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EMERGENZA CORONAVIRUS. Tra test, tende e preoccupazioni per l’economia

In relazione al decesso, avvenuto ieri, di una 75enne ricoverata nell’Unità Operativa di Geriatria dell’Ospedale Ca’ Foncello, è pervenuto l’esito di trenta tamponi  effettuati sulle persone venute a contatto con la paziente nell’ambito ospedaliero e residenziale.

Diciotto i tamponi risultati negativi, 12 quelli positivi. Le positività si riferiscono a dieci operatori del Ca’ Foncello (4 medici, 2 infermieri, 4 Oss), alla badante dell’anziana e a un contatto stretto residente nello stesso condominio. Tutte le 12 persone positive (11 delle quali residenti nella Marca e una nel Bellunese)  sono attualmente asintomatiche: per loro è scattato l’isolamento domiciliare. Saranno monitorate  dal Servizio di Igiene Pubblica.

I test sono stati effettuati dalla Microbiologia di Treviso: come da protocollo i campioni saranno inviati a Padova per le conferme.

A seguito del caso, la Direzione dell’Ulss 2, al fine di ridurre il numero di possibili contagi, ha disposto che nell’Unità Operativa di Geriatria, dove la 75enne era ricoverata per un grave scompenso cardiaco, non vengano effettuati nuovi ricoveri. Tutti i pazienti già ricoverati sono stati sottoposti a tampone. In reparto sono state bloccate, a scopo precauzionale,  le visite dei parenti.

LE PREOCCUPAZIONI DELLE IMPRESE

“Le preoccupazioni del mondo dell’economia e dell’imprenditoria veneta di fronte a questa emergenza, sono le nostre preoccupazioni, le mie personali e voglio credere siano anche quelle di tutti. Questa comunità non può vedere minacciato il suo più grande valore: l’impresa, forse il più identitario della nostra gente tra quelli nati dal sacrificio. Come per la salvaguardia della salute dei cittadini, la battaglia perché non sia danneggiato il nostro tessuto produttivo la combatteremo insieme”.

 

Così il Presidente della Regione del Veneto risponde ai rappresentanti di quattordici organizzazioni di categoria e imprenditoriali padovane che oggi gli hanno fatto pervenire in copia, la lettera inviata al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, al Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Lettera, in cui – pur nella consapevolezza che la salute pubblica è un bene primario – vengono espresse forti preoccupazioni per l’economia del territorio pensando al “giorno dopo” e sottolineando che “il sistema economico di Padova e del Veneto non si deve e non si vuole fermare”.

“Colgo questi pensieri con la stessa apprensione di chi gli esprime – prosegue il Governatore -. Sono espressione di una comunità imprenditoriale impegnata e altamente internazionalizzata, connotazione questa che fa pagare ancora di più lo scotto di questa emergenza. Se da un lato siamo chiamati ad applicare ordinanze in virtù di linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dei decreti del Governo, dall’altro è corretto trovare il giusto equilibrio tra il valore primario e irrinunciabile della tutela della salute e le esigenze di un territorio che non accetta di vedere minacciata la sua realtà produttiva”.

“Il vero problema – sottolinea il Presidente – è impedire che i nostri competitors internazionali si gettino come avvoltoi su una bestia ferita come ora può apparire a qualcuno l’economia veneta. Basta vedere cosa sta avvenendo con il turismo, la nostra prima industria con 18 miliardi di euro di fatturato, e la campagna di discredito ai confini della diffamazione sul piano internazionale”.

“Come abbiamo già chiesto al Presidente del Consiglio dei Ministri in più occasioni – conclude – sono indispensabili più fondi a sostegno delle imprese. Non soltanto: è indispensabile anche una campagna forte e penetrante di promozione internazionale dei nostri territori e di riqualificazione dell’immagine paradossale di quella che oggi viene fatta passare per una regione quasi appestata. Chiediamo misure straordinarie con rapidità e spero che il Consiglio dei Ministri se ne occupi già in questa settimana. Trovo, infatti, allucinante che ci siano paesi europei che mettono in quarantena i Veneti, i Lombardi e gli Emiliano-Romagnoli, quando non hanno regole sanitarie chiare neppure per i loro stessi cittadini. Questo nel momento in cui tutti siamo giustamente preoccupati perché consapevoli che ci troviamo di fronte ad un virus che dalla Cina è arrivato definitivamente non nel Veneto, non nel Nord Italia, non Italia, ma in Europa”.

ARRIVANO LE TENDE

Presso 26 ospedali del Veneto, la Protezione Civile regionale sta completando in queste ore l’allestimento di 56 tende pneumatiche (vedi tabella) a scopo preventivo a fronte di eventuali necessità dovessero presentarsi nell’ambito dell’emergenza legata al Coronavirus.

“Si tratta di una predisposizione preventiva – spiega l’assessore regionale alla Protezione Civile – allo stato attuale, le tende vengono montate e tenute chiuse. Ci auguriamo che non debbano essere utilizzate ma sono appositamente predisposte nel caso si creassero situazioni di particolare necessità in cui è necessario garantire un percorso di screening e triage rapido, parallelo e separato dagli altri utenti, a ulteriori pazienti che si presentassero presso gli ospedali con sintomi riconducibili all’infezione da Coronavirus”.

“Per comprensibili ragioni di praticità e comunicazione, sono tutte collocate attigue alle strutture sanitarie – conclude l’Assessore -. Esprimo un grazie a tutti coloro hanno lavorato in questo sforzo, portato a termine con celerità e professionalità come sempre. Ancora una volta la macchina della Protezione civile veneta si è dimostrata efficiente”.

 

 

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