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Fase 3: Coldiretti, pandemia fa volare il prezzo mondiale del riso. In Veneto chicchi Igp di nicchia

Fortemente identitario e di qualità il riso in Veneto è coltivato su 3.250 ettari: nel veronese Vialone Nano Igp è prodotto in 24 comuni e nel Polesine c’è l’altra varietà blasonata del Delta del Po.  Non mancano i chicchi di nicchia, presidiati dai sigilli di Campagna Amica come quelli vicentini di Grumolo delle Abbadesse confezionati secondo la tradizione locale. Una realtà particolare quella regionale legata alla storia della cucina contadina dove il risotto rimane il piatto delle feste, il primo delle cerimonie e dei riti famigliari. Il riso è il cereale più consumato sulle tavole di tutto il mondo e – secondo Coldiretti –   l’aumento della domanda durante il lockdown che si scontra con le incertezze del raccolto nei principali produttori dall’India all’Indonesia, dalla Thailandia al Vietnam, ha portato il prezzo a toccare il valore più alto dal 2011 per la prima scadenza del mercato CME in base a quanto riportato dal Wall Street Journal. Il mercato mondiale del riso – sottolinea la Coldiretti –  è sconvolto dalla scarsa produzione negli Stati Uniti nel 2019 e dalle preoccupazioni per gli effetti della prossima stagione dei monsoni sui raccolti nei Paesi del sud-est asiatico che hanno da poco ripreso le spedizioni all’estero.

Durante la fase più acuta della pandemia infatti – ricorda la Coldiretti – il Vietnam ha contingentato le esportazioni che sono state invece bloccate dal Bangladesh per il riso locale, mentre in India le consegne per l’estero si sono fermate a seguito delle pesanti conseguenze del lockdown. Una combinazione di restrizioni, interruzioni dei trasporti e turbolente variazioni dei prezzi che hanno creato – spiega Coldiretti – fratture nella catena alimentare e nell’offerta globale di cibo, mettendo in pericolo le regioni più vulnerabili del pianeta. L’Italia fortunatamente – continua la Coldiretti – è il principale produttore di riso in Europa con le coltivazioni che si estendono su un’area di 220mila ettari e 4mila aziende agricole che raccolgono 1,40 milioni di tonnellate di riso all’anno, pari a circa il 50% dell’intera produzione Ue, con una gamma varietale unica e fra le migliori del mondo. A confermare la centralità della produzione di riso Made in Italy è – precisa la Coldiretti – l’accelerazione che si è mondiale avuta nella firma del protocollo di intesa tra il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e l’Amministrazione generale delle Dogane della Repubblica popolare cinese, che consente addirittura l’esportazione in Cina di riso Made in Italy da risotto. Una decisione che – continua la Coldiretti – potrebbe significare una spinta alle esportazioni di riso italiano nel mondo che nel 2019 sono già risultate in aumento del 4% per un valore di quasi 550 milioni, anche se preoccupa l’incremento delle importazioni nell’Unione Europea di riso lavorato da Paesi extracomunitari che valgono ormai più del 70% del totale. L’aumento del valore del riso è solo la punta dell’iceberg della rivoluzione provocata dalla pandemia sui mercati internazionali dove si stanno rivoluzionando le priorità con la disponibilità delle produzioni agricole che è diventata più preziosa e strategica per i singoli Paesi. Nonostante una storica sottovalutazione dell’importanza del settore, l’Italia – riferisce la Coldiretti – può ancora contare su una agricoltura che si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto grazie ai primati produttivi, dal grano duro per la pasta al riso, dal vino a molti prodotti ortofrutticoli ma anche per la leadership nei prodotti di qualità come salumi e formaggi.

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