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Le regole del vivere civile atto quarto. “Si deve davvero rispettare il prossimo?”

Il rispetto del prossimo è un comportamento propriamente umano e civile che va tenuto in grande considerazione. Nondimeno, il rispetto talora rischia di smorzare sentimenti importanti nella vita quali l’amore e l’odio. La parola “rispetto” deriva dal latino “re-specere” e significa “guardare a distanza”. Proprio quella distanza che nell’amore e nell’odio viene a mancare perché infranta, violata.

Amore e rispetto sono entrambi necessari. Dobbiamo saperci rispettare, mantenere alcune distanze, non profanare la riservatezza dell’altro, adottare comportamenti formali quando necessario o richiesto. Talora persino una certa qual dose di ipocrisia è utile, anzi necessaria, nelle relazioni umane. Anche in quelle intime degli affetti, delle amicizie, della stessa famiglia.

Il rispetto è prerogativa delle persone civili e della società organizzata. Si elabora con la ragione e presume la repressione dei sentimenti in nome di un bene superiore. L’amore e l’odio sono emozioni istintive create da reazioni in buona parte fisiologiche difficilmente comprimibili. Odio e amore sono quindi di eguale natura benché opposti. Per gli umani la ragione è parte essenziale, tanto quanto lo è il corpo con i suoi processi che talora stentiamo a controllare. Ci si domanda se esista davvero una differenza tra ragione e sentimento o se la ragione sia solo uno dei tanti e variegati sentimenti umani. A stabilire il confine tra ragione e sentimento ci hanno provato molti filosofi e pensatori fin dall’antichità con dotti argomenti. Ma con altrettanto elaborati ragionamenti, altri filosofi e pensatori hanno tentato di cancellare quel confine che tanto laboriosamente i primi avevano tracciato. E non solo filosofi e pensatori: ogni essere umano vive costantemente a cavallo tra ragione e sentimento, tra rispetto e amore. Quindi, nella vita quotidiana, ci troviamo di fronte a un insieme di forme intermedie e confuse di sentimenti istintivi e comportamenti ragionati che rendono l’umanità meravigliosamente complessa e imprevedibile. Ma rendono talora difficili le scelte quotidiane.

Gran parte dei comportamenti formali sono talmente interiorizzati che a stento si distinguono dai sentimenti. Quando non ci conformiamo, ci scusiamo e alcuni credono di giustificarsi dicendo: “Cosa vuoi, io sono spontaneo, dico quello che penso”! Dimostrano così di avere coscienza che esporre al prossimo la propria autenticità possa essere sconveniente.

Eppure, se vogliamo esprimere la nostra umanità in modo pieno, dobbiamo essere capaci talora di annullare le distanze nel momento in cui sentiamo che il rispetto – il guardare da lontano – non basta né a noi né all’altro. Dobbiamo avere l’umiltà di entrare, o di lasciare che altri entrino, nella sfera intima e abbandonare talora la superbia del “rispetto”, del guardare tutti da lontano e tenersi lontano da tutti.

Il rispetto del prossimo e la riservatezza sono atteggiamenti altamente civili dai quali non si può né deve prescindere. Sta alla sensibilità di ognuno sapere quando non rispettare l’altro e avvicinarsi, superare quel confine impalpabile delle convenzioni. Quando ci si può spingere finalmente a guardare da vicino l’altro. Con il rispetto siamo tutti uguali e “normali”, cioè secondo le norme. Se superiamo il “rispetto”, ciascuno di noi è diverso e si copre come nessuno di noi sia “normale”. E questo può metterci in imbarazzo.


Corrado Poli

Docente / Scrittore

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