che è strategico sparare alto per ottenere qualcosa di concreto.

Domanda dalle cento pistole: signor ministro,ci sarà una cornice unica per tutte le Regioni e poi si andrà alla definizione personalizzata? “La finalità di questa nuova fase – risponde Boccia – è l’elaborazione di un mdello quadro che riguarda l’idea che lo Stato ha di una lotta senza quartiere alle disuguaglianza le da garantire standard a tutti i cittadini con un meccanismo che non consenta a nessuno di restare indietro». Pronto Zaia a ribattere: “Non può passare il principio che l’abito di uno debba andare bene a tutti. Puoi adattarlo, ma se mi offrono un modello con 4 o 5 taglie in meno vuol dire che non abbiamo a che fare con un buon negozio”.

FRASI IN LIBETRTA’

Boccia: “L’incontro è stato costruttivo, e andato bene è  stato di totale collaborazione. Siamo entrati nel merito e quando si entra nel merito inevitabilmente le persone di buon senso che hanno a cuore il nostro Paese trovano delle soluzioni. Un ottimo primo incontro e ora lavoreranno i tecnici. Certo, abbiamo le nostre idee non sono venuto qui con degli appunti precompilati. Non voglio più sentire parlare di conflitto Nord-Sud, noi superiamo questo modello semplicemente se parliamo di lotta alle disuguaglianze».

ZAIA – «L’incontro è stato positivo. La regola è sempre la stessa: la nostra unica volontà è di portare a casa l’autonomia. Abbiamo fatto un bel lavoro. Il ministro ha riconosciuto che il Veneto ha lavorato ed è stato apripista. Consegnata la boza della nostra proposta, adesso si può parlare di autonomia? Sono 30 anni che tentiamo questa operazione.  È pur vero che dovremo confrontarci”.

PD-M5S – Dopo il faccia a faccia con Zaia, Boccia è approdato in un albergo di Mestre per incontrare una delegazione del Pd e di Cinquestelle che avevano chiesto audizione. “Siamo in piena sintonia con il mininistro, dobbiamo lavorare per arrivare all’autonomia, tenendo il punto sui contenuti anziché sulla propaganda. Abbiamo apprezzato il fatto che abbia voluto incontrare i rappresentanti del territorio: non è una questione formale, ma di sostanza”. E’ il commento di Stefano Fracasso, capogruppo del Pd in Consiglio regionale del Veneto, al termine del confronto insieme ai colleghi e ai parlamentari veneti di PD, M5S e LeU con Boccia. Il dem dice che “abbiamo constatato che il ministro è già ‘sul pezzo’, sta esaminando i dossier consegnati dal governo precedente e siamo d’accordo con la sua impostazione, procedere in modo pragmatico sui contenuti a partire dalla garanzia dei Livelli essenziali di prestazione su tutto il territorio, per evitare che la riforma possa poi incagliarsi in Parlamento. Il nodo del passaggio parlamentare, come ha ribadito il ministro, non è negoziabile. Inoltre l’abbiamo invitato, unanimemente, a dare le prime risposte in tempi rapidi, auspicando che il governo assuma attivamente il ruolo di regista dell’intera operazione”.

 


Giorgio Gasco

Giornalista

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