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Il fienile della Serenissima e la Madonna della frana a S.Vito di Cadore

A San Vito di Cadore,  lungo la  Strada Regia che collegava la Serenissima  al Centro Europa, si trova un  gruppo di antiche case con i relativi fienili delle Famiglie Ossi, fra queste si trova   ciasa Palatini de Chiore  con un grande  fienile passante sopra la via, unico nel suo genere perché  sembra  la rivisitazione dei “sotoporteghi veneziani”, svolgendo di fatto l’analoga funzione di garantire il passaggio pubblico tutelando il diritto privato di utilizzare la parte edificata soprastante.

La strada Regia in questo tratto congiungeva le due postazioni strategiche costituite dai castelli di Pieve e di Botestagno per continuare poi verso l’Austria costituendo una arteria commerciale importantissima per la Serenissima.

Pare che il tracciato esistesse già dal Mille e risulta fosse carreggiabile all’inizio del XV secolo, come testimonia la relazione di Giovanni e Gaspare Danieli che nel 1428 la percorsero tornando a Pordenone da una missione diplomatica condotta presso il duca del Tirolo. Nel 1484  Felix Schmied (Felix Faber secondo la denominazione umanistica) menziona la precaria viabilità carraia di tale via definita “cattiva e stanchevole” . Viaggiatori e mercanti la utilizzavano in tutta la sua lunghezza ed era molto frequentata dai veneziani per rifornire le popolazioni locali di sale i cui depositi erano insediati proprio nella località di Resinego. In questa frazione si trova la via de Sales che tramanda nel toponimo la presenza e la funzione di tali magazzini, uno di essi era ubicato nel lato a monte del sottoportico del fienile della Ciasa Palatini.  Anche l’appellativo “salères” accanto al nome di alcune famiglie registra questa attività.

Il sale e il pepe erano prodotti che, come il petrolio di oggi, costituivano un valore di riferimento per i mercati e per il cambio delle monete. Il sale era fondamentale per garantire la conservazione della carne. Venezia perciò lo forniva al Cadore scambiandolo con il legno, materia prima di cui aveva bisogno per la costruzione degli edifici nella città insulare e per la cantieristica.  Sulla via Regia transitavano anche le molte merci che si scambiavano con il Nord Europa e che trovavano ad Augusta il loro centro di smistamento.  Insomma tale strada fu il luogo di passaggio delle materie prime per la fortuna e per la sopravvivenza sia della grande Venezia che delle piccole comunità che vi prosperarono intorno come quella di Resinego. Ma si sa, per le vie passano non solo mercanti ma anche conquistatori ed eserciti.  Nel 1508 vi transitò in armi Sixt von Trautson per conquistare il Castello di Pieve, ma a sbarrargli la strada sulla piana di Valle trova Bartolomeo d’Alviano che lo sconfigge e uccide. Nel 1511 Massimiliano d’Austria, dopo aver conquistato il castello di Botestagno, giunse irrefrenabile fino a quello di Pieve.  E ancora negli anni dopo la caduta della Repubblica, fra il 1797 e il 1809, la via regia assistette alle continue scorrerie e ai massicci trasferimenti delle truppe francesi e austriache.

Oggi il suo percorso originario fra Borca e San Vito è identificabile solo per due brevi segmenti, uno accanto al Palazzo Municipale di Borca e l’altro dal fienile di Ciasa Palatini a portico di Resinego fino al vicino Centro Studi dell’Università di Padova.   Il tratto intermedio infatti fu sepolto dalle frane dell’Antelao del 1729, del 1737 e soprattutto da quella più drammatica del 1814 che cancellò i due borghi di Taulèn e Marceàna. Le cronache narrano che per molti giorni si sentirono i lamenti degli sventurati che agonizzavano sotto le macerie.

Questo evento naturale sconvolse a tal punto il territorio che le comunità di Borca e di San Vito, per secoli unite, dal 1822 divennero due Comuni separati proprio dalla frana dall’Antelao.

Era il 12 aprile 1814 quando la grande “roa” mietè 250 vittime, 60 delle quali perirono per lo straripamento del Boite in cui si era riversata la massa di pietre e terriccio.

Si racconta che quella notte un religioso e una bambina bussarono alla porta della famiglia Ossi portando una Madonna lignea che dissero di aver messo fortuitamente in salvo e la affidarono al capofamiglia. Da allora la famiglia Ossi-De Lotto la conserva gelosamente. Quella notte e tutte le altre negli anni che seguirono preservò le Case Ossi e Palatini e tutta Resinego

 

La strada Regia fu poi soppiantata dalla Strada di Alemagna, inaugurata nel 1832. Ma la ciasa Palatini de Chiore resta un esempio unico di complesso rurale che comprende il fienile a portico su una strada pubblica che fu di grande importanza internazionale.

La sua esistenza è rilevata nel catasto napoleonico con il suo  fienile passante  sopra  la strada,  si nota inoltre  la presenza, di terreni e di strutture agricole come orti e pollai sui vari lati. Come nota  il celebre studioso Edoardo Gellner  “la  casa rurale  familiare, marcata da complicate sovrastrutture in legno sotto un ampio tetto a due falde” prese  la sua originale forma in tempi antichi già intorno al XVI secolo per la crescita della   famiglia patriarcale, poi l’attività rurale intorno alla via Regia  si implementò con quelle legate agli sviluppi mercantili della zona. Alcuni infatti si attrezzarono per iscriversi ai “rolli” (elenchi) dei trasportatori che venivano estratti a sorte per fornire a pagamento il servizio di scarico del sale e di smistamento delle merci. Il che per la nostra casa è verificabile nella distribuzione del fienile su tre  livelli, uno  con accesso diretto dalla strada carreggiabile sotto il portico  al coperto dalle intemperie, quello soprastante con scivolo che dava accesso alle soffitte per il fieno, e quello sottostante con le stalle sotto il livello stradale. Il tutto evidenzia la convivenza separata ma integrata delle attività in transito con quella agricola.

 

Il complesso costituisce un palinsesto della vita familiare, economica e sociale della cultura montana sanvitese attorno alla via Regia che attivò nuovi introiti oltre a quelli della pastorizia e dell’agricoltura.  Molti valligiani cominciarono a utilizzare i loro carri per trasportare a pagamento le merci secondo l’organizzazione per “rolli” sui quali scrivevano i loro nomi che venivano di volta in volta estratti a sorte per garantire che questo settore non fosse gestito da pochi in regime di monopolio. Questo sistema era in uso a Venezia nelle attività commerciali e nella scelta del personale di sanità che custodiva le merci in contumacia nei lazzaretti.

Allo stato attuale il fienile è in condizioni fatiscenti con il tetto sfondato. L’intero complesso si è salvato  nei secoli  dalle frane  e dall’incendio che a metà Novecento ha divorato, con le vecchie case circostanti, anche una parte della storia di San Vito, resta da vedere se oggi la Madonna della frana riuscirà a salvare questo vecchio edificio con la sua memoria  dagli appetiti della speculazione edilizia.  Le Dolomiti patrimonio dell’umanità raccontano la loro storia non solo attraverso le rocce e i boschi, ma anche con edifici come questo che hanno consentito ai loro abitanti di vivere e lavorare con le risorse di questi luoghi.

 

 

 

 

 

 

 


Nelli Vanzan Marchini

Storica - Docente

  • Massimo Foscato
    28 Settembre 2019 at 23:11

    Favoloso!

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