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Riaprire in sicurezza il Tribunale per non restare al palo. Presidente avvocati Venezia Sacco: «Così difficile andare avanti»

«Abbiamo bisogno che gli Uffici Giudiziari di Venezia ripartano: tutto il sistema giudiziario ha bisogno di ridare fiducia ai cittadini. È necessario che tutti i diritti siano
tutelati».
Così Giuseppe Sacco, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Venezia (Coa), ha esternato le preoccupazioni del mondo dell’avvocatura al ministero. In una call che si è tenuta
lunedì scorso, organizzata dal ministero della giustizia – dipartimento organizzazione giudiziaria si è affrontato il tema dell’avvio della Fase 2. Alla chiamata hanno risposto i presidenti delle
Corti d’appello, i Procuratori Generali ed i presidenti degli Ordini distrettuali del Nord Italia.
Sacco esige una ripartenza immediata a 360 gradi della Giustizia lagunare e ha quindi spiegato le esigenze dei legali veneziani che incontrano serie difficoltà a riprendere la loro attività quotidiana, sottolineando la necessaria ripresa dell’attività di udienza in presenza e di cancelleria, oltre a una maggiore operatività da parte degli Ufficiali Giudiziari.
Sotto la lente d’ingrandimento del Coa ci sono soprattutto le esigenze di “coprire” gli organici del personale di cancelleria della Corte d’Appello, del Tribunale e dell’Ufficio del Giudice di
Pace, oltre che, appunto, gli Ufficiali Giudiziari, che oggi costringono gli avvocati ad una gara a ostacoli per gli orari ridotti e il difficile reperimento.
«A causa dell’emergenza, non si procede a esecuzioni o pignoramenti senza parlare degli sfratti.
È necessario che la tutela dei diritti possa ripartire il prima possibile», ha spiegato Sacco. Il presidente ha poi continuato nella sua disamina: «Se oggi si vuole ottenere una esecuzione anche per un pagamento, non c’è uno strumento efficace per ottenerlo. Si può notificare un precetto, ma poi al momento dell’esecuzione tutto si blocca, ingolfandosi e creando dilazioni temporali che ledono i diritti dei cittadini. Occorre che chi si trova in difficoltà debba essere tutelato in modo immediato. Oltre a questo, va rimarcato come i giudici abbiamo ritenuto di procedere a rinviare quasi tutte le cause che sarebbero state chiamate nei mesi di maggio giugno e luglio con l’effetto di creare ricadute operative da ottobre in poi e un consistente allungamento del tempo dei processi».
Così facendo, la giustizia veneziana rischia di restare al palo. Da precursori, con i test delle prime udienze “smart” avviate il 4 marzo scorso, oggi si è arrivati a rincorrere e le cause sono rinviate a ottobre 2020 se non addirittura al 2021: «Gli avvocati vogliono tornare nelle aule giudiziarie con tutti i presidi necessari e dobbiamo constatare che nel cosiddetta fase 1 non si sono nemmeno fatte udienze da remoto, tutt’al più si opera con la “Lettera H”, cioè udienze con procedura cartolare, unica eccezione i cautelari con il rito del lavoro di primo grado, la Corte di Appello civile si è mossa tempestivamente, ma per il resto si stanno cercando ancora soluzioni con i provvedimenti operativi che si susseguono».
Un altro tema legato allo smart working esiste: «Serve subito remotizzare tutta la cancelleria, la maggior parte dei servizi per avvocati e cittadini potrebbe avvenire in remoto.

Il Ministero della Giustizia ha affermato che dal prossimo settembre alcuni processi potranno diventare telematici, ma l’esigenza è che tutto parta da subito, sono già due anni che le infrastrutture sono pronte e Venezia si è offerta come sede capofila per la sperimentazione immediata. Inoltre, i cancellieri non possono entrare nei programmi ministeriali da casa, potendo fare un lavoro molto limitato. La giustizia, e quella veneziana in particolare, continua a rimanere indietro».
Un plauso, Sacco l’ha voluto fare all’operato dei Presidenti di Corte e Tribunale: «Hanno dimostrato grande collaborazione ma ora è necessario ripartire subito senza se e senza ma speriamo che il Ministero lo abbia compreso ».

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