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La lenta agonia dei giganti di ghiaccio

Uno degli argomenti che oggi appassiona maggiormente l’opinione pubblica è quello che riguarda il clima ed i ghiacciai. L’interesse è alimentato anche dalle vicende che coinvolgono le masse gelate dell’intero pianeta e non solo quelle delle Alpi dove i ghiacciai fanno parlare di se a cominciare dall’allarme per i crolli che si verificano alle loro fronti, come ad esempio quello paventato per il ghiacciaio di Planpincieux, in val Ferret (Monte Bianco).

I ghiacciai possono essere considerati dei grandi termometri che misurano la febbre del pianeta la cui temperatura risulta in allarmante quanto pericoloso aumento. Le loro variazioni infatti sono strettamente legate ai mutamenti climatici, ovviamene in arco temporale piuttosto vasto, non certamente di qualche anno. I ghiacciai hanno cominciato a risentire dell’attuale fase di riscaldamento globale già a partire dalla metà degli anni’80 quando, dopo oltre due decenni di progresso hanno manifestato la tendenza alla riduzione. Negli ultimi anni questa situazione è parsa accentuarsi sempre più come è dimostrato dai rilievi del Comitato Glaciologico Italiano e di altre istituzioni locali come il Comitato Glaciologico Lombardo o quello Trentino.

 

  1. Veduta aerea del ghiacciaio della Marmolada (Settembre 1985 – F. Secchieri)
  2. Veduta aerea del Ghiacciaio della Marmolada (Settembre 2019 – F. Secchieri)

Dal 1985 ad oggi il ghiacciaio ha perso uno spessore di ghiaccio di circa 60 metri e la superficie si è quasi dimezzata e frammentata in più parti.

 

Il sottoscritto segue oramai da molti decenni lo stato del glacialismo, specialmente riguardo al settore alpino orientale e all’area dolomitica in particolare. Il lavoro in questo settore è stato portato avanti fino al 2015 in collaborazione con l’ARPA del Veneto ed ha consentito la predisposizione del Nuovo Catasto dei Ghiacciai delle Dolomiti.

Confrontando i dati, specialmente quelli iconografici, si possono mettere in evidenza le grandi variazioni che stanno subendo le diverse masse gelate. Primo tra tutti il Ghiacciaio Principale della Marmolada che si trova in una fase di accentuata riduzione, al punto tale da avere ormai perso la sua integrità a causa della progressiva frammentazione in più parti. Stessa sorte per tutti i ghiacciai presenti nei diversi Gruppi montuosi, dall’Antelao, al Sorapis, dalle Pale di San Martino alle Tofane, piuttosto che al Civetta o al Cristallo. Anzi alcuni soggetti di piccole dimensioni stanno ormai scomparendo.

Non va meglio per i ghiacciai di maggiore dimensione come quelli del settore alto atesino seguiti dagli operatori del Servizio Glaciologico del CAI di cui mi onoro di essere il coordinatore scientifico.

Al momento le campagne di rilevamento non sono ancora cominciate perché la regola prescrive che le misure vengano effettuate al termine della stagione di ablazione (estate). Ma già ci sono degli elementi che fanno supporre una evoluzione estremamente negativa (…. salvo modifiche, parafrasando un concetto in questi tempi molto di moda !) per il glacialismo.

 

  1. Il Ghiacciaio del Cevedale (Gruppo Ortles – Cevedale , val Martello) nel 1985 (F. Secchieri)
  2. Il Ghiacciaio del Cevedale nell’Agosto del 2020 (foto Anna Assereto).  Nel 1985 il ghiacciaio formava un’unica grande colata mentre nel 2020 le lingue si sono separate e la diminuzione dello spessore del ghiaccio appare evidente dalla emersione della grande cresta rocciosa centrale e di quella laterale destra (orografica).

La neve dell’inverno si sta praticamente esaurendo e le fronti dei ghiacciai sono già spoglie nonostante il piccolo palliativo offerto dalla nevicata dei giorni scorsi. La riserva idrica si sta dunque esaurendo e questo rappresenta un problema ancora maggiore per il futuro a causa della funzione svolta dei ghiacciai nel contesto del ciclo idrologico, anche per la pianura. Infatti i ghiacciai non sono solo elementi che caratterizzano profondamente il paesaggio alpino d’alta quota. Sono anche una riserva d’acqua che si accumula in inverno per essere rilasciata nella stagione estiva, con l’importante funzione di volano per l’equa ripartizione del patrimonio idrico.

Questa risorsa si sta gradatamente consumando e già in agricoltura si stanno lanciando allarmi per la siccità, presente e futura. Anche perché i mutamenti in atto stanno cambiando le caratteristiche meteo – climatiche, con il verificarsi di episodi spesso estremi che portano a forti precipitazioni, con tempi e modalità non idonee al nostro sistema di approvvigionamento idrico.

Tutto questo comunque dovrebbe sensibilizzare maggiormente tutti coloro che hanno responsabilità sia tecniche che politiche per la gestione del territorio da più punti di vista, a cominciare da progetti sia piccoli che ad ampia scala per la gestione della risorsa idrica, che non a caso qualcuno lungimirante ha chiamato “oro bianco”.

Riguardo alle Dolomiti, per le loro caratteristiche ed i loro paesaggio nel 2009 sono state dichiarate dall’UNESCO Patrimonio Naturale dell’Umanità, di conseguenza anche i loro ghiacciai lo sono. Un patrimonio che purtroppo si sta inesorabilmente perdendo.

 

  1. L’autore durante un volo di ricognizione del 2019 (F. Secchieri)

 


Franco Secchieri

Glaciologo

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