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La recensione. Fiume diciannove

 

Dalla Santa Entrata al Natale di Sangue trascorsero 500 giorni, un soffio di vita se lo si confronta relativamente a un’esistenza umana media, ma destinato a rimanere nei decenni, e (perché no?) nei secoli. A tramandare quella che fu l’azione del poeta di origini pescaresi, assurto a Vate d’Italia, Gabriele D’Annunzio, sono per l’occasione diversi e numerosi contributori. D’Annunziani prima, scrittori dopo che ne Il fuoco sacro della città di vita, vero e proprio archivio storico e documentaristico dell’impresa fiumana, si susseguono in narrazioni, testimonianze, ricordi, analisi e opinioni su quella che fu non solo l’esperienza, unica e irripetibile, della Reggenza del Carnaro, bensì una missione definita dagli stessi “sacra”. Se l’impresa infatti è ormai stata raccontata e osservata da più angolazioni e riempiendo pagine e pagine di inchiostro, la mission di Fiume Diciannove, edito da Bietti per la collana Antàres e nato come raccolta degli atti di un convegno tenutosi presso la UNITRE Milano nel maggio 2019 dal titolo Fiume Città Sacra – Morfologia del Sacro e Prospettiva Trans-storica nell’impresa Fiumana di D’Annunzio, è quella di fare dell’impresa capeggiata da D’Annunzio un’azione collettiva intrisa di sacralità.  Oltre a questa prospettiva, Fiume Diciannove – Il fuoco sacro della Città di Vita, si presta anche a essere una guida imprescindibile per orientarsi in quei celebri 500 giorni, oltre a quanto sinora letto, detto, sentito e scritto. Un volume assolutamente da avere.


Alessia Urrata

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