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Infezioni ospedaliere, il 30 per cento è prevedibile

La tematica delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) viene affrontata in
Italia da oltre trent’anni, ma rappresenta ancora oggi uno dei maggiori
problemi per la Sanità pubblica con circa 530.000 casi l’anno (ECDC 2018).
Oggi le infezioni presenti negli ambienti ospedalieri e nei luoghi di cura
annessi (es. day hospital ed ambulatori infusionali) rappresentano una
sfida cruciale per tutti (ma in particolare per alcune tipologie di pazienti
fragili ed ad alto rischio, come ad esempio i malati oncologici, quelli
oncoematologici e quelli in terapia intensiva), che spesso potrebbero
essere evitabili attraverso scelte preventive appropriate. Se ne parlerà il 24 a Padova in Azienda ospedaliera a Padova, Aula magna del personale, ore 9.
Come segnalato dall’ECDC, l’Italia è uno degli Stati membri che
maggiormente si distingue per la circolazione/diffusione di microrganismi
multiresistenti, a causa sia dell’incompleta applicazione di misure efficaci
per interromperne la trasmissione, sia dell’inappropriato uso di antibiotici
nel campo della salute animale ed umana. Secondo questi dati confrontati
con i dati ISTAT 2016, va ricordato che le infezioni ospedaliere oggi causano
più decessi degli incidenti stradali.
La gravità delle infezioni contratte dai pazienti ospedalizzati, fa rientrare
la prevenzione e il controllo delle ICA come argomento principe nel più
ampio capitolo del risk management. Infatti ad oggi inoltre molti dei
contenziosi Ospedalieri sono generati purtroppo da infezioni gravi che
fanno fallire interventi chirurgici ad alta complessità seppur tecnicamente
eseguiti in maniera ottimale.
I casi segnalati in Europa ogni anno di sole infezioni del sito chirurgico
sono 518.000 e si stima che tra il 15 ed il 30% di queste sia prevenibile. Ad
es. tra i fattori di rischio di infezione, collegati all’utilizzo delle tecnologie
sanitarie, al secondo posto vi è la inappropriata pulizia degli endoscopi,
utilizzati oramai quotidianamente in tutti gli ospedali.

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