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Trasporto pubblico, assessore De Berti: “Aziende in ginocchio? Dallo Stato risorse insufficienti e Regioni ignorate”

“Se c’è qualcuno che si è dimenticato dell’emergenza che sta soffocando le aziende del trasporto pubblico locale, questo qualcuno è lo Stato.” Così l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Traporti, Elisa De Berti, risponde ad Arturo Lorenzoni, vice sindaco di Padova, e agli esponenti del ‘Veneto che vogliamo’, che in questi giorni hanno sollecitato l’intervento della Regione per coprire l’incremento dei costi delle aziende di bus e tram a seguito del crollo degli introiti da abbonamenti e biglietti e delle nuove regole del distanziamento sociale.

 

“Forse il professor Lorenzoni e i suoi hanno sbagliato interlocutore per rivolgere la propria richiesta di intervento – replica De Berti -. Il Veneto, insieme alle altre Regioni, aveva già studiato e proposto un pacchetto organico di norme per costituire, nel decreto ‘Cura Italia’, un fondo “ad hoc” da oltre 600 milioni di Euro (almeno in prima battuta) per le aziende TPL, che consentisse di aumentare le garanzie della cassa integrazione ai dipendenti delle aziende, di ridurre ulteriormente le accise sui carburanti, di ripristinare i tagli fatti sul Fondo nazionale trasporti, nonché per rimborsare e/o prorogare gli abbonamenti dei pendolari”.

“Per quanto riguarda il Veneto – incalza l’assessore ai Trasporti – le aziende TPL possono già contare su un anticipo da parte della regione di oltre 135 milioni di euro, che sono peraltro già stati stanziati in attesa del riparto nazionale. Risorse senza le quali le aziende in Veneto non sarebbero state in grado di operare”.

“Purtroppo – prosegue l’assessore – il Governo, che non perde occasione per richiamare quotidianamente le Regioni a leale collaborazione, non ci ha nemmeno risposto. E ha invece approvato, in piena notte, un articolo proposto da quattro parlamentari (di cui ben due veneti del PD), mai condiviso, che sta mettendo in imbarazzo tutte le Regioni d’Italia, comprese quelle governate dai partiti di maggioranza al Governo. Questo articolo non consente di pianificare i servizi in relazione all’emergenza e alla successiva fase 2 e, soprattutto, non prevede nemmeno un centesimo dei 600 milioni di euro che le Regioni avevano chiesto per salvare i bilanci delle aziende del trasporto pubblico locale”.

“Ma chi rappresenta le istituzioni – conclude De Berti – dovrebbe almeno aver ben chiaro il quadro dei poteri e delle competenze degli organi dello Stato, a Costituzione vigente: fino a che non avremo l’autonomia, che i veneti rivendicano con convinzione e in forma plebiscitaria, i cordoni della borsa del trasporto pubblico locale sono ben saldi nelle mani del governo centrale. Quindi, il professor Lorenzoni bussi con energia alle porte del Governo di Roma e non a quelle, peraltro sempre aperte, dell’amministrazione regionale”.

 

 

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