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L’Intervento. “L’Iva rimodulata nelle imprese della ristorazione e dell’accoglienza sarebbe un errore gravissimo”

Disagio e rabbia: è quello che, assieme al mondo delle imprese del sistema Confcommercio Veneto, provo rispetto a scelte politiche incapaci di ascoltare il mondo delle aziende.

Qualsiasi ipotesi di aumento dell’Iva avrebbe un risultato economico fortemente recessivo e un impatto fiscale regressivo perché a pagare di più sarebbero i livelli di reddito più bassi. Rimodulare l’Imposta – come suggeriscono alcune categorie d’impresa – è quanto meno superficiale.

L’ipotesi di innalzare vertiginosamente le aliquote Iva nella ristorazione, ad esempio, sarebbe un errore gravissimo: l’assioma che ristorante equivalga a bene di lusso non può reggere nel 90% dei casi di chi consuma fuori casa, e che spesso lo fa per necessità lavorative o, se per svago, in un’ottica sempre crescente di riduzione dei costi. Noi siamo a questo punto, mentre in Germania, per attrarre turismo, si sta ipotizzando di diminuire l’Iva, portandola dal 19% al 7%.

È inconcepibile che altre categorie entrino, con proposte improvvisate quanto inconsistenti, in settori di cui non conoscono le dinamiche e le complessità. Confcommercio chiede attenzione e rispetto per le imprese rappresentate.

Ciò che vale per l’Iva vale per tutto il nostro sistema fiscale: non servono aliquote legali più elevate a carico dei contribuenti in regola, ma contrasto e recupero di evasione ed elusione; giusto il principio, richiamato dal presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli, del “pagare tutti per pagare meno”.

Del resto, è quanto ribadiamo da sempre a favore delle imprese tradizionali del terziario: nei confronti di qualsiasi nuova realtà che si immette sul mercato, chiediamo solo parità di regole e assenza di vie preferenziali, sia dal punto di vista sanitario che fiscale.

Dalle prossime scelte politiche dipende la ripresa della competitività del Paese, che deve trovare nel sistema dell’accoglienza, sia al turista che al consumatore in generale, una delle più importanti leve attrattive per recuperare fatturato.

L’unica via per aumentare l’occupazione è cessare l’introduzione di lacci e lacciuoli per le imprese, articolando una proposta seria che generi valore aggiunto. L’economia italiana richiede una riduzione netta della pressione fiscale complessiva.

Perdere le prossime sfide del mercato equivarrebbe a mettere in ginocchio un’economia già sul filo della recessione. Questo grido che arriva dal Veneto nasce dalla consapevolezza che si sta sprecando un’occasione per pensare a rilanciare e valorizzare l’impresa dell’ospitalità, e si continua a viaggiare a fari spenti nella direzione di un pareggio che ormai si stenta a trovare.

Questa totale assenza di visione è irrispettosa nei confronti di tutti quegli  imprenditori che sulla propria attività hanno scommesso il futuro delle loro famiglie. Non può essere accettata oltre.

Massimo Zanon

*Presidente Confcommercio Veneto

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