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La recensione. Il gatto nel cervello di Lucio Fulci

Metacinema puro quello di Fulci incastonato nel suo film più emblematico e che, in occasione dei trent’anni, Antonio Tentori e Fabio Melelli analizzano in maniera approfondita e fornendo una quantità di informazioni, aneddoti e nozioni come mai prima d’ora nessuno ha mai fatto.

Fonti di prima mano che, per Bloodbuster Edizioni, lo sceneggiatore capitolino, che del film in questione ha firmato la sceneggiatura, assieme al giornalista Melelli gettano in pasto al pubblico che di Fulci è sempre più affamato. Desiderio famelico al quale gli autori e il coraggioso editore hanno per l’occasione prontamente risposto.

Un gatto nel cervello, ultimo film del maestro dell’horror italiano Lucio Fulci a essere uscito in sala, è un’opera emblematica e definitiva in questo senso, una chiave di volta per ca(r)pire i meccanismi del cinema popolare più povero e avventuroso. Ma anche, grazie alla interpretazione di Fulci nei panni di un possibile se stesso, l’apice artistico del cinema “di recupero”.

Il volume, un vero e proprio omaggio a quel cinema “de paura” che Fulci ha rivoluzionato, scardinato, reinventato ed estremizzato, contiene diverso materiale inedito, tra cui anche alcune pagine della sceneggiatura originale, e poi diverse interviste ad amici e collaboratori. Un’occasione unica per conoscere Fulci e la sua opera cult da vicino e direttamente per mano di chi, il film più autobiografico del regista capitolino, lo ha realizzato.


Alessia Urrata

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