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Il libro. Marsala, il vino di Garibaldi che piaceva agli inglesi

Al vino dei nonni e dei bisnonni, ma sempre attuale, e più apprezzato all’estero che in Italia, è dedicato questo libro scritto a quattro mani dal prof. Angelo Costacurat, docente e studioso di fama internazionale della vite, e dal dott. Sergio Tazzer, giornalista e storico.

Una parte storica, una parte tecnologica, per raccontare l’avventura di questo che fu il primo vino tutelato dalla denominazione di origine.

Scoperto dall’uomo d’affari inglese John Woodhouse nella seconda metà del XVIII secolo, il Marsala divenne nell’Ottocento un vino di moda a Londra e ovunque si trattasse di fare bella figura. Dopo Woodhouse, attirati dal business, approdarono a Marsala altri inglesi che misero in piedi i loro bagli, cantine e magazzini, per produrre e smerciare Marsala, fino a quando negli anni Trenta dell’Ottocento si inserì anche l’industriale e finanziere Vicenzo Florio, seguito poi da tanti italiani.

Ma la gloria giunse con lo sbarco dei Mille l’11 maggio 1860: divenne il vino del benvenuto, e poi del Risorgimento, fino a seguire i combattenti del regio esercito nella trincee della Grande Guerra.

Bere «una Marsaletta» divenne un’abitudine nazional-popolare nella nuova Italia risorgimentale.

Pur essendo assai sobrio, Garibaldi apprezzò il Marsala, e quando ritornò nella città dello sbarco al raduno delle sue camicie rosse il 19 luglio 1862, la Florio di dedicò un Marsala dolce, il Marsala Superiore.

Marsala si chiamava anche l’amata cavalle dell’eroe dei due mondi.

Di questo e della partita viticolo-enologica che interessa questo straordinario vino italiano scrive il libro, selezionato nella cinquina del Premio Biblioteca Lunelli, la cui prima edizione è proprio del 2020.

 

MARSALA, IL VINO DI GARIBALDI CHE PIACEVA AGLI INGLESI

di Angelo Costacurta e Sergio Tazzer

Kellermann editore, 2019

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