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Basovizza, “ricordo” tra le polemiche. Rosanna Conte chiede il ritiro dell’onorificenza concessa a Tito dall’Italia

Doveva essere il giorno del ricordo, dedicato alla commemorazione delle vittime delle foibe, ma alla Foiba di Basovizza, monumento nazionale, la cerimonia è stata caratterizzata da una polemica di carattere politico allorchè il Pd, presente con Debora Serracchiani e Luigi Zanda (oltre ai suoi esponenti regionali) se n’è andato nel momento in cui ha preso la parola il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri.

Qualche mugugno c’era già stato dopo che era intervenuto il presidente della regione Massimiliano Fedriga, per la prima volta tra i relatori nei discorsi ufficiali, ma la protesta piddina c’è stata nel momento in cui il microfono è passato all’esponente di Forza Italia, con il successivo commento da parte di Debora Serracchiani la quale ha dichiarato che “Foiba Basovizza ormai palcoscenico della destra sovranista”.

Da parte sua il senatore Luigi Zanda ha rincarato la dose affermando: “Ho ascoltato un discorso molto equilibrato del rappresentante del Governo, e poi effettivamente c’è stato un eccesso di toni di propaganda da parte di altri, incluso il senatore Gasparri che non era lì per rappresentare la sua parte politica ma la Presidenza del Senato e cioè l’intero Senato.”.

 

Immediata la reazione del vicepresidente del Senato per il quale il suo intervento sulle foibe, “come quelli di altri esponenti pubblici, è stato puramente istituzionale, tra gli altri sono intervenuti il ministro D’Incà e il presidente della Regione Fedriga”.

“Io – ha aggiunto Gasparri – ho parlato come rappresentante del Senato e ho citato anche le parole del Capo dello Stato, Mattarella. Tutti gli interventi sono stati ascoltati e apprezzati dal pubblico, con un consenso chiaro. Se poi a Debora Serracchiani non è piaciuta la manifestazione è un problema suo” .

Polemiche che sono sembrate alquanto stucchevoli, offuscando, anche se solo in parte, il significato della cerimonia che ogni anno, il 10 febbraio, si celebra il località Basovizza, nel comune di Trieste, dove si trova una delle diverse foibe presenti nell’area carsica e nella quale fu gettato dai partigiani jugoslavi un numero imprecisato di persone nel periodo dell’occupazione jugoslava del capoluogo giuliano.

A Basovizza, a ricordo di tutte le vittime degli eccidi, è stato collocato un monumento e nel 1992 l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro dichiarò monumento nazionale quello che in origine era un pozzo minerario divenuto però nel maggio 1945 un luogo di esecuzioni sommarie per prigionieri, militari, poliziotti e civili, da parte dei partigiani comunisti di Tito, dapprima destinati ai campi d’internamento allestiti in Slovenia e successivamente uccisi a Basovizza.

 

“Per chi vuole negare, ridurre o giustificare la sofferenza e la morte inferte con le foibe – ha affermato nel suo intervento Massimiliano Fedriga –  non serve la censura: contro questa follia è necessario semplicemente che sia raccontata la verità, perché per troppo tempo è stata negata.

Da parte della Regione è stato condannato chi ha criticato il Presidente della Repubblica per l’estrema chiarezza “con la quale – ha detto il Governatore –  ha parlato dei crimini perpetrati dai comunisti a danno delle genti di questa terra.”

La Regione ha anche rivolto un appello perché non si eroghino più soldi pubblici ad associazioni che promuovono il negazionismo. Un grazie invece è stato espresso dall’Amministrazione del Friuli Venezia Giulia ai tanti docenti che hanno accompagnato gli studenti di tutt’Italia all’odierna celebrazione alla Foiba di Basovizza “per far conoscere loro tragedie – ha sottolineato Fedriga – che hanno causato lacrime e sofferenze a chi aveva la sola colpa di essere italiano.”.

Davanti alla Foiba è stata esposta una corona di fiori del Senato, rappresentato da Maurizio Gasparri; anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, ha deposto una corona, e altre istituzioni come la Regione Fvg e il Comune di Trieste, rappresentato dal Sindaco Roberto Dipiazza.

 

E sul “negazionismo” è intervenuta con una nota la deputata portogruarese della Lega Ketty Fogliani la quale ha definito “inaccettabile che vengano ancora oggi  negati eventi in memoria delle vittime delle foibe”.

“Per questo – ha aggiunto – chiedo all’attuale governo che si impegni affinché questo non accada: tollerare il negazionismo è crudele quanto ciò che accadde ai nostri fratelli italiani. Il presidente Sergio Mattarella lo definisce “deprecabile e l’avversario da battere oggi è l’indifferenza e la mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi”. Purtroppo non sono mancate, e continuano a non mancare, iniziative di vario genere che negano questi drammatici eventi. Per questo – poi rimarcato Fogliani – ho sollecitato l’attuale maggioranza PD-M5S affinché proceda la mia Proposta di legge che modifica la legge del 30 marzo del 2004 n. 92, che istituì il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo”, in modo che gli enti locali non autorizzino o concedano in nessun caso spazi ed ambienti per lo svolgimento di manifestazioni o iniziative che intendano negare gli eventi commemorati di questa data.”

 

E sempre dalla Lega l’europarlamentare Rosanna Conte ha annunciato di aver aderito all’interrogazione presentata dal  suo collega Antonio Maria Rinaldi alla Commissione Europea nella quale si chiede che l’Italia ritiri l’onorificenza concessa al Maresciallo Tito. “L’esodo istriano – ha affermato Rosanna Conte – ha coinvolto circa 350 mila persone e durante tale periodo centinaia di persone vennero massacrate nelle foibe per volontà del dittatore Broz Josip detto Tito. Un vero e proprio sterminio che barbaramente fece tante vittime, e tra le tante ricordo la tragedia di Norma Cossetto, ma nonostante ciò il maresciallo Tito gode ancora oggi gode della più alta onorificenza della Repubblica Italiana, conferitagli nel 1959. Tale onorificenza è motivo di offesa tanto nei confronti delle vittime delle foibe e va ritirata immediatamente in quanto non puo’ essere coerente con i valori e i principi espressi su cui l’Ue dice di fondarsi. “

 


Lucio Leonardelli

Giornalista

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