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Il Covid “ruba” ad ogni veneto 3mila euro di Pil

A causa del Covid, quest’anno ogni residente in Veneto perderà  mediamente 3.000 euro (precisamente 2.982), con punte di 3.192 a Vicenza e di 3.275 euro a Padova.

A calcolare la contrazione del valore aggiunto per abitante a livello provinciale ci ha pensato l’Ufficio studi della CGIA che, inoltre, ha denunciato un altro dato particolarmente allarmante: a fronte di una riduzione del Pil veneto del 10,2 per cento, lo stesso  scivolerà   al livello del 1999. In termini di ricchezza, pertanto,  “retrocederà” di ben 21 anni. Le province che in termini percentuali subiranno la contrazione del valore aggiunto più importante saranno Treviso e Venezia (entrambe con -10,3 per cento), Vicenza (-10,5 per cento) e Padova (-10,9 per cento).

Gli artigiani mestrini tengono a precisare che i dati emersi in questa elaborazione sono sicuramente sottostimati. Aggiornati al 13 ottobre scorso, non tengono conto degli effetti economici negativi che deriveranno dagli ultimi DPCM che sono stati introdotti in queste ultime due settimane. Altresì, precisano che in questa elaborazione la previsione della caduta del Pil nazionale sfiorerà quest’anno il 10 per cento, quasi un punto in più rispetto alle previsioni comunicate il mese scorso dal Governo attraverso la NADEF (Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza).

 

“Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo –   rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale.  In questa fase di emergenza, pertanto, tutto ciò va assolutamente evitato,  sostenendo con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche una buona parte delle altre, in particolar modo quelle artigianali e commerciali, che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel proprio negozio. Infatti, solo se riusciremo a mantenere in vita le aziende potremo difendere i posti di lavoro, altrimenti saremo chiamati ad affrontare mesi molto difficili”.

Se nel breve periodo alle imprese sono ancora indispensabili massicce dosi di indennizzi, nel medio-lungo periodo, invece,  bisogna assolutamente rilanciare la domanda interna, attraverso una drastica riduzione delle tasse alle famiglie e alle imprese per far ripartire sia i consumi che gli investimenti. Purtroppo, la tanto agognata riforma fiscale verrà introdotta solo a partire dal 2022 e gli investimenti nelle grandi infrastrutture sono legati ai finanziamenti del Next Generation EU che, nella migliore delle ipotesi, arriveranno solo nella seconda metà del 2021, espletando il loro effetto solo a partire dall’anno successivo. Dichiara il segretario Renato Mason:

 

“Con una pressione tributaria insopportabile, una burocrazia opprimente che ingiustificatamente continua a penalizzare chi fa impresa e un calo degli investimenti molto preoccupante che colpisce soprattutto quelli di natura pubblica, c’è un’altra grossa criticità che rischia di penalizzare tante piccole e medie imprese. Ci riferiamo alla nuova misura introdotta dall’Unione Europea in materia di credito. Per evitare gli effetti negativi delle esposizioni scadute, dal primo gennaio 2021 Bruxelles ha imposto alle banche di  azzerare in 3 anni i crediti a rischio non garantiti e in 7-9 anni quelli con garanzie reali. Ovviamente, l’applicazione di questo provvedimento indurrà gli istituti di credito ad erogare con estrema cautela i prestiti alle imprese, per evitare di dover sostenere delle forti perdite di bilancio nel giro di pochi anni”.

 

La preoccupazione, conclude la CGIA, riguarda la tenuta occupazionale. Se nei prossimi mesi il numero dei disoccupati fosse destinato ad aumentare a vista d’occhio, la tenuta sociale del Paese sarebbe a forte rischio. Grazie all’introduzione del blocco dei licenziamenti, fortunatamente questo scenario non si è ancora manifestato. Nonostante ciò, quest’anno gli occupati in Veneto diminuiranno di 41.200 unità (-1,9 per cento). Un dato leggermente inferiore alla media nazionale (-2 per cento) che farà scendere il numero degli occupati veneti a quota 2.125.600.

 

 

 

Veneto – valore aggiunto per abitante

(valori reali concatenati)

Rank per var. % 2020/2019

su 107 province

VALORE AGGIUNTO
PRO-CAPITE (in euro)
2019 2020 Var. ass.
2020-2019
Var. % 2020/2019
8 Padova 30.145 26.870 -3.275 -10,9
13 Vicenza 30.449 27.257 -3.192 -10,5
22 Treviso 28.729 25.772 -2.957 -10,3
23 Venezia 27.994 25.116 -2.878 -10,3
43 Belluno 29.475 26.635 -2.840 -9,6
44 Verona 30.493 27.565 -2.928 -9,6
71 Rovigo 22.861 20.823 -2.039 -8,9
VENETO 29.252 26.270 -2.982 -10,2
  ITALIA 25.722 23.238 -2.484 -9,7

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Prometeia

 

 

 

 

 

Andamento degli occupati per regione

(in migliaia)

OCCUPATI
rank per var. % 2020/2019
2019 2020 Var. ass. 2020-2019 Var. % 2020/2019
Calabria 550,5 522,6 -28,0 -5,1
Campania 1.647,6 1.589,9 -57,7 -3,5
Valle d’Aosta 55,3 53,5 -1,8 -3,3
Sicilia 1.364,0 1.324,7 -39,2 -2,9
Liguria 611,8 595,3 -16,5 -2,7
Abruzzo 497,9 485,0 -12,9 -2,6
Sardegna 590,3 575,3 -14,9 -2,5
Trentino Alto Adige 499,4 488,2 -11,2 -2,2
Basilicata 189,7 185,5 -4,2 -2,2
Piemonte 1.829,5 1.790,0 -39,5 -2,2
Emilia Romagna 2.032,6 1.990,8 -41,8 -2,1
Veneto 2.166,9 2.125,6 -41,2 -1,9
Puglia 1.233,7 1.211,1 -22,6 -1,8
Umbria 362,9 356,5 -6,4 -1,8
Lazio 2.385,9 2.344,3 -41,6 -1,7
Lombardia 4.483,1 4.411,7 -71,4 -1,6
Toscana 1.602,2 1.583,4 -18,8 -1,2
Molise 109,0 107,7 -1,2 -1,1
Marche 636,2 632,0 -4,2 -0,7
Friuli Venezia Giulia 511,5 512,3 +0,8 +0,2
ITALIA 23.359,9 22.885,6 -474,3 -2,0
Mezzogiorno 6.182,6 6.001,9 -180,7 -2,9
Nord Ovest 6.979,7 6.850,5 -129,2 -1,9
Nord Est 5.210,3 5.116,9 -93,4 -1,8
Centro 4.987,2 4.916,2 -71,0 -1,4

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Prometeia e Istat

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