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Il punto di vista. “Sessismi e metoo a giorni alterni”

Lo so, non c’è niente di più fastidioso di un giornalista che fa le pulci ai colleghi, insopportabile maestrino dalla penna rossa. Ma non è questa la mia intenzione. Se faccio riferimento al lavoro di due giornaliste è solo per riflettere su una questione che non riguarda solo noi che cerchiamo di fare informazione.

I fatti: Tg1 dell’ora di pranzo, terminato il solito circo della politica è il turno della cronaca, prevalentemente nera. Una giovane (dalla voce) collega racconta di una donna che ha gettato acido sul volto del marito, mandandolo in rianimazione. “Le condizioni dell’uomo sono gravissime, ha ustioni profonde sull’80% del corpo”, dettaglia la giornalista che si dilunga poi sulle modalità dei soccorsi. E poi arriva al punto. “La moglie – continua – è piantonata in ospedale in arresto per tentato omicidio. Gli investigatori la descrivono come una donna fragile seguita da tempo presso un centro di salute mentale. Ieri pomeriggio a scatenare quella reazione violenta è stato un diverbio dopo un pomeriggio trascorso a fare acquisti. Erano in auto, lei è scesa, ha aperto il portabagagli, ha preso da una borsa il flacone con l’acido e l’ha rovesciato addosso al marito”. Fine.

Che cosa manca? Non c’è un minimo cenno di empatia o pietà nei confronti di un povero disgraziato che lotta per la vita e se va bene resterà sfigurato per sempre. Non c’è il minimo cenno di riprovazione per il folle gesto di una donna evidentemente squilibrata, ma non al punto da essere incapace di trascorrere un pomeriggio a fare acquisti. E c’è soprattutto l’utilizzo di un termine, “reazione”, che di fatto giustifica il gesto della donna; perché una reazione avviene in risposta a una “azione”, non lo dico io ma lo dice il dizionario della lingua italiana.

In serata, la doppietta servita stavolta dal Tg5, con una collega dalla voce flautata che nel raccontare il successo dell’attore di una fiction, un bel ragazzone turco, ne descrive “i muscoli scolpiti e i pettorali in evidenza”.

Bene. Immaginiamoci ora che cosa sarebbe successo se, nell’ordine, un uomo avesse devastato con l’acido il volto della moglie e un giornalista avesse decantato il fisico statuario di un’attrice con “il seno e i glutei sodi”.

Nel primo caso, nessuno ci avrebbe risparmiato la tirata contro la violenza maschile, le donne nel mirino degli uomini che le vogliono sottomettere, e di sicuro nessuna “azione” sarebbe mai stata chiamata in soccorso a giustificare la folle “reazione” del marito.

Nel secondo caso, lo sventurato giornalista colpito da una marmorea quarta di reggiseno sarebbe finito sotto processo per sessismo.

E allora, scusate, ma questo doppiopesismo comincia a starmi sullo stomaco. E lo dico a costo di beccarmi i consueti ululati da MeToo. Quando una persona getta acido su un’altra persona, è semplicemente una persona folle. Non è un uomo, né una donna. E’ folle. Punto. Il delirio e la violenza che spesso ne consegue non sono prerogative maschili o femminili, e darne una connotazione di genere significa applicare proprio quel sessismo che a parole si intende stigmatizzare o combattere.

Per quanto riguarda invece i muscoli scolpiti dell’attore, vivaddio, un applauso. Non all’attore, non so chi sia: alla giornalista dalla voce flautata. Che senza ipocrisia ha semplicemente descritto qual è il primo elemento che l’ha colpita. Non ha offeso nessuno, non è colpevole di chissà quale manifestazione di riprovevole sessismo. A patto che la prossima volta, quando a un uomo sarà chiesto qual è la prima cosa che l’ha colpito in una donna e lui per evitare il rogo del MeToo risponderà: “La sensibilità”, una clamorosa risata lo seppellisca.

 

Tratto da “AltroPensiero.net


Ario Gervasutti

Giornalista

  • VikP1
    10 Agosto 2020 at 12:07

    finalmente un commento sincero su questa deriva ideologica

  • Andrea
    10 Agosto 2020 at 15:20

    Finalmente… qualcuno… inizia.

  • BT
    10 Agosto 2020 at 17:40

    Complimenti, finalmente qualcuno si accorge che il sessismo c’è ed femminista e firmato rai.

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