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L’INTERVISTA. Assessore Manuela Lanzarin: “Covid-19, abbiamo avuto momenti di paura, ma il nostro sistema sanitario è risultato vincente”

“Ormai l’auto conosce la strada da sola, va in automatico”. Sono oltre 120 giorni che ogni mattina l’assessore alla Sanità e Politiche Sociale del Veneto Manuela Lanzarin parte da Rosà dove abita per raggiungere la sede della Protezione Civile a Marghera. Festività comprese, nessuno stop a Pasqua o Pasquetta, le domeniche non esistono.  La giornata “tipo” è intensa, tra gruppi tecnici, incontri e commissioni. Si inizia alle 9 con la riunione con i Direttori generale di Ulss e Aziende Sanitarie e Iov per fare il punto sull’esistente e guardare al futuro. Poi ci sono gli incontri con la Dirigenza regionale e l’Unità di Crisi. Poi verso metà mattinata Commissione Sanità a livello nazionale, nelle pause s’infilano gli incontri vari. Alle 12.30 inizia la maratona web con il presidente Luca Zaia e i giornalisti, un’ora e mezza per presentare le novità e rispondere alle domande. Il pomeriggio se ne va tra gli incontri delle Commissioni, o i sindacati . Il Covid-19 ha stravolto le agende, costretto a ritmi massacranti. “Si ha sempre il timore di non aver fatto abbastanza e l’attenzione resta ogni giorno altissima”, spiega l’assessore.

Dopo 120 giorni la tensione sembra scendere, ma l’assessore precisa: “Quella magari, ma mai abbassare la guardia, non siamo ancora fuori dalla pandemia e non sappiamo cosa ci riserverà l’autunno”.

Assessore, quando avete avuto la certezza che le cose iniziavano ad andare male anche da noi”

“Noi sapevamo cosa stava avvenendo in Cina e ci eravamo organizzati con i Dipartimenti di Prevenzione regionale e con quelli di ogni singola Azienda. La Cina ci sembrava lontana, ma non avevamo trascurato comunque di prepararci al peggio. Poi è arrivato quel fatidico 21 febbraio. Ricordo che ero a Rosà per appuntamenti, era pomeriggio quando ci è arrivata la telefonata che a Vo’ c’era un positivo. Ho preso la macchina e mi sono precipitata a Padova. Ed è lì che abbiamo avuto la certezza che quello che tanto temevamo si stava verificando”.

E siete partiti con provvedimenti urgenti.

“Subito, non abbiamo perso tempo. La chiusura dell’ospedale di Schiavonia è ad esempio una scelta che ha pagato molto in senso positivo. Poi la scelta del presidente Zaia di tamponare la popolazione di Vo’, di differenziare i percorsi, posizionare le tende della Protezione Civili fuori dagli ospedali. Tutte scelte che ci hanno dato ragione”.

Il Veneto ha dato una risposta positiva anche perché oltre ad una eccellente rete ospedaliera può puntare su una buona sanità territoriale.

“Sicuramente. Poi siamo stati in grado di potenziare in tempi brevissimi la dotazione di posti di Rianimazione e di creare una intercapedine con i reparti “semi-intensivi”. Questo con una massiccia integrazione con la medicina del territorio, il rapporto con i Medici di Medicina Generale, i Dipartimenti Sisp che hanno attuato le misure di isolamento e di vigilanza attiva e successivamente le Usca, altro tassello per gestire in pazienti in maniera appropriata, abbiamo creato un sistema integrato che ci ha permesso una buona gestione dell’emergenza”.

Mai avuto un momento di paura?

“Quando i modelli matematici iniziali ci davano una esplosione che ci portava a superare gli 800 malati in terapia intensiva, cosa che avrebbe messo a rischio la tenuta del sistema. Poi fortunatamente la previsione è stata rivista, ma ci ha creato non poche notti insonni”.

Deve essere stato complesso anche continuare  a gestire in modo efficiente la sanità ordinaria in concomitanza con uno sforzo straordinario.

“La Sanità è andata avanti grazie all’efficienza del Sistema Sanitario veneto e di tutto il personale che a vario titolo ci lavora, dalla dirigenza del sistema che ha cercato comunque di far andare avanti le cose nel miglior modo possibile. Certo ci sono stati dei rallentamenti, ma non abbiamo mai lasciato indietro la programmazione prevista dal Piano Socio Sanitario e dalle successive schede”.

Possiamo ora dire che si stia tornando alla normalità?

“Tutti gli ospedali sono tornati ad organizzare le attività come nel periodo pre covind-19, riprogrammando le prestazioni che erano state necessariamente sospese. Stiamo cercando di smaltire l’arretrato perchè uno stop improvviso di oltre 3 mesi ha purtroppo pesato. Stiamo riprogrammando tutta l’attività sia della rete ospedaliera sia della sanità territoriale. Certo che i covid ospital non sono stati chiudi perchè manteniamo i posti letto attrezzati per non farci cogliere impreparati se in autunno dovesse arrivare una seconda ondata”.

Cosa vi ha insegnato la pandemia?

“L’importanza della flessibilità del sistema sia ospedaliero sia territoriale, con facilità i vari settori si sono incrociati e scambiati. Ci ha dimostrato quanto risulti essere vincente l’integrazione tra ospedale e territorio che è la nostra caratteristica e che deve essere ulteriormente implementata”.

Dove si concentrerebbe?

“Sulla presa in carico delle persone fragili e croniche, sulla rete delle strutture extra ospedaliere, le case di riposo. Ho avuto un momento di preoccupazione quando ho visto che il virus stava entrando nelle case di riposo. Poi l’efficienza della rete ospedaliera, la capacità di creare un efficace isolamento, il sistema di biosorveglianza, i comportamenti virtuosi dei cittadini hanno dimostrato che il nostro sistema sanitario è un sistema eccellente”.

Un sistema efficiente che però soffre per la mancanza di medici.

“Ha pesato sicuramente.  E’ cosa positiva che il governo abbia recepito tutte le istanze che noi avevamo sollevato e le proposte, medici non specializzati  e abilitati che potevano essere utilizzati in corsia. Nell’emergenza si è capito quanto debole fosse il percorso legato al personale che è un patrimonio comune”.

Ve l’aspettate una seconda ondata?

“Al momento nessuno può saperlo, in qualsiasi caso siamo preparati e il sistema saprà reagire. Dobbiamo però pensare che in autunno ci sarà anche  la patologia influenzale stagionale. Il cittadino sarà spaventato ad ogni sintomo  febbrile ed è indispensabile mettere in atto una presa in carico efficace”.

Durante la pandemia di covid-19 la Regione ha anche implementato la rete di ascolto.

“Di ascolto e di accompagnamento, la parte psicologica è stata molto importante. Il dopo covid, per tutti, è segnato da quello che di umano e psicologico ci portiamo dietro: la paura, i disagi legati all’isolamento forzato non vanno sottovalutati. Per questo abbiamo creato un sistema di presa in carico dei cittadini psicologicamente più fragili. Il progetto In Oltre di supporto psicologico è stato fin da subito indirizzato verso questa emergenza. Durante il lockdown tra colloqui e telefonate abbiamo avuto più di 2000 prese in carico. Da una parte dobbiamo evitare che il sistema sanitario vada in affanno, dall’altra che i cittadini siano vittime della paura”.

La vostra comunicazione è stata quotidiana durante l’emergenza covid-19. L’appuntamento su Facebook della vostra conferenza stampa delle 12.30 è diventato fisso. Quanto continuerete?

“Sino a quando tutto non si sarà spento. Siamo le ultime settimane speriamo e le stiamo spendendo dal punto di vista comunicativo per far conoscere i protagonisti del sistema sanitario, chi è stato in prima linea, chi lavora nelle terapie semi intensive, Malattie Infettive, Microbiologie. Poi mi auguro di tornare ad occuparmi a tempo pieno di tutto il resto. Parlare quotidianamente con i cittadini è stato importante perché ci ha permesso di presentare i dati con trasparenza e di rassicurare. Abbiamo fatto vedere che il Sistema Sanitario c’era ed era accanto al cittadino.  Dare un volto ai professionisti, ai bambini che ci sostenevano con i loro disegni, a chi ha deciso di donare per aiutare il nostro sforzo è stata una giusta e doverosa restituzione”.

Per l’autunno vi state preparando ad una imponente campagna di vaccinazione contro l’influenza stagionale.

“Il progetto è quello di riuscire a coprire l’80 per cento della popolazione over 60 anni, categoria che lo scorso anno aveva registrato una copertura non superiore al 55 per cento. Complessivamente le dosi acquistate per l’anno 2020-2021 sono state 1milione 306mila 830 (cifra incrementabile di un ulteriore 20 per cento fino a 1.567.000). Nel 2019 erano state acquistate 864.740 dosi di cui ne sono state utilizzate 790.000. L’obiettivo è quello di fare in modo che la popolazione non si ammali di influenza nello specifico momento in cui esiste una concomitanza del virus dell’influenza stagionale con il virus covid-19. Avere la popolazione “protetta” dal virus influenzale stagionale permette poi di fare una diagnosi differenziale e quindi identificare chi si ammalerà di covid-19 e chi invece di influenza”.

Come state lavorando sulla riapertura delle scuole?

“E’ stato fatto un grande lavoro, il Veneto è coordinatore del tavolo dove siedono le 5 regioni per studiare  le riaperture di tutte le categorie lavorative. Per il ritorno in classe l’allerta è alta, ma abbiano previsto accorgimenti precisi come il  distanziamento sociale e la mascherina nei momenti di aggregazione. Bisogna tornare alla normalità anche in maniera serena, ma consapevole. I ragazzi devono tornare  a scuola, sento di giovani che non vogliono più uscire di casa e non possiamo permetterci un ulteriore stop alla parte formativa. Il buon senso chiede che si torni alla normalità”.

Anche il suo impegno come assessore chiede normalità a questo punto.

“Diciamo che la auspico, ma sono pronta dovesse servire”.

 


Daniela Boresi

Direttore - Giornalista

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