Header Ad

Most Viewed

Riso, tesoro delle paludi

Il riso, Oryza sativa, è l’alimento più diffuso al mondo, ancora oggi dieta base per il 50 % dell’umanità.

E’ coltivato a livello mondiale su una superficie di 150 Mha pari all’ 11 % della Superficie Agricola Utilizzata.

I principali Paesi produttori sono Cina, India e Indonesia che concorrono per il 60 % alla sua produzione complessiva (dati Fao 2016). Oggi la sua coltivazione si estende, a partire dalle zone tropicali e sub-tropicali d’origine, ad una fascia molto più ampia compresa fra i 40° di latitudine S e i 53° di latitudine N.

Il ruolo primario del riso come specie alimentare fondamentale si spiega col fatto che il 97 % della sua produzione è destinata all’autoconsumo. Il riso è pianta alimentare antichissima, originaria del sud-est asiatico (Vietnam, Cambogia, Malesia), i cui reperti archeologici provenienti dal continente asiatico permettono di datare la sua coltivazione al 6.000-7.000 a.C. .

In Europa venne introdotto dagli Arabi, prima in Spagna nell’VIII secolo d.C., e successivamente nell’Italia del Sud, per diffondersi più tardi nella pianura del Po verso la fine del XV secolo.

I maggiori consumatori di riso sono i Paesi asiatici, con quote pro capite medie di 93 Kg/anno e punte superiori ai 150 Kg/anno. In Europa il consumo medio di riso è di appena 4,1 kg/anno e in Italia di 5,1 Kg/anno.

L’Italia coltiva riso da oltre 500 anni e produce più del 50 % (235.000 ha nel 2016) dell’intera produzione dell’Unione Europea; seguono Spagna, Portogallo, Grecia e Francia.

Le rese italiane di riso sono fra le più elevate al mondo, intorno a 6 t/ha per alcune varietà tradizionali che hanno interesse locale, e rese fino a 8-9 t/ha per alcune varietà di alto valore commerciale.

La zona di coltivazione del riso in Italia è sostanzialmente legata alla grande disponibilità di acqua irrigua. Nel bacino del fiume Po le regioni Piemonte e Lombardia concorrono per il 92 % alla superficie italiana coltivata, seguono Emilia Romagna e Veneto, vi partecipano in misura minore Sardegna, Toscana, Marche, Calabria.

La coltivazione del riso suscita sempre grande meraviglia per l’ambiente acquatico legato a questa coltura. L’acqua infatti è per il riso elemento fondamentale per la sua germinazione, la sua crescita e il suo sviluppo ma soprattutto per l’effetto di volano termico che garantisce alle giovani piantine immerse un ambiente a temperatura pressochè costante, anche al variare della temperatura esterna dell’aria.

L’acqua è l’elemento che caratterizza l’ambiente di coltivazione del riso, sia in pianura come accade da noi in Italia, sia in collina e in montagna come avviene per le coltivazioni a terrazzamenti di molti Paesi asiatici (Cina, Cambogia, Thailandia, Vietnam). Riso pluviale (upland rice), 10 % del riso mondiale (Asia e Africa), è coltivato senza regimazione delle acque, in piano o con pendenze fino al 40 %, solo in luoghi dove le precipitazioni bastano alle necessità produttive della pianta.

Riso inondato (lowland rice), 40 % del riso mondiale (India, Bangladesh, colline d’Africa…), i campi non vengono irrigati e beneficiano della sola acqua piovana diretta o drenata dalle terre circostanti.

Riso irrigato (irrigated rice), 50 % del riso mondiale (fra cui Europa), campi irrigati + pioggia e regimati ad altezze d’acqua di 15 – 45 cm, massime rese, massima produzione mondiale.

A primavera inoltrata o a inizio estate ci sarà capitato più volte di attraversare in auto, magari in autostrada per raggiungere città vicine, vasti campi allagati, regolari, perfettamente pianeggianti, dove crescono pianticelle di riso di un colore verde tenero, e ci saremo forse stupiti della bellezza di questo paesaggio.

Sono le risaie di pianura, spesso animate dalla presenza di aironi o garzette, l’espressione più moderna e ordinata dell’antico e fertile ambiente di valle del fiume Po.

 

Sebastiano Negrini

  • nives
    30 Maggio 2021 at 22:09

    La precisione della documentazione scientifica divulgativa, è unita ad un sentiment per l’ambiente padano

  • nives
    30 Maggio 2021 at 22:12

    Un modo garbato per diffondere la conoscenza scientifica

Leave Your Comment

Your email address will not be published.*

sei − 2 =