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Allarme siccità, un’altra emergenza in arrivo

Riuscirà questa poca pioggia primaverile (al Nord) a risolvere il problema della siccità che si prospetta per la nuova estate? Stiamo vivendo una situazione meteo climatica avara di precipitazioni e che non ha portato accumuli nevosi in quota sufficienti a formare quella riserva di acqua in forma solida, vitale per affrontare con una serenità “idrologica” la prossima stagione calda. Anni addietro, lo dico sulla base della mia esperienza nello studio dei ghiacciai, le misurazioni riguardanti l’altezza della neve venivano effettuate nel mese di Maggio, quando si riteneva che l’accumulo invernale avesse raggiunto il suo massimo spessore. Ora invece, con quasi due mesi di anticipo, il manto nevoso, ancorché modesto, pare essere in fase di rapido esaurimento.
Tutto questo si ripercuote sulle portate dei fiumi, il Po in particolare, ma non da meno potrà essere coinvolto anche l’Adige, che sono ben al di sotto della media del periodo. Per il Po, se la sua portata a Pontelagoscuro dovesse scendere sotto ai 600 m3 /s si potrebbe presentare anche la risalita del cuneo salino, come sostiene il Direttore del Consorzio di Bonifica “Delta del PO”, ing. Giancarlo Mantovani, con le inevitabili gravi conseguenze; attualmente la portata si aggira attorno agli 800 m3.

L’allarme siccità coinvolge necessariamente i ghiacciai ed il loro ruolo nelle dinamiche idrologiche che stanno mutando in conseguenza delle variazioni climatiche. Infatti la consistente riduzione delle masse gelate priva i bacini dei fiumi della pianura padana di una riserva d’acqua che potrebbe non essere più sufficiente ad riequilibrare il deficit idrologico estivo.
Oltre a costituire un volano essenziale nel ciclo idrologico, i ghiacciai sono importanti testimoni naturali delle dinamiche del clima: è grazie a loro che siamo venuti a conoscenza dei mutamenti climatici del passato, anche più recente, attraverso la lettura e l’interpretazione delle loro tracce morfologiche che caratterizzano l’attuale paesaggio alpino d’alta quota, e non solo.
Le osservazioni effettuate soprattutto dal Comitato Glaciologico Italiano hanno messo in evidenza l’inizio di una generale riduzione dei ghiacciai alpini a partire all’incirca dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso, dopo una piccola fase di avanzata durata poco più di venti anni. Questo ritiro ha avuto una accelerazione negli ultimi anni tanto da poter affermare, come viene ormai confermato dall’intero mondo scientifico, che le previsioni sono negative addirittura per la sopravvivenza di gran parte di essi, specialmente per quelli del settore alpino centro orientale a causa della minore quota media dei bacini di accumulo. Tutto questo si lega anche ad una diminuzione della quantità e della permanenza dell’innevamento nelle fasce altimetricamente più elevate. Poca neve accumulata nella stagione fredda significa poca acqua disponibile nella stagione calda.
Si tratta di un segnale preoccupante specialmente se si considera l’aumento della siccità estiva legata anche ad un incremento delle temperature. A questo si aggiunge l’allerta lanciata dagli studiosi sul possibile aumento di episodi meteorologici estremi, con conseguenze anche disastrose specialmente nell’agricoltura.
Usciti (presto, si spera) da una emergenza sanitaria potremmo ritrovarci ad affrontarne un’altra di carattere ambientale.
Su come correre ai ripari per affrontare un futuro critico dal punto di vista meteo climatico non è impresa facile. Purtroppo abbiamo perso una cultura dell’acqua che per quanto ci riguarda potremo far risalire ai tempi dell’impero romano. Anche la storia idraulica di Venezia non è da meno, ricordando a esempio la realizzazione di vasche per la raccolta e la conservazione dell’acqua piovana per un successivo utilizzo.

 


Se pensiamo che oggi sprechiamo l’acqua potabile per risciacquare il water dei nostri bagni o per innaffiare l’orto o il giardino non ne usciamo certamente con una bella figura. Basterebbe ricorre agli antichi metodi di raccolta delle acque piovane, ad esempio con la costruzione di adeguate vasche nelle case o nei condomini, per sfruttarla poi negli utilizzi domestici. Non si vorrebbe a questo punto pensare che una operazione del genere venisse impedita oppure ostacolata dal fatto che quell’acqua non passa attraverso dei contatori e, quindi ….
Pensando all’agricoltura, un grande ed importante ruolo nella gestione di quella che appare essere una emergenza idrica dovrà essere svolto dai Consorzi di Bonifica che si troveranno a disporre di una risorsa forse mai così povera come oggi, in rapporto anche allo sviluppo che l’agricoltura ha di recente avuto.
Un altro ruolo non meno importante spetta anche alla politica per la gestione futura di un territorio che presenta problematiche sempre più accentuate riguardo alle diverse criticità ambientali. A cominciare dalle fasce più elevate del territorio che si stanno rapidamente evolvendo a causa delle mutazioni climatiche. Sto pensando anche all’aspetto paesaggistico là dove la neve ed il ghiaccio lasceranno il posto a nude pareti rocciose ed estese pietraie.
Riguardo alle montagne di casa nostra il pensiero va alle Dolomiti ed ai pochi ghiacciai ancora presenti e che continuano a caratterizzare quelle cime così importanti e così belle da essere divenute patrimonio dell’Unesco. Naturalmente anche i loro ghiacciai fanno parte di questo patrimonio dell’umanità che, purtroppo, sta perdendosi molto velocemente.
Pensiamo alla Marmolada, ma non solo, perché ghiacciai anche di piccole dimensioni sono presenti in moltissimi altri Gruppi, dall’Antelao al Sorapis, dalle Pale di San Martino al Sassolungo, dalla Civetta alle Tofane, al Cristallo.
A tale riguardo voglio ricordare la mia personale scelta di continuare a raccogliere foto, soprattutto aeree, di questi ghiacciai perché andando avanti di questo passo, quelle immagini finiranno per diventare testimonianze di un mondo glaciale perduto.

 

Foto  (dell’autore):
1. La Marmolada col suo ghiacciaio che è il più esteso delle Dolomiti (Settembre 2018)
2. Il Sorapis con quello che resta del Ghiacciaio Orientale e Centrale (Agosto 2019)
3. Il piccolo ghiacciaio orientale delle Tofane, sopra Cortina (Agosto 2019)
4. Il circo glaciale sommitale del Monte Pelmo dove il ghiacciaio che era presente è completamente scomparso (Settembre 2018)
5. Il circo settentrionale del Monte Cristallo con il grande apparato morenico storico (Agosto 2019).
(Tutte le foto sono dell’autore)


Franco Secchieri

Glaciologo

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