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Tumore al polmone, dalla ricerca nuove speranze

Il tumore del polmone è la neoplasia più diagnosticata al mondo (circa 2 milioni di diagnosi
l’anno) e la principale causa di morte. In Italia, nel 2019, sono stimate 42.500 nuove diagnosi
Tumore del polmone: “Dalla ricerca una nuova speranza di vita per i pazienti”
Padova, 20 novembre 2019 – Diagnosi precoce, appropriata presa in carico dei pazienti, accesso
ai test molecolari, terapie innovative in prima linea e tempi rapidi di approvazione dei nuovi
farmaci. Questi alcuni dei temi affrontati durante il Convegno ‘INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ NEL
CARCINOMA POLMONARE CONFRONTO TRA ESPERTI’, organizzato da MOTORE SANITA’, grazie al
contributo incondizionato di MSD e che ha visto la partecipazione delle Istituzioni, dei clinici e
delle associazioni di pazienti.
“Mi auguro che la ricerca continui a sviluppare terapie innovative sempre più efficaci e che allo stesso
tempo vengano approvate in tempi sempre più rapidi, così da garantire alle persone colpite da una
delle più gravi patologie a livello mondiale il maggior sostegno e futuro possibile. Noi, dal canto
nostro, come Regione Veneto, abbiamo il dovere di fare il possibile per velocizzare la diagnosi, come
ben specificato dal nuovo Piano sociosanitario recentemente approvato”, ha detto Claudio
Sinigaglia, Componente V Commissione Politiche Socio-Sanitarie, Regione del Veneto
“Allo stato attuale si sta assistendo a un continuo aumento della domanda di nuove e costose
tecnologie sanitarie, quali farmaci, dispositivi medici, attrezzature sanitarie e sistemi diagnostici,
riconducibile al progresso tecnologico e alle dinamiche demografiche, che porterà a una spesa che
potrà diventare un investimento soltanto qualora produca concreti risultati in termini di salute o nel
contenimento di altri costi sanitari. Considerando tutte le nuove opportunità terapeutiche offerte
dall’innovazione la sfida è quella di garantire la sostenibilità del sistema intesa come sostenibilità
della spesa pubblica in ambito sanitario. Di conseguenza non si può prescindere da concetti quali
l’innovazione, l’appropriatezza, l’efficienza, l’interdisciplinarietà e la sostenibilità, tutti concetti
ampiamente esplicitati nel recente Piano Socio-Sanitario Regionale 2019-2023. Per quanto concerne
i farmaci, pur essendo la definizione delle condizioni di rimborsabilità e il prezzo degli stessi sia
demandata ad altri enti regolatori, va considerato l’importante ruolo delle Regioni nella definizione
del posizionamento terapeutico e nel fornire concreti indirizzi verso un uso etico delle risorse. Da
riportare infine come tra gli obiettivi strategici previsti dal Piano Socio-Sanitario Regionale è
riportato l’impegno a garantire a tutti i cittadini l’accesso alle terapie innovative promuovendo l’uso
etico delle risorse nell’ambito di percorsi di miglioramento continuo dell’appropriatezza prescrittiva
consolidando l’attuale modello basato su criteri di razionalità e appropriatezza”, ha dichiarato Mario
Saia, Direttore UOC Governo Clinico Assistenziale Azienda Zero, Regione del Veneto
Il NSCLC non squamoso è la forma più frequente di cancro del polmone e rappresenta l’83% del
totale di carcinomi polmonari. In Italia, il tumore del polmone è tra le neoplasie più frequentemente
diagnosticate (con 42.500 nuove diagnosi stimate nel 2019 dai dati AIRTUM) e la principale causa di
morte oncologica (con 33.838 decessi registrati nel 2016). Esiste un bisogno urgente di trattamenti
sempre più efficaci e innovativi che possano migliorare e prolungare la vita di questi pazienti e
recenti dati hanno dimostrato che l’innovazione terapeutica, sempre più spesso, va nella direzione
dei trattamenti di combinazione che vedono l’associazione di più farmaci tra loro. È il caso del
recente studio Keynote 189 che ha dimostrato come l’immunoterapia con pembrolizumab in
associazione alla chemioterapia in prima linea raddoppi la sopravvivenza dei pazienti con tumore
del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico, con una riduzione del rischio
di morte del 44% rispetto alla sola chemioterapia.
“L’immunoterapia oncologica ha modificato in modo sostanziale l’algoritmo diagnosticoterapeutico di molte neoplasie, in particolar modo del carcinoma polmonare. Gli inibitori del
checkpoint immunitario sono rapidamente entrati nella pratica clinica dei pazienti affetti da
neoplasia in stadio metastatico, prima, e localmente avanzato, più di recente. In particolare, inibitori
di PD-1, PD-L1 e CTLA4 rappresentano farmaci innovativi che impattano in modo significativo il
percorso di malattia dei pazienti e la loro prognosi. Gli studi clinici ad oggi disponibili nei pazienti con
neoplasia polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato ad elevata espressione di PD-L1
(maggiore o uguale al 50%) dimostrano come il beneficio dell’immunoterapia con anti-PD1 in prima
linea si mantenga a lungo termine, con una mediana di sopravvivenza globale di circa 3 anni ed un
tasso di sopravvivenza del 30% a 5 anni (rispetto al 5% antecedente all’introduzione
dell’immunoterapia). Ci sono buone notizie anche per i pazienti con neoplasie a bassa o negativa
espressione di PD-L1 in cui è stata dimostrata l’efficacia della combinazione di anti-PD1/PD-L1 con
altri inibitori del checkpoint immunitario o con chemioterapia indipendentemente dall’espressione
di PD-L1, nel tentativo di massimizzare la proporzione di pazienti in cui poter ottenere un beneficio
in sopravvivenza a lungo termine. Tuttavia, ogni innovazione tecnologica o farmacologica, prima di
essere introdotta, non può prescindere da una riorganizzazione del sistema sanitario che tenga in
considerazione le inevitabili implicazioni economiche, al fine di offrire la miglior opzione terapeutica
ad ogni paziente. Il binomio quindi non è tanto Innovazione e Sostenibilità quanto Innovazione e
Organizzazione” ha spiegato Pierfranco Conte, Direttore SC Oncologia Medica 2 IRCCS Istituto
Oncologico Veneto, Padova – Direttore della Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica
Dipartimento di Scienze Chirurgiche Oncologiche e Gastroenterologiche Università di Padova –
Coordinatore Rete Oncologica Veneta.
L’utilizzo di farmaci innovativi ed efficaci, già dalla prima linea di trattamento, nei pazienti con
tumore del polmone, porta un beneficio non soltanto in termini clinici ma anche economici:
migliorando significativamente la sopravvivenza dei pazienti, si ha la possibilità di incidere
positivamente sui costi diretti/indiretti e sulla produttività del sistema sanitario. Oltre ai fondi
attualmente stanziati per i farmaci innovativi (500 milioni di euro annui) emerge la necessità di
identificare nuove modalità di governance in grado di rispondere ai bisogni regionali in un’ottica di
razionalizzazione delle risorse.
“Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 41.100 nuovi casi di tumore del polmone: 29.400
negli uomini e 11.700 nelle donne (I numeri del cancro in Italia, 2015). I tumori del polmone
rappresentano la seconda neoplasia più frequente negli uomini (15% dei casi) dopo la prostata e la
terza nelle donne (6%), dopo la mammella ed il colon-retto. Il costo del tumore al polmone in Italia
è stimato essere pari a circa 2,4 milioni di euro tra costi diretti sanitari e costi indiretti e sociali. In
termini previdenziali è importante sottolineare che il tumore al polmone è caratterizzato da un
incremento sia degli assegni ordinari di invalidità che delle pensioni di inabilità. Le nuove terapie
farmacologiche stanno migliorando notevolmente ed in maniera evidente la speranza di vita dei
pazienti con un conseguente miglioramento della qualità della vita. Tutto questo si traduce in un
valore aggiunto economico e sociale importante, soprattutto in termini di riduzione della perdita di
produzione. Selezionare i pazienti rispondenti (Test PDL 1) ad immunoterapia porta ad un
miglioramento della qualità vita, allungamento della sopravvivenza e riduzione degli eventi avversi
con incrementi marginali della spesa farmaceutica. Queste evidenze dimostrano una volta di più
come soltanto con l’abbandono dei Silos Budget e seguendo un PDTA appropriato sia possibile
effettuare delle valutazioni che permettano al decisore di superare il concetto di costo della Sanità
per passare ad un concetto di investimento nell’ottica di un miglioramento dell’assistenza sanitaria.
I fondi attualmente stanziati per i farmaci innovativi (500 milioni di euro) non sembrano essere
sufficienti per fare fronte al fabbisogno previsto. Sarebbe importante tutelare l’acceso alle terapie
attraverso un approccio multidimensionale (PDTA accompagnato da valutazioni di HTA)”, ha
raccontato Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria, EEHTA CEIS; Università di
Roma “Tor Vergata”, Kingston University London UK
L’uso appropriato dei PDTA dovrebbe rappresentare un diritto garantito a ciascun paziente. La
corretta implementazione dei percorsi diagnostici terapeutici ed assistenziali permetterebbe di
migliorare la qualità e l’efficienza delle cure, assicurare una gestione multidisciplinare, comportare
una più rapida diagnosi e una maggior probabilità che il paziente riceva il trattamento più adeguato,
con un impatto positivo sulla prognosi. Per questo scopo è fondamentale che le strutture sanitarie,
a livello regionale, siano connesse in una rete capace di ottimizzare la presa in carico del paziente
oncologico.


Marta Liliana Boresi

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