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Venezia:  Peggy dogaressa. Ligabue 100 e altre mostre per un autunno d’arte

In questo brusco avvio d’autunno, a Venezia due iniziative  celebrano personalità straordinarie che hanno segnato in modo indelebile, in campi diversi, la storia culturale della città. La prima è la mostra “fatta in casa” – come le migliori torte di compleanno – per i settant’anni dalla prima mostra di scultura organizzata da Peggy Guggenheim nel 1949 a Ca’ Venier dei Leoni, la dimora-museo acquistata l’anno prima. La seconda celebra il centenario di Ligabue, un’azienda di famiglia su scala internazionale che in tre generazioni ha contribuito non solo all’economia ma anche, se non soprattutto, alla cultura veneziana.
GUGGENHEIM FOREVER. Nel settecentesco palazzo incompiuto sul Canal Grande trasformato dalla Guggenheim in una meravigliosa dimora, nacque il legame indissolubile della celebre collezionista e mecenate americana con la città lagunare, scelta come approdo definitivo dopo la prima metà della vita trascorsa a Parigi, Londra e New York, attraverso gli anni difficili, inquieti e tragici del Novecento. Il sodalizio con Venezia della miliardaria che amava l’arte e la bellezza durò trent’anni: tutta la vita.
VENEZIANA PER SCELTA. “Peggy Guggenheim l’ultima dogaressa” – fino al 27 gennaio 2020 – è il titolo di questa mostra che la curatrice Karole P. B. Vail, direttrice della Collezione insieme con la co-curatrice Gražina Subelyte, ha scelto per sottolineare la venezianità della propria nonna. Negli spazi delle esposizioni temporanee il percorso della mostra comprende opere, appartenenti alla collezione, che più di altre testimoniano le tappe della vita veneziana di Peggy. Sono opere famosissime o meno note, alcune perennemente esposte nel museo e altre solitamente chiuse nei depositi, che richiamano amicizie, frequentazioni, scelte, passioni e interessi di una grande veneziana d’elezione che prima di morire quarant’anni fa, nel 1979 a 81 anni, volle legare indissolubilmente alla città e alla propria dimora la straordinaria collezione d’arte, una delle più importanti del mondo, raccolta  nel corso del Novecento.
LA CITTA’ RICONOSCENTE. Il riconoscimento pubblico di Peggy come  “l’ultima dogaressa” quando compì 80 anni nel 1978, fu un tributo di affetto di Venezia che ha pochi precedenti nei confronti di una “foresta”, una straniera come lei. La mostra, ha ricordato Vail, offre al pubblico l’opportunità unica di rileggere quella parte della collezione più recente dopo il 1948, con occhi nuovi e di ammirare anche opere raramente esposte, riflettendo sul percorso di vita di Peggy e su quello che rappresenta oggi per tutti noi l’enorme patrimonio che ha lasciato.
MAGRITTE E BACON. La sessantina di dipinti, sculture e lavori su carta, sono come pietre miliari dei trent’anni di vita di Peggy in laguna e della storia dell’arte del secolo scorso:  ci sono Jackson Pollock che nel 1950, proprio grazie a Peggy, espose nell’Ala napoleonica in Piazza S. Marco; René Magritte col suo “Impero della Luce”; Francis Bacon con lo “Studio per scimpanzé”, e i  maestri italiani Tancredi Parmeggiani, Emilio Vedova, Edmondo Bacci, tutti testimoni del legame di Peggy e la città.
SCATOLA IN VALIGIA. Per la prima volta sono esposti gli scrapbooks, gli album in cui Peggy raccolse con cura ritagli di giornali, foto, lettere, inviti di mostre. Visibile anche la “Scatola in una valigia” (1941) fatta per lei da Marcel Duchamp: un’opera troppo delicata per essere normalmente esposta al grande pubblico, da poco uscita da un difficile restauro nell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
GIOVEDI VENEZIANI. In omaggio alla città, il museo sarà aperto gratuitamente ai residenti della Venezia metropolitana, tutti i giovedì h. 10-18, fino al 23 gennaio 2020. Inoltre, tutti i giorni alle 15.30, una presentazione gratuita accompagna i visitatori nel percorso espositivo. Previsti quattro appuntamenti pubblici con le curatrici e altre attività gratuite dentro e fuori il museo, sempre nel nome e nel ricordo di Peggy (info: www.guggenheim-venice.it).
CENT’ANNI, TRE LIGABUE. Anacleto il fondatore, Giancarlo l’internazionalizzatore, Inti il salvatore dell’impresa di famiglia che nell’ultimo decennio ha vinto la sfida di una drammatica crisi con tassi di sviluppo “cinesi” (fatturati nel 2018 321 milioni di euro: +80% sul 2009 e +12% sul 2017). Il centenario della fondazione nel 1919, all’indomani della prima guerra mondiale, di un negozio-magazzino alimentare che sarebbe poi diventato un’industria del catering su scala internazionale, è l’occasione per percorrere attraverso la storia di una famiglia/azienda, anche la storia di tutti.
MOSTRA INTERATTIVA. Il percorso espositivo aperto al pubblico fino al 3 novembre 2019 (ingresso libero) è allestito a Venezia nella Scuola Grande della Misericordia (ex Reyer, Cannaregio 3599) sotto un’enorme installazione a soffitto che ricorda la chiglia di una nave. E’ un cammino nella memoria, raffinato e altamente tecnologico, che si apre con il calco in grandezza naturale  dello scheletro intero di un dinosauro, simbolo e fiore all’occhiello del mecenatismo del Centro studi e ricerche Ligabue.
LE ESPLORAZIONI. Su uno sviluppo di 1100 metri quadri, attraverso 27 isole tematiche, ieri e oggi convivono e si integrano: bacheche con documenti storici sui passaggi cruciali degli ultimi cent’anni; foto ricordo e gadget aziendali ormai d’antiquariato; postazioni multimediali (35), punti interattivi (6), proiezioni olografiche, video e foto giga e in 3D. Ampio spazio è dato alle celebri spedizioni antropo e paleontologiche di Giancarlo Ligabue – con i suoi meticolosi “bagagli di viaggio” e il guardaroba da esploratore – senza trascurare la produzione editoriale: oltre 70 libri e l’intera collezione della rivista scientifica “Ligabue Magazine”, e 24 documentari della Fondazione proiettati dal 24 settembre al 2 novembre (ore 17, ingresso libero) nell’ambito della mostra.
Giancarlo  Ligabue con il dinosauro donato al museo di Storia naturale di Venezia che avrà il suo nome
CALENDARIO DI INIZIATIVE. In parallelo con la mostra, integrata da una monografia a cura di Alessandro Marzo Magno, e con le proiezioni, c’è un ricchissimo programma di conferenze, tutte alle ore 18, sui temi dell’economia (27 settembre: Carlo Cottarelli e Inti Ligabue), lo sport (16 ottobre: Tonino Zorzi, coach e giocatori Reyer; 18 ottobre: Andrea Lucchetta, Ruben Lenten, Andrea Stella), dell’arte (9 ottobre: Luca Massimo Barbero; 25 ottobre: Pietro Marani), medicina e ambiente (11 ottobre: Franco Farinelli, Davide Domenici, Carlo Barbante; 19 ottobre: Ennio Tasciotti),  alimentazione (23 ottobre: Massimo Montanari, Arrigo Cipriani). Concluderà il ciclo, il 30 ottobre, la presentazione del documentario  “avere una vita, viverne due” con testimonianze e filmati inediti su Giancarlo Ligabue, a cura di Adriano Favaro e Inti Ligabue (programma completo delle iniziative: www.lagrandeimpresa.it).
OMAGGIO A STEARNS. E’ dedicata all’artista americano Thomas Stearns  (1936-2006)  la mostra d’autunno de “Le stanze del vetro” curata da Marino Barovier (fino al 5 gennaio 2020, ingresso libero) nei consueti spazi espositivi nell’isola veneziana di San Giorgio Maggiore affacciata sul Bacino di San Marco. Per la prima volta viene mostrata l’intera produzione vetraria di Stearns, artista quasi omonimo dello scrittore e poeta premio Nobel Thomas Stearns Eliot. Tutte le creazioni in vetro di Stearns – che in seguito si dedicò in America alle sculture e installazioni con cuoio, stoffe e altri materiali – vennero fatte a Murano tra il 1961 e il 1962: sono oltre un’ottantina di pezzi unici o in piccole serie. Stearns arrivò a Murano nel 1960 grazie una borsa di studio post-laurea di ricercatore sul vetro concessa dal governo italiano. All’inizio ebbe difficoltà di acclimatamento – fra l’altro parlava solo inglese – e le sue idee innovative erano guardate con sospetto dai maestri vetrai più famosi, legati alla tradizione che valorizzava soprattutto la fragilità e leggerezza della produzione vetraria; ma alla fine, malgrado le notevoli difficoltà tecniche anche nelle miscele dei colori, riuscì a far realizzare oggetti-sculture che hanno lasciato il segno.
 Creazioni  di Thomas Stearns esposte a “Le stanze del vetro”  a Venezia
FIAMMINGHI DAL DOGE. Nell’appartamento del Doge a Palazzo Ducale, a Venezia, fino al 1 marzo 2020, prosegue “Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe”. Sono esposte opere arrivate dai principali musei fiamminghi grazie alla collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia, la città di Anversa, VisitFlanders e la Comunità fiamminga. La mostra è  curata da Ben Van
Beneden direttore della Rubenshuis di Anversa. Insieme con  opere di Tiziano, Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck e Michiel Sweerts, la mostra porta a casa tre icone della pittura veneziana: la pala d’altare di Tintoretto della Chiesa di San Geminiano che sorgeva in Piazza San Marco e fu demolita nel 1807 per creare l’ala napoleonica delle Procuratie, “Jacopo Pesaro presentato a San Pietro da Papa Alessandro” di Tiziano, e il ritratto di una dama con la figlia, sempre di Tiziano: forse l’amante del pittore e la loro figlia Emilia. Una sezione speciale della mostra è dedicata al famoso compositore fiammingo Adriaan Willaert, che si stabilì definitivamente nella Serenissima e fu Maestro di Cappella della Basilica di San Marco nel 1527. Fu Willaert a fondare la celebre Scuola di Musica veneziana (info su: www.visitmuve.it)
OCEANI MALATI. Si chiudono il 29 settembre gli appuntamenti per adulti e bambini nell’ultimo mese di apertura della mostra “Moving Off the Land 2” presso Ocean Space, allestita nella ex chiesa veneziana di San Lorenzo che ora affronta una seconda fase di restauri durante l’inverno. Tra le ultime iniziative del 2019, dopo la Red Regatta (decine di barche con vele rosse in laguna) ci sono una performance di Francesca Thyssen-Bornemisza, la Summer School di Chus Martínez e la nuova edizione di Plastic Free Venice Lagoon. Il tutto in preparazione a fine settembre della divulgazione del rapporto speciale Onu sullo stato degli oceani (www.ocean-space.org).
TASSELLI DI MORUCCHIO. Migliaia di tasselli digitalizzati scompongono i complessi disegni dei pavimenti a mosaico della Basilica di San Marco o le coloratissime ali delle farfalle, in modo  da riprodurre le immagini immortali di capolavori d’arte antichi e contemporanei. E’ questa l’idea alla base della nuova stagione creativa di Andrea Morucchio: i famosi ritratti femminili di Leonardo da Vinci (come la Gioconda e la Dama con l’ermellino) e i quadri floreali pop di Andy Warhol sono rielaborati come in un puzzle di tessere digitali dall’artista veneziano, che espone una serie di queste opere realizzate su lastre d’alluminio o su carta fotografica speciale, nella mostra personale – fino al 20 ottobre – presso la galleria L’Occhio (Venezia Dorsoduro 181) in collaborazione con Bugno Art Gallery.
Andrea Morucchio con una sua reinterpretazione di Leonardo da Vinci
SOGNI KUWAITIANI. Nella Scoletta dell’Arte dei tiraoro e battiloro in Campo San Stae a Venezia, il Centro culturale Sheikh Abdullah Al Salem – maggiore polo culturale pubblico dell’emirato e uno dei complessi museali più grandi al mondo – organizza “In My Dream I Was In Kuwait” (il mio sogno era di essere in Kuwait) fino al 28 novembre 2019. L’iniziativa vede la collaborazione di artisti kuwaitiani e artigiani veneziani.
TOILET COREANA. Venice Art Projects (VAP)  la start-up che fa promozione artistica in quattro ex botteghe artigiane a Castello tra i Giardini e via Garibaldi, nello spazio VAP 992/A propone fino al 24 novembre “Public Toilet”: prima personale italiana dell’anglo coreano Sang Woo Kim. L’artista indaga i temi connessi all’identità e alla realtà. Lo spettatore entrando in uno spazio che sembra (è) un bagno pubblico viene invitato ad usarlo, e così viene coinvolto nel processo creativo che ironizza su come l’arte si presenta e viene percepita.
Foto di copertina: Pierre Alechinsky, “vestaglia”, alla mostra “Peggy ultima dogaressa”

Maurizio Cerruti

Giornalista

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