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Admo, Aido, Fidas. Le Associazioni del dono sempre in prima linea

Da vari anni le associazioni del dono ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo), AIDO (Associazione Italiana Donatori d’Organi) e FIDAS (Federazione Italiana Associazioni di Donatori di Sangue) di Vicenza organizzano incontri nelle scuole superiori della provincia per sensibilizzare gli studenti alla cultura della donazione di sangue, midollo ed organi.

Nel corso dell’anno scolastico 2018/19 sono stati incontrati 6100 studenti appartenenti alle zone del bassanese, alto e basso vicentino, Vicenza e la valle dell’Agno. Nell’anno scolastico 2019/20 a causa del COVID gli incontri sono stati bloccati e gli studenti coinvolti nell’iniziativa sono stati solamente 4200.

“La necessità di mantenere il distanziamento sociale, l’impossibilità di accesso alle scuole ed il ricorso alla didattica a distanza ci hanno costretti a rivedere il modello organizzativo degli incontri” riferisce Luisa Segato, Responsabile del Progetto Scuola della FIDAS che quest’anno ha curato l’organizzazione del programma comune  “Non potendo più essere presenti nelle scuole abbiamo elaborato un modello comunicativo che si è rivelato efficace, passando dalla modalità frontale, in presenza, a quella in remoto. coinvolgendo così un numero maggiore di studenti che si collegano contemporaneamente da casa su un link lanciato dalla scuola. L’iniziativa è sempre preceduta da una lezione propedeutica svolta da un insegnante, nei giorni precedenti, per introdurre gli argomenti”.

Ogni incontro inizia con una breve lezione da parte di un Medico che, a turno, proviene dal Centro Trapianti oppure dalla Rianimazione o del Servizio Immunotrasfusionale ed illustra  indicazioni e controindicazioni alla donazione, gli aspetti tecnici della donazione di sangue, midollo osseo ed organi, spiega le leggi che regolano la compatibilità immunologica, l’entità delle liste d’attesa per il trapianto d’organo o di midollo e risponde alle domande che gli studenti inoltrano attraverso la chat della classe.

“Se da una parte il confronto diretto consente di realizzare una relazione immediata, di cogliere all’istante le dinamiche e le reazioni degli studenti, la modalità a distanza risultata ugualmente molto vantaggiosa perché consente di coinvolgere anche vari testimonials che in altre occasioni avrebbero difficoltà ad essere sempre presenti a scuola” precisa Alessandra Roncaglia, Coordinatrice di ADMO “Queste persone, come riceventi o in qualità di donatori, hanno storie molto significative da raccontare. Il messaggio risulta più efficace, dando concretezza ad informazioni che altrimenti sarebbero solo un’ennesima lezione teorica”.

E così gli studenti conoscono la storia di Nadia, una giovane mamma che, in occasione del parto, ha avuto un gravissimo shock emorragico ed ha ricevuto 115 trasfusioni di sangue, di Eugenio che, 25 anni fa, è stato il primo donatore di midollo della provincia di Vicenza e si commuove ancora a rievocare quei momenti.  C’è Graziella, oggi donna affermata, che descrive i momenti del trapianto renale fatto all’età di dieci anni dopo due interminabili anni di dialisi. C’è Paola che ricorda il dolore della notte in cui le comunicarono che suo fratello era morto in un incidente e la consolazione quando acconsentì, assieme ai suoi genitori, di donare i suoi organi.

A conclusione di ogni incontro i rappresentanti di ADMO, AIDO e FIDAS illustrano le loro associazioni, spiegano le modalità per dare l’eventuale adesione, forniscono i links delle associazioni per poter approfondire gli argomenti, compreso i moduli di iscrizione online. “Temevamo un calo di attenzione con la modalità a distanza” riferisce Paola Beggio, Cordinatrice di AIDO “invece, le tematiche hanno destato sempre vivo interesse e questo è testimoniato anche dai numerosi contatti che abbiamo registrato sui nostri siti nelle settimane successive ad ogni incontro”.

Luisa Segato porta dei numeri molto significativi: “Nel corso del 2020, nonostante le difficoltà provocate dal COVID, in provincia di Vicenza, 5206 persone, in gran parte giovani hanno iniziato il percorso di valutazione alla donazione del sangue. Di questi, il 75% appartiene alle classi di età fra 18 e 22 anni e sono tutti stati avvicinati nel corso degli incontri organizzati a scuola”.

Certamente l’uso di una modalità di comunicazione più congeniale alla fascia di età degli studenti e la presenza di testimonials spesso poco più che coetanei facilita l’approccio. Si potrebbe dire che gli studenti scoprono che il classico donatore di sangue non corrisponde più allo stereotipo della persona di mezza età, paffuta e rubiconda, ma che vi sono tanti giovani che, con naturalezza, donano regolarmente e quindi rispondono alla chiamata. Questo conferma, una volta di più, che investire sui giovani in tema di legalità, ambiente, solidarietà paga sempre.

 


Stefano Chiaramonte

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