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Biancaneve e quel bacio “politicamente scorretto” (o no?)

Povera Biancaneve ultima vittima illustre del “politicamente corretto”.

Il fattaccio, noto a tutti, prende lo spunto dal remake di un’attrazione del parco divertimenti californiano Disneyland dedicata al cartone animato di Biancaneve e i sette nani, strutturata su un percorso d’avventura con nuovi effetti sonori, proiezioni, giochi di luce e nel cui tratto finale è riprodotta la scena del cartone che immortala il Principe Azzurro mentre bacia Biancaneve addormentata per svegliarla con “il bacio del vero amore”.

Apriti cielo! Due giornaliste di un giornale online di San Francisco hanno scatenato una polemica contro i responsabili del parco divertimenti tuonando contro la natura “non consensuale” del bacio tra il Principe e Biancaneve. “Lui la bacia senza il suo consenso, mentre lei dorme, il che non può essere vero amore se solo una persona sa che cosa sta accadendo. Non siamo ancora d’accordo sul fatto che il consenso nei primi film Disney sia una questione importante? Che insegnare ai bambini a baciarsi, quando non è stato stabilito se entrambe le parti sono disposte a impegnarsi, non va bene?“.

Che dire? Certamente spesso, nella ricerca di visibilità, qualcuno gioca a chi la spara più grossa ma il tema è troppo importante. Violenza, prevaricazione, cyberbullismo, revenge porno, sono temi troppo importanti e di grandissima attualità. Tirare in ballo Biancaneve non è il modo migliore per promuovere il rispetto per le donne ma ottiene l’effetto contrario, sconfina nel ridicolo e banalizza la questione. Bisogna attirare l’attenzione con campagne di sensibilizzazione condotte già a scuola, in tutte le occasioni, con atti concreti.

Il sogno di un Principe Azzurro è un luogo comune ma non è solo nelle favole. In realtà tutti hanno la speranza di incontrare una persona speciale, gentile, onesta, gradevole, simpatica, educata e, perché no, magari benestante che dia un senso nuovo alla vita, un completamento.

Ma perché mai deve essere, per forza, un Principe Azzurro che incorona una fanciulla povera, di umili origini, magari orfana e vittima di una matrigna cattiva e la strappa da una condizione vessatoria elevandola al massimo livello sociale ed economico? In effetti, se proprio vogliamo essere pignoli, le fanciulle vengono raffigurate sempre in un ruolo umile, sottomesso, subalterno, che necessita dell’intervento di un Principe Azzurro per elevarsi a un livello superiore.

Perché mai non potrebbe essere un ragazzo onesto ma povero, un pastorello di umili origini, a sognare ed incontrare una Principessa Rosa (il cavallo lo lasciamo bianco) che si innamora di lui, lo bacia e lo strappa dalla sua condizione elevandolo ad un rango superiore?

Alla fine, il bacio, comunque lo si intenda, diventa un momento liberatorio, la realizzazione di un sogno e non una prevaricazione o un furto.

l tema della parità di genere portato all’estremo rischia di sconfinare nella cancel culture. Sarebbe un guaio. Meglio considerare la storia, i vecchi modelli, i vecchi simboli non come un valore da abbattere ma come il punto di partenza da cui si è evoluta la nostra cultura e si è sviluppata una nuova sensibilità. I principi etici sono patrimonio di tutti, le regole del rispetto, della condivisione, dell’affettività autentica non sono monopolio di nessuno, appartengono a tutti.  Ma guai a toccare le favole della nostra infanzia!

 


Stefano Chiaramonte

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