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Questo clima non si addice più ai nostri ghiacciai

Visto le condizioni in cui si trovano molti ghiacciai alpini, da bravo musicista avrei scritto per loro un “canto del cigno gelato”, comunque sono ugualmente qui a scrivere queste brevi note per celebrarne, si fa per dire, l’agonia.

E’ ormai scontato che i ghiacciai sono diventati l’argomento del giorno, tutti ne parlano e le cronache si riempiono di notizie relative al loro precario stato di salute. Dal canto loro, i ghiacciai fanno di tutto per farsi notare, non ultimo il caso del ghiacciaio Planpincieux, sul Monte Bianco, dove un fenomeno (surging) abbastanza normale in queste condizioni si è trasformato in un evento che ha tenuto tutti col naso per aria nell’ansiosa attesa del rovinoso crollo.

 

I ghiacciai, o meglio tutte le masse gelate del nostro pianeta, il cui insieme costituisce la criosfera, stanno subendo una forte riduzione e l’aspetto più preoccupante è la velocità con la quale essa avviene. Le variazioni glaciali ci sono sempre state, è noto, ma forse quello che oggi pare più significativo e preoccupante, se confrontato col passato, è l’accelerazione della deglaciazione. Poiché le dinamiche glaciali sono sostanzialmente legate al clima, la logica conseguenza è che il clima non ha mai mostrato anomalie così grandi come oggi, specie per quel che riguarda la temperatura. Da qui si può senza dubbio affermare che qualcosa di strano e anomalo sta davvero accadendo, sempre facendo comunque attenzione a non confondere climatologia e meteorologia.

Desidero evitare di entrare nella guerra dichiarata tra negazionisti e no sulle cause di origine antropica, ma come ho fatto per decenni, vorrei solo soffermarmi a cogliere gli aspetti più significativi della riduzione delle masse gelate, specialmente dal punto di vita del paesaggio glaciale. La mia lunga carriera di appassionato glaciologo mi ha consentito di conoscere paesaggi che ora stanno rapidamente modificandosi e, a questo proposito, mi piace ricordare la montagna simbolo di questa situazione, la Marmolada. Il suo versante settentrionale è sede, ma tra poco dovremo usare il verbo al passato, di un ghiacciaio, il più esteso delle Dolomiti.

 

Osservandolo a partire dal sottostante lago di Fedaia, si possono ammirare le tracce moreniche che testimoniano della sua estensione al culmine della così detta “Piccola Età Glaciale”, che all’incirca è durata dal 1500 fino alla metà del XIX secolo. Per descriverne il ritiro successivo, si possono vedere altre testimonianze come quelle relative alla Grande Guerra, con i resti delle gallerie nella roccia che si vedono oggi così alte nelle pareti rocciose e che invece in quegli anni dovevano essere prossime alla superficie del ghiacciaio. Infine, oltre alle varie campagne glaciologiche svolte dal Comitato Glaciologico Italiano, ci sono i confronti fotografici e, a tale riguardo, posso permettermi di vantare un ben fornito archivio fotografico di circa 35 anni. Le riprese aeree (convenzionali) che, sono state fatte più o meno sempre dalla stessa posizione di volo, costituiscono una notevole sequenza temporale nella quale si vede il ghiacciaio ridursi via via sempre di più. Fino all’ultimo volo del 2019 con le foto che mostrano la perdita di omogeneità della massa, suddivisa ormai in più parti. Per assurdo potremo dire che adesso sulla Marmolada ci sono ben 7 piccoli ghiacciai, ma in realtà sono solo i “pezzi” rimasti del grande ghiacciaio di un tempo.

Mi pare che si stia affermando una moda macabra che celebra i funerali dei ghiacciai, con l’apposizione di relative lapidi: purtroppo dovremo prepararci anche a questa esequia per la Marmolada, non l’unica per la verità. Infatti, parlando solo dell’area dolomitica, sono molte le masse di ghiaccio in agonia, anzi qualcuna può già considerarsi estinta. Anni addietro ebbi l’occasione di collaborare con la Regione Veneto realizzando un catasto dei ghiacciai e delle masse gelate delle Dolomiti. Ora, purtroppo, è arrivata l’ora di farne una revisione soprattutto per quanto riguarda i soggetti di maggiori dimensioni, sperando naturalmente nella sensibilità di chi governa a Venezia.

 

Sono molti i casi emblematici di ghiacciai o glacionevati sparsi nei vari gruppi dolomitici la cui modifica ha notevolmente cambiato il paesaggio: un altro caso che mi piace molto ricordare è quello del ghiacciaio della Fradusta (Pale di San Martino). Quella che fu una grande massa gelata negli anni ’80 che con la sua presenza caratterizzava il grande altipiano partendo dall’omonima cima e raggiungendo il piccolo lago nel quale si immergeva la sua fronte a falesia. Ora ridotta a una insignificante placca gelata.

Tornando ai rilievi aerei, tra Agosto e Settembre 2019 ho avuto l’occasione di raccogliere la consueta documentazione fotografica di gran parte dei ghiacciai e glacionevati delle Dolomiti. Da una prima analisi mi è parso di osservare un fenomeno un poco strano quanto interessante, che comunque si dovrà approfondire con ulteriori analisi di dettaglio. Valutando dalle foto l’estensione della neve vecchia (invernale) ancora presente, ho notato che mentre sui ghiacciai di maggiori dimensioni pareva essere per gran parte esaurita, sui circhi minori, sede di piccoli glacionevati, la neve vecchia si era maggiormente conservata. Un fenomeno forse dovuto ai tempi e alle modalità di deposito del mano nevoso, specialmente nel periodo primaverile, e che mi è parso un poco in contraddizione con le situazioni dei ghiacciai maggiori, dal Sorapis, all’Antelao, al Cristallo. Un esempio emblematico, ma ripeto non l’unico, è rappresentato dal ghiacciaio Occidentale di Popera. Si tratta di un caso molto particolare di glacionevato che dai rilievi del 4 Settembre 2019, evidenziava la presenza di una certa quantità di ghiaccio sotto il detrito mentre in superficie vi era una estesa area di neve vecchia invernale.

Comunque col Primo di Ottobre comincia l’annata idrologica e speriamo in un inverno (e primavera) ricco di neve.

 

FOTO

  1. L’altopiano delle Pale di San Martino, con una piccolissima massa gelata che è ciò che rimane del Ghiacciaio della Fradusta (2019)
  2. Il Ghiacciaio d3lla Fradusta nel 1982
  3. Il ghiacciaio della Marmolada il 4 Settembre 2019
  4. Il Ghiacciaio Occidentale del Popera alla fine dell’estate 2019

 

­­­­­­­­­­­­­­­­Tutte le foto sono dell’autore.


Franco Secchieri

Glaciologo

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