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Nostra intervista. Causin (Fi): partito senza strategia e diviso E la Lega “comanda”

Andrea Causin, cosa sta succedendo in Forza Italia?

“Tutto quello che può accadere in un partito che continua ad avere una forte contrazione di consenso”.

Lapidario il senatore veneziano di Forza Italia nell’analisi di quanto sta vivendo il partito di Berlusconi, attraversato dalla confusione e dalla mancanza di una strategia, se non quella di andare a rimorchio della Lega mentre la percentuale di chi la vota è abbondantemente scesa sotto le due cifre, addirittura doppiata, come nel caso delle elezioni in Umbria, dall’arrembante Giorgia Meloni che sta portato Fratelli d’Italia ad essere la seconda gamba del centrodestra.

Appunto, l’approdo non è ancora stato individuato mentre l’elettorato vi sta abbandonando.

“Lo scenario politico è in profonda trasformazione. C’è agitazione, ci sono opinioni diverse sul futuro…”.

Però, il costante calo dei consensi non può essere considerato solamente fisiologico.

“Guardi, da quattro-cinque anni il calo e la crescita dei consensi dei partiti sono vertiginosi. Alcuni esempi: sei anni fa la Lega era al 3% e oggi tra il 30 e il 34; il Pd dal 42% alle europee del 2014 al 19% alle politiche”.

Ma è un’alternanza tra i soliti noti: Lega, Pd, Cinquestelle.

“Perché non sono nati partiti nuovi, o meglio l’unico è Italia Viva di Renzi”.

Profonda trasformazione, ma anche una profonda schizofrenia politica da parte vostra, come in occasione del voto per la costituzione della commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza proposta dalla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai lager: il centrodestra si è astenuto, mentre lei e altri sei suoi compagni di partito avete votato sì.

“In modo anarco individualista ho ritenuto di agire di testa mia e di sostenere una iniziativa promossa da una persona vera e autorevole come la collega Segre. Per questo ringrazio chi mi conosce e che mai si sarebbe aspettato da me una cosa diversa, chi tra gli amministratori di Forza Italia mi ha espresso pubblicamente e privatamente apprezzamento, chi di Forza italia mi ha privatamente detto “te ghe fato ben…” salvo poi dichiarare l’opposto sui giornali. E ringrazio chi mi ha criticato, perché le idee diverse sono sempre una opportunità di confronto. Ritengo che facendo politica, in un Paese che è ostaggio da anni di una narrazione violenta e negativa, non si deve mai rinunciare a costruire un nuovo umanesimo dove la convivenza civile deve essere al primo posto”.

Stesso copione anche sul futuro di Forza Italia, le opinioni divergono eccome.

“C’è chi guarda con grande attenzione e speranza alla leadership di Salvini, magari confidando in una confluenza nella Lega, chi, invece, rivendica per il partito un ruolo di iscritto nell’area moderata del Partito Popolare Europeo”.

Nomi e cognomi di chi vuole andare con chi.

“Mara Carfagna e Renato Brunetta guardano al Ppe, mentre i due capigruppo Anna Maria Bernini, al Senato, e Maria Stella Gelmini, alla Camera, e la deputata Licia Ronzulli spingono per un legame più serio con il Carroccio”.

E in Veneto?
“C’è un gruppo, a partire dal coordinatore regionale Davide Bendinelli, al sottoscrtitto e a Brunetta, che rivendica un ruolo più autonomo di Forza Italia, poi c’é un’area, più sottocoperta nella speranza di un rapporto più stretto con i padani, che comprende Niccolò Ghedini e Roberta Toffanin”.

A creare altra confusione ci ha pensato Renzi. La sirena di Italia Viva piace a voi azzurri ortodossi? E’ possibile un Nazareno bis?

“La sua iniziativa mi imbarazza positivamente…”.

Cioè?

“Renzi non ha fatto altro di quanto ho fatto io il 17 febbraio 2011, quando sono uscito dal Pd dicendo che quell’esperienza era passata, era morta, era diventata una cosa di sinistra e che era necessario realizzare una cosa nuova. E aggiungevo anche che il partito di Bersani era il tradimento dell’operazione del partito riformista ipotizzato da Veltroni. E giù critiche. Quando Renzi, dopo otto anni, mette sul tavolo un identico progetto dovrei essere pazzo a dire che non fa bene e non riconosco in questa esperienza la mia scelta di anni fa. Detto ciò, se le nostre strade si incroceranno è impossibile prevederlo ora”.

Dall’aria che tira a Roma?

“Guardi, per ora sono preoccupato della fase vegetativa delle mie nocciole e di quando devo concimarle per arrivare alla fase delicata della raccolta”.

Immagino sia una metafora?

“No, parlo proprio di nocciole: da un anno e mezzo sto curando 800 piante in un appezzamento di due ettari e mezzo. Credo di essere uno dei primi corilicoltori veneti”.

Metaforicamente, una complicata raccolta delle nocciole come lo è la raccolta di voti per Forza Italia in Veneto.

Sorriso: “Esattamente, ci vuole tempo. Affinché si possa vedere l’esito della raccolta di nocciole occorrono cinque anni… l’agricoltura richiede tempo, la politica non ti da scampo”.

Pessimista, politicamente?

“Ma no, il Veneto la situazione è stabile: abbiamo Zaia, Zaia Zaia, e all’orizzonte c’é un presidente che ha ampio consenso, che a detta di tutti non ha governato male e dunque in Veneto non dovrebbe cambiare nulla nei prossimi sei anni. Da parte di Forza Italia, ritengo che la “raccolta” vada programmarla fra sei anni…”.

Come per le nocciole, ma se non “piantate” qualcosa adesso continuerete ad essere a traino della Lega.

“Purtroppo oggi è così, impossibile inventare cose che non ci sono. Poi, ovviamente, ci sono intuizioni, vedi l’autonomia del Veneto, che non abbiamo saputo comunicare come una cosa nostra: Zaia è andato in buca con la secessione, noi abbiamo rilanciato con l’autonomia, ma alla fine la battaglia politica su questo tema è stata ascritta a lui”.

Per Forza Italia forse è stato meglio così, visto che finora l’autonomia è ancora a livello di chiacchiera.

“Non la leggerei così in negativo, comunque ha portato consenso e la battaglia è ancora aperta. Paradossalmente, sono battaglie che portano meno consenso se le vinci subito”.

Nel senso che più tieni sulla corda l’avversario, in questo caso lo Stato, più incassi voti?

“Esatto. Immaginiamo che di colpo in Italia non ci fossero più immigrati, Salvini andrebbe al 5%”.

Anche questo è un paradosso.

“Ma è così, oggi la politica vive di battaglie inutili che la gente ritiene comunque necessarie perché basate su presupposti concreti. Ma chi fa politica in modo intelligente sa benissimo che nulla porterà a casa. Attualizzando, Salvini sa che non potrà mai risolvere il problema dell’immigrazione e Zaia sa che non potrà piegare il tema dell’autonomia secondo i suoi desiderata. Però entrambi hanno consenso perché i temi sono comunque sensibili”.

Stando così le cose, il Veneto non avrà mai l’autonomia?

“Ci potrà essere una soluzione nominale, come i sindaci francesi che hanno la fascia ma non hanno risorse. Daranno a Zaia una medaglietta con la scritta “autonomia” ma niente compartecipazione a Iva e Irpef, niente risorse aggiuntive. Prevedo questo esito: lo Stato chiederà al Veneto quanto spende per la scuola, quanto per la sanità, quanto per le infrastrutture… sommando si arriva a 100; a questo punto, 50 li mette il Veneto, 50 lo Stato che a sua volta rilancia dicendo: caro Veneto ti do’ 100 e chiudiamo la partita. Così, i 100 iniziali restano sempre quelli, altro che compartecipazione al gettito fiscale e risorse aggiuntive. Questa è l’autonomia?”.

In pratica, autonomia nominale, sulla carta, ma quanto ad ammontare di trasferimenti resta tutto come oggi?

“Diversamente è molto complicato in presenza di una disastrata finanza pubblica”.

Torniamo a Forza Italia, cosa manca per un buon “raccolto” di voti in Veneto?

“Intanto una visione per lo sviluppo economico, un modello per il Veneto. Temo che la crisi che colpisce il settore manifatturiero della Germania, primo tra i mercati per le nostre aziende, possa dare un colpo ad una economia già fragile dopo il crac di Veneto Banca e Popolare di Vicenza”.

Modello economico, infrastrutturale e digitale. Se ne parla assai poco.

“Perché non frega a nessuno, né alla politica né agli imprenditori né ai sindacati… si vive alla giornata. Una motivazione c’é: tutto sommato, si dice, le cose non sono andate male, da noi c’é ancora il più alto livello di occupazione, tra i più alti livelli di servizi sanitari rispetto al resto d’Italia, il turismo va. Oggi va bene così, e dover pensare a quanto potrà accadere domani… ci penseremo quando ci sarà un’emergenza. Posso dire una “bestemmia” anche se può risultare tale?”.

Prego.

“Personalmente, quando ero nel Pd, ho sempre fatto opposizione a Galan, che non giudico. Però, con tutto il male che si può dire di lui, una visione l’aveva: Passante, Mose, riorganizzazione della Sanità, dagli ospedali alla riduzione delle Ulss, la Pedemontana (Zaia si mette la medaglietta sul petto perché si sta procedendo con i lavori, ma il progetto viene da lontano), l’autostrada del Mare, gli ospedali di Mestre e di Monselice”.

Giudizio azzardato.

“Restano comunque grandi intuizioni, al di là delle vicende giudiziarie dell’ex governatore, che hanno cambiato il modo di affrontare momenti di crisi economica sostenendo il territorio. Voglio dire che manca una capacità di riflessione seria su quello che deve e può essere il Veneto di domani, non posso credere che basti il Prosecco piantato da Treviso al litorale per risollevare l’economia regionale”.

Qualcuno definisce Zaia stanco e logoro, soliti detrattori?

“Lo conosco assai superficialmente, ma posso dire che non è così, soprattutto nella quotidianità di azione del governo regionale”.

Stanco inteso come proposizione, programma e quant’altro.

“Ogni tanto testo persone del mondo economico con una semplice domanda: ditemi una cosa che ha fatto Zaia? Silenzio. Dal punto di vista programmatico non può essere stanco, forse ha anche avuto la fortuna di potersi dedicare alla gestione di una regione che tutto sommato procede comunque”.

Oggettivamente, autonomia a parte, sotto la gestione Zaia sono stati assegnati i Giochi Invernali a Cortina, il Prosecco è entrato nel patrimonio Unesco, si sta rimediando al disastro di Vaia.

“Le Olimpiadi non vanno ascritte solo a Zaia, ci sono anche Fontana, Sala, c’è anche il governo. Butto lì: si arriverà a Cortina con una strada decente e con il treno? Certamente le nostre Dolomiti hanno più attrazione delle montagne dell’Alto Adige ma non gli stessi servizi. Se per le Olimpiadi si arriverà al loro livello, allora sì che si sarà fatta una vera azione programmatica. Quanto al Prosecco patrimonio dell’Unesco c’é un problema di fondo che ha sollevato l’azienda vinicola di Col Vetoraz di Valdobbiadene”.

Si spieghi.

“Perché devono chiamare il mio vino Prosecco che viene fatto con tutti i crismi della denominazione e poi lo trovi sullo scaffale a 14 euro alla bottiglia a fianco di un vino fatto in pianura e messo in vendita a 1,99 euro e che forse è anche fatto con l’uva? In Borgogna e nelle Langhe il valore delle aree a produzione è dato dalla denominazione di origine del territorio. Cosa che si può fare anche per il Veneto con le aree di Conegliano, Valdobbiadene, Santo Stefano, Combai, questa sarebbe una visione che da valore. Nella zone dello champagne si producono 270 milioni di bottiglie per un valore di 5 miliardi di euro, per contro tutto il prosecco, fino a Caorle e Rovigo, ammonta a 880 milioni di bottiglie con un valore di un miliardo. Qualcosa non va”.

Come sono i rapporti con la Lega?

“Non avendo assessori regionali, da parte loro manca attenzione e rispetto nei nostri confronti come era, invece, quando le parti erano invertite e cioé noi al 30% e loro al 3%. Direi che il loro pensiero è: anche se Forza Italia non c’é, chi se ne frega”.

Sta cambiando qualcosa con Davide Bendinelli al vertice del partito veneto?

“Ho stima di lui, ha fatto la gavetta in consiglio regionale e in Parlamento. Ovvio che rappresentare un partito che è quotato sotto le due cifre e in presenza di un alleato per nulla rispettoso degli altri, le difficoltà sono enormi. Sarebbe tutto più facile se il partito fosse in crescita…”.

Alle regionali del prossimo anno sarete in coalizione con Lega e Fratelli d’Italia?

“L’accordo è già stato fatto, con candidato Zaia che avrà anche una sua lista e forse anche una di amministratori”.

Causin, speriamo di non doverci sentire solamente fra cinque anni, per la raccolta delle sue nocciole.

“Almeno questa cosa è sicura”.


Giorgio Gasco

Giornalista

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