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Il racconto della domenica. “Quella volta che a San Pietroburgo stabilii il record mondiale dei 1500 metri

Era l’estate del 1974 e, da giovane studente, frequentavo un corso a San Pietroburgo, allora chiamata Leningrado. Abitavo vicino alla stazione della metropolitana Mayakovskaya, sulla Prospettiva Nevsky, non lontano dalla Stazione ferroviaria per Mosca. Mi vedevo con una ragazza americana la cui presenza avrebbe poi attraversato tutta la mia vita. Fino ad allora, quando ci salutavamo, scambiavamo baci sulle guance evitando di sfiorarci le labbra girando la testa al punto da rischiare il torcicollo. Ma quella sera, di fronte alla Dom Knigi (casa del libro, nella foto) le cose andarono diversamente. Invece che girare le teste per toccarci le guance deluse, sprofondammo in un bacio cosmico che rompeva gli argini della timidezza e inondava terre fino ad allora siccitose. A quel tempo, anche se avevo smesso con l’atletica agonistica, ero ancora ben allenato e in ottima forma. Fin da piccolo non conoscevo altro modo per sfogare la mia felicità se non correndo. Così, nella notte chiara di luglio a Leningrado, corsi quel chilometro e mezzo dalla Dom Knigi al mio collegio in mezzo alla gente e al traffico della prospettiva Nevsky sicuramente in meno di 3’30. Il cronometraggio lo prese il KGB che mi spiava e avrebbe avuto buoni argomenti per sistemarmi in un ospedale psichiatrico anziché in un collegio universitario a causa di quella folle corsa di felicità. In effetti, Vladimir Putin, allora solo ventenne, ma già collaboratore del KGB, mi notò e segnalò il fatto ai superiori. Dimostrando già da giovane grande sagacia politica, suggerì che anziché arrestarmi, mi ingaggiassero nella squadra dell’università per partecipare ad alcune gare. La storia di Putin e del KGB me la sono inventata completamente. Ma il bacio, il conseguente record mondiale (omologato nei file dei servizi segreti) e alcune gare con la squadra dell’università rispondono alla sacrosanta verità.
Dopo quell’episodio, le notti bianche di Pietroburgo divennero presto soltanto notti chiare, poi scure e sempre più velocemente, sul finire di agosto, si fecero buie come tutte le altre notti. Finché una mattina arrivò il momento del ritorno alle nostre case, alle nostre vite parallele, come sapevamo da subito che sarebbe successo. Ma così non accadde perché nella vita reale le rette parallele talora s’incrociano e anche più volte. Lei volò a El Paso, a Giessen io. Senza e-mail e Skype, con i costi esorbitanti delle telefonate e dei viaggi, non era possibile realisticamente conservare la nostra relazione. Avremmo dovuto nascere vent’anni dopo! E così in effetti avvenne…

Corrado Poli

Docente / Scrittore

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