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Covid-19, l’Arte riparte ma Biennale Architettura sta un anno in quarantena

L’ Arte&Cultura in Veneto si sta risvegliando dal coma farmacologico che ha dovuto subire dal febbraio scorso a causa del coronvirus, ma le conseguenze del lockdown – senza precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale – si faranno sentire ancora a lungo. La più grande “fabbrica di cultura” veneziana, la Biennale, ha dovuto imporsi un anno in quarantena facendo slittare al 22 maggio 2021 l’inaugurazione della 17ma Mostra di Architettura. Di conseguenza anche la Biennale Arte diventa di fatto triennale – sia pur eccezionalmente – e viene posticipata di 12 mesi: si svolgerà  dal 23 aprile al 27 novembre 2022. Alla fine del febbraio scorso, quando regnava ancora l’incertezza sulla diffusione e sulla durata del Covid19, si era deciso di confermare la grande rassegna d’architettura contemporanea internazionale con una durata ridotta a tre mesi: da fine agosto a fine novembre. Ma di fronte al protrarsi dell’incertezza, nella primavera inoltrata, sulla durata della pandemia, e soprattutto di fronte alle difficoltà enormi nell’organizzare in breve tempo un evento del genere, che impegna sessanta Paesi di tutto il mondo e richiede grandi movimenti di persone e di opere, anche l’ipotesi di una Biennale Architettura dimezzata è stata accantonata.
COME VIVREMO? L’edizione 2021 manterrà lo stesso tema “How Will We Live Toghether?” (Come vivremo assieme?) con il medesimo curatore, Hashim Sarkis, famoso urbanista americano-libanese che insegna al Mit, Massachusetts Intitute of Thecnology di Cambridge, Boston. In attesa dell’anno venturo – con la speranza che nel frattempo il coronavirus si sia davvero dileguato – i luoghi della Biennale non rimarranno  inaccessibili: nel Padiglione Centrale dei Giardini di Castello da fine agosto si terrà una mostra storica sulla Biennale, dalla fondazione nel 1895 ad oggi, mentre all’Arsenale saranno allestiti spettacoli dal vivo e performance di giovani artisti dei settori Danza, Musica e Teatro, oltre a visite guidate ai padiglioni e agli edifici storici dell’antica cittadella portuale di Venezia. Ci sarà anche un’arena con proiezioni cinematografiche all’aperto.
RINVII E CONFERME. Nel frattempo la Biennale – che proprio da quest’anno ha una nuova figura di vertice, Paolo Cicutto,  al posto dello “storico” presidente  Paolo Baratta che l’ha guidata dal 1998 al 2001 e poi dal 2008 al 2020 – ha dovuto rimandare da giugno a settembre-ottobre anche i Festival del Teatro (64.ma edizione dal14 al 24 settembre) e della Danza (16.ma edizione:13-25 ottobre), mentre è stata confermata la data del 48.mo Festival della Musica contemporanea (25 settembre-4 ottobre) viste le indicazioni positive emerse nelle ultime settimane sull’evoluzione della pandemia.
Ma il grande interrogativo riguarda ancora la Mostra del Cinema che rimane confermata dal 2 al 12 settembre. Il Festival di Cannes è intanto già slittato due volte – da maggio a luglio – a causa del protrarsi dei divieti di assembramento in Francia fino almeno a metà luglio. Ancora non è chiaro se la rassegna in Costa Azzurra potrà effettivamente svolgersi nella seconda metà di luglio, o se dovrà subire un rinvio ulteriore al 2021.
RED CARPET IN FORSE. L’incertezza colpisce anche la 77ma Mostra di Venezia: ancora ad aprile il direttore Alberto Barbera aveva escluso che le tradizionali proiezioni potessero essere sostituite da un Festival on-line. Nel frattempo sono in corso contatti con le grandi case cinematografiche, in particolare americane, per assicurarsi la loro presenza come ogni anno. I segnali che filtrano sembrano incoraggianti. Uno fra tutti: Tom Cruise, in veste di protagonista e di produttore, è tornato in laguna per girare il suo settimo “Mission Impossible” – le riprese erano state sospese a febbraio per il coronavirus – e nell’annunciarlo l’attore ha fatto sapere di non aver voluto cambiare la location del film proprio nel segno della solidarietà per Venezia e per l’Italia duramente colpite dal Covid19. Se altre star, non solo di Hollywood, faranno come lui, l’edizione 2020 sarà salva. Senza divi, infatti, che Festival sarebbe? Restano però da risolvere grossi problemi logistici: come gestire l’afflusso in città e sui mezzi pubblici di grandi masse di spettatori? Le code ai botteghini e agli ingressi della cittadella del cinema diventeranno ancora più chilometriche? Come organizzare i controlli di sicurezza, quelli sanitari, il distanziamento sociale e l’uso di mascherine senza creare tensioni, esasperazioni, rabbia e proteste che già nelle edizioni passate, in situazioni decisamente meno complicate, hanno creato problemi organizzativi? Come far sfilare i Vip sul red carpet senza ammassamento di folla e di fotoreporter? Come accontentare i fan senza i tradizionali selfie, le strette di mano e gli autografi dei divi? Come disciplinare entrate e uscite dalle sale di proiezione degli invitati e degli spettatori senza costringere tutti a code interminabili? Insomma, problemi non da sottovalutare, su cui incombe un altro grande interrogativo: fino a che punto il pubblico pagante – la vera anima dell’evento – sarà disposto a sopportare le privazioni e le limitazioni di un’edizione così particolare?
LA RIPRESA PROMESSA. D’altra parte la risposta della gente nella coda finale dell’emergenza e nel post-emergenza è un problema che riguarda l’economia in generale, non solo la macchina della Cultura, che col suo enorme indotto rappresenta una cospicua parte del tutto. Per tenere in vita l’interesse anche in tempi di chiusura totale molte istituzioni hanno puntato sulle visite virtuali, gratuite o a pagamento; i Musei Civici veneziani hanno realizzato – sempre on line – focus particolari dedicati ad aspetti della storia artistica e museale di Venezia. La Bevilacqua La Masa, altra storica istituzione culturale di Venezia, ha divulgato on line i cataloghi di recenti collettive di giovani artisti. Ocean Space, una fondazione internazionale attiva da alcuni anni nel campo della sostenibilità ambientale, per rilanciare la riapertura post-emergenza ha creato un’istallazione sulla facciata dell’ex chiesa di San Lorenzo a Venezia, proiettando un suggestivo gioco di immagini dell’acqua alta. Altri istituti, come l’Ateneo Veneto – fondato da Napoleone nel 1810 – hanno messo in rete videoconferenze e filmati storici per tener viva l’attenzione dei soci e dei simpatizzanti. La Fondazione Guggenheim (nella foto) dopo 86 giorni di chiusura riapre le porte al pubblico il 2 giugno (ore 10-18) con un ingresso gratuito solo su prenotazione.

 


A GIUGNO SI RIPARTE. Con il mese di giugno ormai alle porte le riaperture di musei e gallerie saranno generalizzate, pur con tutte le limitazioni legate alla sicurezza anti-contagio. Si cercherà pertanto di incoraggiare  gli ingressi su prenotazione per evitare assembramenti: questo sarà particolarmente importante per i poli artistico-culturali più attrattivi, dal Castelvecchio a Verona a Palazzo Ducale a Venezia, dal complesso padovano Scrovegni-Eremitani al circuito S.Caterina-Carraresi a Treviso. Prenotare giorno e ora della visita – on line o per telefono – diventerà, o dovrebbe diventare, un’abitudine per i maggiori poli di cultura.
PICCOLO E’ COMODO. La comodità di visitare i musei che non richiedono prenotazioni preventive o lunghe code all’ingresso dovrebbe dare una spinta alle piccole realtà presenti in moltissime città e cittadine del Nordest.  Questi musei, pur avendo spesso un’offerta artistico-culturale originale e di prim’ordine, soffrono cronicamente di una scarsa visibilità mediatica, e di conseguenza restano tagliati fuori dai circuiti turistici di massa e privi di mezzi per organizzare grandi mostre, Ce ne sono nei capoluoghi – Belluno, a Bassano, a Rovigo, a Vicenza, a Pordenone – ma anche a Mestre (con l’M9)  Abano, Aquileia, Concordia Sagittaria, Este, Pieve di Cadore solo per citarne alcuni. Il primo in assoluto tra quelli che ha riaperto al pubblico è nel Trevigiano, il polo museale Oderzo Cultura. Dal 20 maggio è possibile visitare la mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium”. Le sedi di Palazzo Foscolo e del Museo  Archeologico sono accessibili con orari di ingresso ampliati per facilitare il distanzialmento sociale dei visitatori: da mercoledì a domenica ore 14-19. Gli organizzatori hanno scommesso sull’afflusso di famiglie e ragazzi a casa da scuola, data l’assenza totale, a maggio e almeno nella prima parte di giugno, dei visitatori da fuori regione. Esposti una cinquantina di reperti dal Primo al Sesto Secolo emersi in un trentennio di scavi nella necropoli della città romana di Opitergium, tra cui una stele di una fanciulla romana, Phoebe, e il rarissimo cavalluccio di terracotta con le ruote emerso dalla tomba di un bimbo di 1800 anni fa.

Museo archeologico di Oderzo

Foto

In copertina Installazione a Bevilacqua La Masa

 


Maurizio Cerruti

Giornalista

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