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Il racconto della domenica. Tannhauser e l’armonia ritrovata (una riflessione nel giorno dei morti)

“Dolci le melodie udite, ancor più le silenti” (Keats). Viaggiando ascoltarono tutte le overture di Wagner, tranne la loro preferita stranamente assente nel vecchio CD.
Il 21 marzo del 2051, un anno esatto dopo la morte, Ignota e la figlia entrarono nel di lui appartamento per sgombrarlo. S’era verificata la simmetria che aveva cercato tutta la vita: era vissuto 100 anni esatti equamente distribuiti in due secoli. Con non poca presunzione credeva d’essere stato l’anello di congiunzione tra due millenni. Come Amleto immaginava di poter rimettere in sesto il tempo. Chi nasce il primo giorno di primavera, nasce due volte: per sé solo e assieme al mondo che si risveglia dal letargo invernale. Gli astrologhi sostengono che i nati il 21 marzo sono l’emblema della fanciullezza e dell’insuperabile immaturità di ciascuno e del mondo intero.
Ignota e la figlia non trovarono molte cose nella sua casa. Non aveva la sindrome del Faraone per la quale si accumulano oggetti nella speranza che essi contribuiscano alla sopravvivenza. E tuttavia, negli anni, gli oggetti s’erano senza volerlo moltiplicati. Decisero di buttare tutto: i molti libri, compresi quelli che aveva scritto con fatica, gli appunti cartacei che ancora usavano quand’era giovane e cartoline e lettere e fotografie. Lo fecero senza nemmeno leggerle. Riformattarono il computer così che scomparvero scritti, idee e qualche segreto. Poi vecchie scarpe da corsa e magliette che talora rimirava rincorrendo ricordi, rimorsi, rimpianti e allitterazioni. Tutto spariva nel mucchio della spazzatura e lui sentiva l’anima dissolversi. Ignota buttava a una a una le sue agende svogliatamente sfogliandole. Da una di esse cadde la ricevuta di un ristorante: sottile, azzurrina, sdrucita e malamente scritta a mano. Una data, una cifra, un luogo, un ricordo, tagliatelle al ragù per lei, con i piselli per lui. Ignota versò finalmente una sola lacrima e lasciò cadere la ricevuta nella borsetta con serena tristezza sorridendo. Sorridendo a sua volta, lui riprese coraggio e passò sereno e confortato da una camera all’altra. Finalmente il vecchio CD suonò l’overture di Tannhäuser.


Corrado Poli

Docente / Scrittore

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