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Il cinema rovente di Umberto Lenzi

Umberto Lenzi non è un autore nuovo nel panorama editoriale. Interi saggi sono stati dedicati al cineasta unico nel panorama italiano, capace di attraversare diverse epoche affrontando tutti i generi nella sua lunga e variegata carriera: cappa e spada, bellico, peplum, western, ma anche thriller e horror. E proprio a questi ultimi è dedicata larga parte della produzione editoriale che lo vede protagonista e ad oggi presente sul mercato. Ecco allora che, in un momento in cui la stragrande maggioranza della critica si specializza sempre più, Edizioni Il Foglio dà alle stampe un maxi volume che prende in analisi l’intera filmografia del regista, ma non solo. Nelle oltre 600 pagine redatte da Davide Magnisi, Gordiano Lupi e Matteo Mancini, trova spazio infatti tutto quel “cinema rovente di Umberto Lenzi”, ma anche l’accoglienza riservatagli dalla critica. Non sempre tenera, oltretutto. Eppure, nonostante Lenzi, che nell’ultima fase della sua vita si era dedicato alla carriera di giallista e romanziere, sia stato bacchettato e non poco dalla stampa e dall’opinione pubblica per via della sua tendenza all’eccesso e del suo protrarsi sul dettaglio più disturbante, è stato uno dei portabandiera nel mondo del cinema tricolore: tra gli altri, lo stesso Quentin Tarantino ha rivalutato le sue grandi opere esprimendo in più occasioni l’ammirazione per il regista toscano. Ma ne è un ammiratore anche il suo pupillo Eli Roth, che nel libro ha preso parte con un’intervista. Il volume si pregia anche della partecipazione di diversi attori (Lisa Gastoni, Maria Rosaria Omaggio), colleghi e collaboratori (da Sergio Martino a Dario Argento). Un’intera appendice fotografica completa il volume, un vero e proprio manuale da leggere ed avere.

 


Alessia Urrata

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